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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9474/2023 del 07/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva la riparazione per ingiusta detenzione subita da Mattei Roberto in relazione a plurime contestazioni (associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, riduzione in schiavitù, sequestro di persona). Parte delle imputazioni era stata dichiarata prescritta dal G.U.P. (1 marzo 2017) e, successivamente, con sentenza della Corte d'assise dell'8 luglio 2019 furono assolti gli altri imputati "perché il fatto non sussiste". Il ricorrente sosteneva che la declaratoria di prescrizione non impedisce la corresponsione dell'indennizzo ex art. 314 cod. proc. pen., specie quando la prescrizione è stata dichiarata in udienza preliminare e quando, in sede di merito, l'impianto accusatorio è stato sostanzialmente smantellato.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che, quando la misura cautelare si fondi su più contestazioni e anche una sola di esse sia rimasta in piedi e fosse autonomamente idonea a giustificare la compressione della libertà personale, non può sorgere il diritto alla riparazione ex art. 314. Ha inoltre precisato che la declaratoria di prescrizione non equivale a un proscioglimento nel merito e non rientra nell'elenco delle formule che danno diritto all'indennizzo. Condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    La Corte interpreta l'art. 314 nel senso che il diritto alla riparazione è collegato a un numero chiuso di formule di proscioglimento che attestino l'ingiustizia della detenzione; la dichiarazione di prescrizione non è tra queste e non dimostra l'ingiustizia della detenzione

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Richiamato come base procedurale per l'appello ex art. 310 contro ordinanza reiettiva di revoca della misura cautelare (contesto processuale del caso)

  • art. 611 cod. proc. pen.

    Citato come norma che consente al Procuratore Generale di formulare requisitoria scritta presso la Corte di cassazione

  • Artt. 110, 629 cod. pen.; artt. 3 n. 4, 5 e 8, 4 n. 1, 2, 5 e 7 legge n.75/1958; artt. 81 cpv., 110, 605 cod. pen.

    Elencazione delle fattispecie penalmente contestate; la Corte sottolinea che alcune di queste imputazioni (estorsione, sfruttamento della prostituzione, sequestro di persona) erano autonomamente idonee a legittimare la custodia cautelare

Massime di principio

  • Se la detenzione cautelare si fonda su più imputazioni, la sussistenza anche di una sola imputazione che autonomamente giustifichi la misura esclude il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione per il periodo coperto dalla misura.
  • La declaratoria di prescrizione non equivale a un proscioglimento nel merito e, di per sé, non dà diritto all'indennizzo ex art. 314 cod. proc. pen.; la prescrizione non dimostra l'ingiustizia della detenzione.
  • Per ottenere la riparazione è necessario che la cessazione della detenzione sia riconducibile a una delle formule di proscioglimento idonee a dimostrare l'ingiustizia della privazione della libertà (ad es. proscioglimento "perché il fatto non sussiste"), non semplicemente a ragioni processuali come la prescrizione.
  • La posizione processuale del singolo (es. proscioglimento con formula di merito) va valutata concretamente: se il proscioglimento riguarda tutte le imputazioni che legittimavano la misura, può aprirsi spazio per la riparazione; se invece resta una o più imputazioni che avrebbero autorizzato la custodia, la richiesta di indennizzo sarà difficilmente accolta.
  • La declaratoria di prescrizione in udienza preliminare è una valutazione limitata all'attitudine delle risultanze a sostenere l'accusa in dibattimento e non sostituisce un accertamento di innocenza nel merito ai fini della riparazione.

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