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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39770/2025 del 10/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Terlizzi era stato sottoposto a misura cautelare nell'ambito di un'indagine per il reato di cui all'art. 270 quinquies c.p. (finanziamento del terrorismo) per aver effettuato ripetuti trasferimenti di denaro tramite un centro servizi e Western Union verso soggetti/paesi ritenuti a rischio. In primo grado fu condannato, in secondo grado assolto perché il fatto non sussiste (22/11/2023). Chiese l'equa riparazione per la detenzione subita, contestando l'ordinanza della Corte d'appello di Bari che aveva rigettato la domanda ritenendo sussistente una colpa grave ostativa all'indennizzo. Il ricorrente deduceva carenza e illogicità della motivazione, lamentava che il giudice della riparazione si era concentrato solo sul momento genetico della misura senza valutare adeguatamente le attività difensive e gli accertamenti successivi idonei a interrompere il nesso causale tra la condotta iniziale e il mantenimento della custodia cautelare, chiedendo in subordine almeno il riconoscimento di colpa lieve.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la Corte d'appello ha motivato in modo congruo e logico il rigetto della domanda di riparazione ritenendo sussistente la colpa grave del Terlizzi. La Corte ha richiamato e applicato i principi consolidati: il giudice della riparazione valuta la legittimità del provvedimento impugnato e verifica l'esistenza di dolo o colpa grave, anche considerando la condotta anteriore e successiva alla misura; non è precluso utilizzare gli stessi fatti per valutare la colpa anche se il giudice penale, nel merito, li ha ritenuti insufficienti a provare il reato. La Corte ha ritenuto provati, alla stregua degli elementi non esclusi dalla cognizione, plurimi comportamenti connotati da macroscopica negligenza e/o opacità (trasferimenti verso paesi a rischio, uso di centro servizi e frazionamento per eludere controlli, assenza di giustificativi/introiti personali, rapporti con coindagati e modalità operative ripetute) che hanno creato la rappresentazione di attività illecita e sono stati in stretto nesso causale con la privazione della libertà: per tali ragioni l'indennizzo è stato escluso. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso nella parte in cui deduceva direttamente violazioni costituzionali o della CEDU, ricordando che tali censure, in Cassazione, non sono ammissibili se non attraverso questione di legittimità costituzionale. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    "chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile ... ha diritto a un'equa riparazione ... qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave"

    La Corte interpreta l'art. 314 nel senso che la colpa grave del detenuto, anteriore o successiva alla misura, può escludere il diritto all'indennizzo quando la sua condotta, per evidente negligenza o imprudenza, abbia creato una situazione di allarme tale da giustificare l'intervento dell'autorità e la misura cautelare, valutando il nesso causale tra condotta e custodia.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    non presente una quote testuale nel testo, ma richiamato come limite dei motivi di ricorso

    La Corte ricorda che il ricorso per cassazione in materia di riparazione è soggetto ai limiti tipici dell'art. 606 (motivi di ricorso), perciò non è consentito trasformarlo in sindacato di merito o in mezzo per dedurre generiche violazioni costituzionali.

  • art. 646 cod. proc. pen.

    richiamato nel testo in relazione al regime del ricorso contro le decisioni della Corte d'appello

    La Cassazione ribadisce che la cognizione sul provvedimento della Corte d'appello è limitata agli aspetti di legittimità e di motivazione, nei limiti previsti per il ricorso per cassazione.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    richiamato come limite alla esposizione dei motivi nella memoria di ricorso

    Riferimento procedurale che vincola la forma e i limiti della motivazione del ricorso in Cassazione.

  • art. 24 Cost. e art. 5, par. 5 CEDU

    citati nel ricorso del ricorrente (violazione lamentata)

    La Corte osserva che dedurre violazioni della Costituzione o della Convenzione EDU non è mezzo autonomo di impugnazione in Cassazione salvo che la questione sia proposta come questione di legittimità costituzionale; pertanto tali censure non sono ammesse nel ricorso ordinario.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U. e ss.)

    più pronunce richiamate: Sez. U. n. 43/1995; Sez. U. n. 32383/2010; Sez. U. n. 51779/2013; Sez. U. n. 29541/2020; e numerose altre citate nell'ordinanza

    La Corte richiama principi consolidati: il giudice della riparazione valuta la colpa grave anche con riferimento alla condotta successiva alla misura; la colpa grave può escludere l'indennizzo anche quando il fatto rilevante sia stato poi escluso dal giudice penale; e non è ammesso dedurre direttamente violazioni costituzionali/CEDU in cassazione.

Massime di principio

  • Il giudice dell'equa riparazione valuta autonomamente se l'interessato abbia dato causa alla custodia cautelare per dolo o colpa grave: può considerare sia la condotta anteriore sia quella successiva alla misura e il nesso causale con la detenzione.
  • Un'assoluzione nel merito non determina automaticamente il diritto all'indennizzo: la ricostruzione penale può portare all'assoluzione per insufficienza probatoria, mentre il giudice della riparazione può comunque escludere l'indennizzo se esistevano comportamenti gravemente negligenti che hanno ingenerato l'intervento dell'autorità.
  • La colpa grave comprende comportamenti di macroscopica negligenza, imprudenza o trascuratezza che, pur non integrando il reato, erano idonei a creare l'apparenza di illiceità e a provocare la misura cautelare (es. trasferimenti ripetuti verso paesi a rischio, frazionamento sistematico per eludere controlli, assenza di giustificativi, uso coordinato di centri di trasferimento).
  • Il giudice della riparazione può utilizzare gli stessi elementi fattuali valutati nel processo penale per stabilire la colpa (con parametri e finalità diversi), ma non può rimettere in discussione la decisione penale nella sua essenza; la valutazione è su nesso causale e responsabilità della vittima rispetto alla detenzione.
  • Le censure di violazioni costituzionali o della CEDU non possono essere proposte in Cassazione come motivi autonomi salvo che siano sollevate attraverso una questione di legittimità costituzionale: pertanto tali doglianze sono inammissibili nel ricorso ordinario.
  • Per limitare il rischio che i fatti processuali producano un 'nexus' colposo con la detenzione è essenziale che la difesa esaurisca tempestivamente tutte le richieste istruttorie e documenti le giustificazioni (es. fatture, contatti con venditori, comprovanti acquisti) per interrompere il nesso causale; tuttavia la sola produzione non garantisce automaticamente l'indennizzo se permangono elementi di opacità.
  • In situazioni analoghe, valutare attentamente: (a) la natura e ripetitività delle operazioni finanziarie; (b) le destinazioni geografiche e il loro profilo di rischio; (c) l'esistenza o meno di giustificativi e di redditi compatibili; (d) modalità operative come frazionamento e uso di prestanome; (e) contatti con soggetti già sospettati o con comportamenti anomali. Questi elementi, presi insieme, possono determinare l'esclusione dell'indennizzo anche in caso di successiva assoluzione.

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