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Sentenza

Sentenza del 20/05/2015 n. 10340 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguardava la debenza della TARSU, per gli anni d'imposta 1999-2003 e per l'importo di Euro 115.701,66, sulle aree scoperte utilizzate dalla cooperativa per la vigilanza e la gestione della sosta a pagamento nel centro di Messina. La ricorrente ha inoltre contestato la validità dell'appello comunale, perché sottoscritto dal dirigente del Dipartimento Tributi anziché dal Sindaco e senza delega, nonché la mancata partecipazione di Serit Sicilia al giudizio d'appello. Infine ha sostenuto l'assenza del presupposto impositivo, cioè l'idoneità delle aree a produrre rifiuti.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso principale della cooperativa. Ha ritenuto infondati i primi due motivi, affermando che il dirigente dell'Ufficio Tributi può rappresentare in giudizio il Comune e che non era necessaria la notifica dell'appello a Serit Sicilia, che aveva eccepito la propria carenza di legittimazione passiva. Anche il motivo sulla TARSU è stato ritenuto infondato: l'occupazione o detenzione di aree scoperte determina una presunzione relativa di produzione di rifiuti, superabile solo mediante specifica deduzione nella denuncia e prova delle condizioni oggettive di inutilizzabilità o inidoneità alla produzione di rifiuti. Inoltre, la cooperativa non aveva censurato una decisiva ratio decidendi, secondo cui gli avvisi di accertamento, la cartella e l'intimazione erano divenuti definitivi per mancata impugnazione tempestiva; il giudizio riguardava quindi soltanto il diniego di autotutela. Il ricorso incidentale condizionato del Comune è stato dichiarato assorbito. La cooperativa è stata condannata alle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 7.000,00 oltre accessori.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 62, commi 1 e 2

    "La tassa ... è dovuta unicamente per il fatto di occupare o detenere locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti"

    La detenzione o occupazione di locali e aree scoperte fa presumere la produzione di rifiuti e quindi l'assoggettamento alla TARSU. L'esenzione per aree oggettivamente inidonee alla produzione di rifiuti non opera automaticamente: il contribuente deve indicare le condizioni nella denuncia originaria o di variazione e provarle con elementi obiettivi o documentazione idonea.

  • D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 66

    Le eventuali riduzioni tariffarie non si applicano automaticamente, ma richiedono la deduzione dei relativi presupposti nella denuncia del contribuente.

  • D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 11, comma 3

    Il dirigente dell'Ufficio Tributi è legittimato a rappresentare in giudizio il Comune; l'appello è ammissibile anche senza una specifica menzione, nella procura, della delega del Sindaco.

  • D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 12, comma 1

    La disposizione è richiamata nel motivo relativo alla rappresentanza processuale del Comune, ma la decisione fonda l'ammissibilità dell'appello principalmente sull'art. 11, comma 3.

  • D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19, comma 3

    Il Comune ha sostenuto che il ricorso contro il diniego di sgravio fosse inammissibile perché gli atti impositivi precedenti erano divenuti definitivi. La Corte non ha esaminato il motivo, ritenendolo assorbito.

  • Art. 112 c.p.c.

    La Corte ha escluso sia la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato sia l'omessa pronuncia denunciata dalla cooperativa.

  • Art. 115 c.p.c.

    Il richiamo riguardava la valutazione della prova dell'inidoneità delle aree a produrre rifiuti; la censura è stata ritenuta infondata e comunque non idonea a superare la ratio decisiva della definitività degli atti.

Massime di principio

  • In materia TARSU, l'occupazione o detenzione di un'area scoperta normalmente comporta l'assoggettamento al tributo, anche se l'area è destinata a un servizio pubblico o utilizzata prevalentemente da terzi.
  • L'esenzione per aree non idonee a produrre rifiuti deve essere richiesta e documentata dal contribuente nella denuncia originaria o di variazione; non è sufficiente allegare genericamente la natura o la destinazione dell'area.
  • Quando gli avvisi di accertamento, la cartella e gli atti successivi non sono impugnati tempestivamente, diventano definitivi. Un successivo ricorso contro il diniego di autotutela non consente, di regola, di riaprire contestazioni sul merito dell'imposta.
  • Nel giudizio di cassazione occorre censurare tutte le autonome ragioni poste a fondamento della sentenza: se una ratio decisiva non viene impugnata, il ricorso può essere dichiarato inammissibile anche se le altre doglianze fossero astrattamente esaminabili.
  • Il dirigente comunale competente per i tributi può rappresentare il Comune nel processo tributario nei limiti previsti dalla legge, senza che sia necessariamente richiesta una specifica delega del Sindaco indicata nella procura.
  • La mancata partecipazione in appello di un soggetto presente in primo grado non determina automaticamente la nullità del giudizio, soprattutto quando tale soggetto abbia dichiarato di non essere il legittimato passivo e non sia destinatario della pretesa sostanziale.

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