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Cassazione Penale, Ordinanza n. 30092/2026 del 06/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che aveva rigettato la richiesta di riconoscimento del vincolo della continuazione ex art. 671 c.p.p. tra reati separatamente giudicati in cognizione. Ha dedotto, con due motivi, che il giudice di merito si sarebbe discostato dai criteri elaborati dalla giurisprudenza di legittimità sull'unicità del disegno criminoso, che egli riteneva sicuramente ravvisabile perché i reati sarebbero maturati nel contesto criminale associativo di appartenenza. In sostanza, ha insistito sul rapporto di strumentalità tra le condotte contestate e la funzionalità del sodalizio criminale, sostenendo che tale collegamento fosse sufficiente a fondare la continuazione.

La decisione

La Corte ha ritenuto corretta la decisione del giudice dell'esecuzione, che aveva escluso la continuazione valorizzando il fatto che i reati erano riconducibili ad autonome e occasionali determinazioni, maturate in distinti momenti storici, e quindi a un programma delinquenziale indeterminato e temporalmente indefinito, incompatibile con una preventiva e specifica programmazione ab origine. La motivazione è stata considerata congrua e immune da illogicità; le censure del ricorrente, fondate solo sulla strumentalità delle condotte rispetto al clan, sono state giudicate non pertinenti rispetto all'istituto della continuazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese processuali e al pagamento di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    Disciplina il riconoscimento del vincolo della continuazione in sede esecutiva; richiede una verifica rigorosa dell'unicità del disegno criminoso e non consente automatismi basati sul solo contesto associativo o sulla strumentalità dei fatti.

  • art. 616 c.p.p.

    È richiamato implicitamente per la condanna alle spese e alla somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione, anche in sede esecutiva, presuppone una verifica rigorosa e approfondita dell'esistenza di un disegno criminoso unitario, nel senso che i reati successivi devono risultare programmati, almeno nelle linee essenziali, già al momento della commissione del primo reato.
  • L'omogeneità delle violazioni, la contiguità spazio-temporale e l'appartenenza dei fatti a un medesimo contesto criminale sono soltanto indici sintomatici, ma non bastano da soli a dimostrare l'unicità del disegno criminoso.
  • Tra reato associativo e reati-fine può sussistere in astratto la continuazione, ma non esiste alcun automatismo: occorre accertare in concreto che ciascun reato-fine fosse stato specificamente programmato ab origine.
  • Non è sufficiente invocare la funzione di rafforzamento del sodalizio o la strumentalità della condotta rispetto all'attività del clan; se il singolo fatto deriva da una scelta autonoma, occasionale o sopravvenuta, la continuazione va esclusa.
  • L'apprezzamento sulla sussistenza dell'unicità del disegno criminoso è rimesso al giudice di merito e non è censurabile in cassazione quando sia sorretto da motivazione congrua, logica e priva di travisamenti di fatto.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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