Cassazione Penale, Sentenza n. 38183/2025 del 24/11/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza di appello per diverse censure: Randazzo deduce l'erronea qualificazione come concorso esterno in associazione e la mancata riconduzione degli accessi al sistema informatico (art. 615-ter) alla sua legittima attività di funzionario, nonché la mancata derubricazione della corruzione a fattispecie meno grave (art. 318). Motisi contesta il travisamento delle sue dichiarazioni confessorie in relazione al capo 51) (truffa Findomestic), lamentando che l'ammissione di responsabilità per quel fatto sarebbe emersa solo in aula e che le intercettazioni relative erano inutilizzabili. Corrao e Fiorentino censurano la prova dell'accordo corruttivo per il cambio di residenza (capo 55) e la configurabilità della corruzione propria rispetto alla possibile induzione indebita (art. 319-quater), contestano la configurabilità dell'accesso abusivo (615-ter) a loro carico e le aggravanti applicate, nonché il calcolo della pena. Ribuffa impugna la qualificazione corruttiva a suo carico (sostiene di essere estraneo o parte solo esecutiva), contesta la mancata derubricazione ex art. 318, la partecipazione all'accesso abusivo e la rilevanza del pagamento per rendere l'accesso illecito. Rosato deduce generica insufficienza della motivazione e della prova in relazione alla contraffazione della carta d'identità e alla sostituzione di persona.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi. Ha confermato le condanne pronunciate in appello: per Randazzo la responsabilità per corruzione (art. 319) e accessi abusivi aggravati (art. 615-ter) e il concorso esterno nell'associazione; per Motisi la conferma delle condanne anche in relazione al capo 51) sulla base della confessione corroborata da riscontri documentali; per Corrao, Fiorentino e Ribuffa la responsabilità per corruzione e accessi abusivi, con esclusione della recidiva e riconoscimento di attenuanti generiche; per Rosato la conferma delle condanne per falsificazione di documento e sostituzione di persona, e l'obbligo di rifondere le spese della parte civile (Monte dei Paschi) per complessivi euro 3.167 oltre accessori. La Corte ha ritenuto legittimo l'orientamento giurisprudenziale secondo cui l'uso, da parte di un pubblico ufficiale abilitato, delle credenziali per finalità ontologicamente estranee alle sue funzioni integra l'art. 615-ter anche nella forma aggravata e che la modifica anagrafica illecita costituisce atto contrario ai doveri d'ufficio idoneo a integrare il reato di corruzione ex art. 319. Ha altresì respinto le istanze di derubricazione a fattispecie meno grave (art. 318 o 319-quater) ritenendo prevalente l'accordo corruttivo, il pagamento e la condotta intimidatoria del pubblico ufficiale come elementi coerenti con la fattispecie di corruzione. Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali; condanna Rosato anche alla rifusione delle spese di parte civile indicate.
Norme richiamate
art. 615-ter cod. pen.
L'accesso o la permanenza nel sistema informatico da parte di pubblico ufficiale abilitato per finalità ontologicamente estranee integra il reato di accesso abusivo; per i pubblici ufficiali la fattispecie è aggravata e può configurare uno sviamento di potere.
art. 319 cod. pen.
La consegna o la promessa di denaro in cambio di un atto contrario ai doveri d'ufficio integra la corruzione; la modifica illecita del dato anagrafico è atto d'ufficio contrario quando non è preceduta dalle procedure amministrative prescritte.
art. 318 cod. pen.
Norma della corruzione impropria; la Corte ha ritenuto inapplicabile la derubricazione quando sussiste un accordo corruttivo e l'atto compiuto è chiaramente contrario ai doveri d'ufficio.
art. 319-quater cod. pen.
Fattispecie dell'induzione indebita: la Corte ha escluso tale qualificazione ritenendo che nel caso concreto l'accordo fosse paritario e l'atto posto in essere fosse atto contrario idoneo a configurare corruzione, non induzione.
art. 110 e art. 416 cod. pen.
Richiamati in relazione alla riqualificazione di partecipazione/ concorso esterno in associazione; la Corte ha ritenuto che la fornitura consapevole e continuativa di dati anagrafici abbia costituito un contributo essenziale all'attività del sodalizio.
art. 133 cod. pen.
Criteri di determinazione della pena: la Corte ha ritenuto congrua la quantificazione delle pene, con applicazione di attenuanti generiche e aumento limitato per continuazione.
art. 346-bis cod. pen.
Richiamata dai difensori per una possibile riqualificazione; la Corte non ha ritenuto fondata la richiesta di diversa qualificazione.
art. 317 cod. pen.
Norma sulla concussione menzionata a confronto con le figure di corruzione e induzione; la Corte ha distinto l'abuso di potere (concussione/induzione) dalla pretesa di pagamento nell'ambito di un accordo corruttivo paritario.
art. 270 cod. proc. pen. (nozione di "diverso procedimento")
Riferita nella discussione sull'utilizzabilità delle intercettazioni: la Corte di merito ha applicato i criteri giurisprudenziali per valutare l'inutilizzabilità di alcune intercettazioni, ma ha ritenuto che le confessioni fossero comunque corroborate.
d.P.R. n. 223 del 1989, art. 33
Citato dai ricorrenti per sostenere la libera accessibilità ai certificati anagrafici; la Corte ha ritenuto comunque che l'accesso per finalità illecite trasformi l'operazione in atto contrario ai doveri d'ufficio.
Massime di principio
- L'accesso al database pubblico da parte di un pubblico ufficiale abilitato può integrare il reato di accesso abusivo (art. 615-ter) se eseguito per finalità estranee alle funzioni, configurando uno sviamento di potere anche se le credenziali sono legittime.
- La modifica illecita di dati anagrafici compiuta fuori dal previsto iter amministrativo può costituire un 'atto contrario' ai doveri d'ufficio e integrare la corruzione (art. 319), indipendentemente dalla formalità dell'atto.
- La promessa o la consegna di denaro, anche se l'importo non è determinato con esattezza in sentenza, è elemento sufficiente a sanzionare la corruzione quando è correlata al compimento dell'atto contrario.
- Il contributo consapevole e ripetuto di un pubblico ufficiale a schemi fraudolenti può configurare concorso esterno nell'associazione a delinquere anche se il funzionario non partecipa ai reati-fine.
- La derubricazione a fattispecie meno grave (corruzione impropria o induzione) richiede una valutazione attenta delle modalità dell'accordo: iniziativa e posizione di supremazia del pubblico ufficiale possono orientare verso l'induzione, mentre un accordo paritario e l'atto contrario configurano la corruzione.
- Le confessioni dell'imputato, se corroborate da riscontri documentali e logici, possono essere valorizzate anche se alcune intercettazioni risultassero inutilizzabili; tuttavia la valutazione delle intercettazioni e delle confessioni resta questione di merito riservata al giudice di merito.
- In cassazione il sindacato è limitato ai profili di diritto e alla logicità della motivazione: non è consentita una rivalutazione libera della prova o la ricostruzione alternativa dei fatti.
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