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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39151/2023 del 26/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

D'Asero impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame di Catania che aveva sostituito gli arresti domiciliari con l'obbligo di firma in relazione a fatti relativi alla gestione della dipendente Cristina Sangiorgi presso la Società Interporti Siciliani spa. Era contestato che D'Asero, unitamente alla Sangiorgi, avesse sollecitato assessori regionali e loro collaboratori a intervenire presso l'amministratore unico Torrisi Rigano per ottenere la revoca del licenziamento, la reintegrazione, nomine e l'omissione di provvedimenti disciplinari (fatti dall'aprile 2019 al maggio 2020). In cassazione sono stati dedotti vizi di diritto e di motivazione sulla qualificazione della qualità di pubblico ufficiale degli assessori, sull'effettiva istigazione e sull'attualità delle esigenze cautelari; la difesa ha inoltre sostenuto che la revoca del licenziamento fosse un atto dovuto (acta iure) e non una "utilità indebita".

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso in ordine alle esigenze cautelari e ha disposto la riqualificazione del fatto da induzione indebita (art. 319-quater) a concussione (art. 317 cod. pen.). Pur confermando che gli assessori regionali potevano essere qualificati come pubblici ufficiali nei rapporti con la società "in house", la Corte ha ritenuto che il comportamento complessivo indicasse un abuso di potere con efficacia intimidatoria nei confronti dell'amministratore unico (danno contra ius), configurando dunque concussione. Tuttavia ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata per mancanza dell'attualità delle esigenze cautelari (i fatti risalgono al 2020, l'indagato è incensurato, è venuto meno il ruolo dell'amministratore unico e la misura in atto è risultata inidonea a prevenire la reiterazione), dichiarando la perdita di efficacia della misura cautelare.

Norme richiamate

  • art. 317 cod. pen.

    Norma applicata in sede di riqualificazione: concussione caratterizzata da abuso costrittivo del pubblico agente mediante violenza o minaccia (danno contra ius) che limita gravemente la libertà di autodeterminazione della vittima.

  • art. 319-quater cod. pen.

    Norma originariamente contestata (induzione indebita): disciplina l'indu zione mediante persuasione/suggestione; la Corte ha ritenuto che nel caso concreto prevalesse l'aspetto intimidatorio e non la mera persuasione, giustificando la riqualificazione.

  • art. 357 cod. pen.

    Riferimento alla qualificazione soggettiva: la Corte conferma che, se l'attività della societa' in house persegue finalità di interesse pubblico, i rappresentanti dell'ente socio possono assumere rilevanza pubblicistica nei rapporti con la società.

  • art. 2129 cod. civ.

    Citato dalla difesa per sostenere che i rapporti di lavoro nella societa' pubblica seguono la disciplina del diritto privato; utile per argomentare che la revoca del licenziamento poteva essere un atto dovuto.

  • art. 7 legge n. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori)

    Richiamato dalla difesa per sostenere l'illegittimità del procedimento disciplinare (mancata contestazione e diritto di difesa) e, conseguentemente, la legittimità della reintegra della lavoratrice come atto dovuto.

  • Legge n. 190/2012 (riforma reati contro la P.A.) e giurisprudenza delle Sezioni Unite (es. Sez. U., n. 12228/2013 - "Maldera")

    Principi di diritto richiamati per la distinzione fra concussione e induzione indebita: occorre valutare se prevalga l'intimidazione (danno antigiuridico) o il vantaggio indebito, con analisi equilibrata dei dati di fatto.

Massime di principio

  • Distinzione concussione vs induzione indebita: verificare se la condotta del pubblico agente abbia rilevanti connotazioni coercitive (minaccia/imposizione di danno contra ius) -> concussione (art. 317); se la pressione è di natura persuasiva/suggestiva con margini decisionali più ampi -> induzione indebita (art. 319-quater).
  • Qualifica di pubblico ufficiale nei rapporti con societa' in house: anche se la societa' opera con strumenti di diritto privato, i rappresentanti dell'ente pubblico socio possono assumere rilevanza pubblicistica quando l'attività persegua finalità di pubblico interesse.
  • Valutazione dell'"utilità indebita": non tutte le azioni favorevoli costituiscono utilità indebita; va considerato se l'atto sia "sine titulo" o un atto dovuto per legge/procedura (es. reintegro dopo vizi procedurali nel procedimento disciplinare).
  • Esigenze cautelari e attualità: la misura cautelare deve essere attuale e idonea a prevenire il pericolo di reiterazione; il decorso del tempo, l'assenza di precedenti e la cessazione dei ruoli posti alla base delle condotte possono giustificare la revoca della misura.
  • Valore probatorio delle intercettazioni e tabulati: conversazioni, tabulati e dichiarazioni di terzi possono dimostrare l'esistenza di pressioni/abusi di potere e l'effetto intimidatorio sulle vittime, ma la qualificazione giuridica richiede un'analisi puntuale del grado di compressione della libertà decisionale.
  • Istigazione/aggravazione: per ritenere l'istigazione (concorso di persone) occorre che dal comportamento dell'istigatore emerga un'effettiva influenza sulle decisioni del pubblico ufficiale; elementi come pressioni ripetute, frasi minacciose o la subordinazione del ruolo dell'offeso costituiscono indizi rilevanti.

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