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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24535/2024 del 20/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Vittorio ha chiesto l'applicazione della disciplina della continuazione (art. 671 c.p.p.) con riguardo a più delitti di furto e tentato furto commessi in diverse date (15/05/2012, 27/03/2017, 27/06/2019) giudicati da diversi tribunali. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza de plano ritenendo mancare la prova che l'imputato avesse preordinato, alla prima azione delinquenziale, le successive condotte, compiendo valutazioni di personalità e merito senza instaurare l'udienza in camera di consiglio prevista per le controversie sull'esecuzione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione abbia deciso de plano fuori dai casi consentiti dall'art. 666, comma 2, c.p.p., omettendo la rituale instaurazione dell'udienza in camera di consiglio (con partecipazione del difensore e del pubblico ministero) prevista dagli artt. 666, commi 3 e 4. Poiché la questione richiedeva un approfondimento in contraddittorio (valutazioni sul thema probandum e sulla personalità dell'istante, non immediatamente risolvibili come manifesta infondatezza), la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Catania per il prosieguo, secondo le forme previste.

Norme richiamate

  • art. 666 cod. proc. pen.

    comma 2: il giudice dell'esecuzione può adottare de plano una decisione di inammissibilità dell'istanza con decreto motivato, sentito il pubblico ministero, solo nei casi di manifesta infondatezza della richiesta per difetto delle condizioni di legge o di mera riproposizione di una richiesta già rigettata; comma 3-4: prevedono l'udienza in camera di consiglio con avviso alle parti e partecipazione necessaria del difensore e del pubblico ministero

    La Corte interpreta l'art. 666 come norma che consente la decisione de plano esclusivamente quando l'istanza risulti immediatamente infondata per carenza di presupposti normativi o sia mera riproposizione; per tutte le altre ipotesi è obbligatoria l'udienza in camera di consiglio con contraddittorio

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma richiamata come oggetto della domanda (disciplina della continuazione). La Corte non ha negato la rilevanza della norma ma ha censurato la mancata istruttoria e il decisionismo de plano del giudice dell'esecuzione nel valutare i presupposti per l'applicazione della continuazione

  • art. 624, 625 e art. 56 cod. pen.

    Norme del codice penale che indicano i reati di furto e tentato furto contestati nell'istanza; citate per descrivere il contenuto delle condotte oggetto della richiesta di continuazione

Massime di principio

  • La decisione de plano ai sensi dell'art. 666, comma 2, c.p.p. è ammissibile solo quando l'istanza è manifestamente infondata per evidente difetto dei presupposti normativi o è mera riproposizione di una richiesta già respinta; in tutti gli altri casi il giudice deve fissare l'udienza in camera di consiglio con partecipazione del difensore e del PM.
  • Se la valutazione dell'istanza richiede accertamenti sul "thema probandum" o sulla personalità dell'istante (cioè questioni non univoche di diritto o di fatto), tali valutazioni non possono essere svolte de plano ma richiedono il contraddittorio camerale.
  • Il rigetto motivato sul merito, basato su valutazioni discrezionali o sulla personalità dell'imputato, deve avvenire nell'ambito del procedimento camerale; la mancata instaurazione del contraddittorio può determinare l'annullamento dell'atto del giudice dell'esecuzione.
  • In ipotesi analoghe, il difensore che propone istanza di applicazione della continuazione deve attendersi che, se non sussistono palesi ed immediati vizi di ammissibilità, il giudice disponga l'udienza camerale: la mancata fissazione è vizio procedurale rilevabile e può determinare l'annullamento del provvedimento.
  • Quando si valuta l'unicità del disegno criminoso tra reati commessi in tempi diversi, è necessaria attenzione a distinguere i casi di manifesta insussistenza (decisibili de plano) dalle questioni che richiedono esame probatorio e motivazionale approfondito (decisibili solo in camera di consiglio con contraddittorio).

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