Cassazione Penale, Sentenza n. 34762/2023 del 09/08/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore generale impugnava la sentenza della Corte d'Appello di Brescia che aveva riqualificato il fatto da tentata rapina in minaccia aggravata (condanna a 8 mesi). Il motivo unico denunciava l'erronea applicazione degli artt. 56 e 628 c.p., sostenendo che le minacce e le condotte violente poste in essere dall'imputato immediatamente dopo l'intimazione di consegna di denaro fossero univocamente dirette all'impossessamento della somma, configurando tentata rapina o comunque tentata estorsione; la mancata reiterazione della richiesta di denaro, secondo il ricorrente, non escludeva la finalità predatoria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore generale. Ha ritenuto infondata l'eccezione del difensore relativa alla mancata notificazione del ricorso in cassazione (tale omissione non comporta nullità e non rende inammissibile il gravame; l'avviso d'udienza è idoneo a far conoscere l'impugnazione). Sul merito la Corte ha ritenuto la motivazione della Corte territoriale apparente: la riqualificazione in minaccia aggravata non aveva adeguatamente considerato che le condotte violente e minacciose erano intervenute senza soluzione di continuità dopo la richiesta di denaro e potevano quindi rivelare intenzione predatoria. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata e gli atti rinviati alla Corte d'Appello di Brescia per un nuovo giudizio.
Norme richiamate
art. 56 cod. pen.
Il tentativo è configurabile quando gli atti, considerati nel loro contesto e nella loro natura, siano univocamente diretti alla consumazione del reato; la valutazione deve tenere conto della continuità temporale e della finalità predatoria delle condotte
art. 628 cod. pen.
La qualificazione del fatto come rapina (o tentata rapina) richiede che le condotte violente o minacciose siano state dirette, in modo non equivoco, all'impossessamento di denaro; l'assenza di una reiterazione verbale della richiesta non esclude di per sé la finalità di appropriazione
Massime di principio
- La continuità temporale e la connessione tra la richiesta di denaro e le condotte violente/minacciose è centrale per la configurazione del reato tentato: atti successivi, posti in immediata successione, possono rivelare intento predatorio anche se la richiesta non è ripetuta durante la violenza
- La mera mancata reiterazione della domanda di denaro non esclude automaticamente la tentata rapina; il giudice deve valutare il complesso degli atti, il contesto e la loro univocità
- In caso di riqualificazione operata dalla corte d'appello, la motivazione deve esplicitamente confrontarsi con le argomentazioni del giudice di primo grado e con le dichiarazioni della vittima; la mancanza di adeguata confutazione può rendere la decisione apparente e soggetta a annullamento
- La mancata notifica del ricorso per cassazione all'imputato o al difensore non determina, di per sé, l'inammissibilità del ricorso né la nullità del processo; l'avviso d'udienza può essere sufficiente a porre in obbligo la parte di procurarsi copia dell'impugnazione, e l'unico effetto è l'eventuale mancato decorrere del termine per l'impugnazione incidentale della parte privata
- In giudizi successivi il giudice di rinvio ha piena libertà valutativa: può conformarsi alla decisione annullata o discostarsene purché motivi adeguatamente in conformità ai principi richiamati dalla Cassazione
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