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Cassazione Penale, Ordinanza n. 10491/2026 del 18/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La Corte di appello di Palermo, quale giudice dell'esecuzione, aveva rigettato l'istanza proposta nell'interesse del condannato per ottenere l'applicazione della disciplina della continuazione ex art. 81 c.p. tra alcuni delitti commessi tra il 2012 e il 2013, oggetto di una sentenza, e ulteriori delitti già uniti in continuazione, commessi nel 2015. Con il ricorso per cassazione si deducevano violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'art. 81 c.p., sostenendo che i reati erano fattispecie omogenee e realizzate con modalità esecutive analoghe, sicché il giudice di merito avrebbe dato eccessivo e illogico rilievo al solo dato temporale della distanza tra i fatti.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto manifestamente infondate le censure perché il provvedimento impugnato aveva motivato in modo adeguato sul fatto che l'identità del disegno criminoso deve essere riconoscibile sin dalla commissione del primo reato e che, nel caso concreto, la distanza di quasi due anni tra i fatti, in assenza di elementi significativi di segno contrario, era sufficiente a escludere la continuazione. Ha inoltre osservato che la censura mirava in parte a ottenere una diversa lettura dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    La continuazione richiede che l'identità del disegno criminoso sia desumibile già al momento della commissione del primo reato; la mera omogeneità delle condotte o l'analogia delle modalità esecutive non bastano se il dato temporale e l'assenza di elementi contrari escludono la preordinazione unitaria.

  • art. 416 c.p.

    È richiamato come uno dei reati oggetto della richiesta di continuazione, senza ulteriori affermazioni interpretative autonome.

  • art. 640 c.p.

    È richiamato come uno dei reati oggetto della richiesta di continuazione, senza ulteriori affermazioni interpretative autonome.

  • art. 61 n. 7 c.p.

    È richiamato come aggravante riferita a uno dei reati oggetto della richiesta di continuazione, senza ulteriori sviluppi interpretativi.

  • art. 81 c.p.

    La continuazione non può essere affermata se dagli atti non emerge che, sin dall'inizio, l'agente avesse programmato anche i reati successivi; il tempo trascorso tra i fatti costituisce indice rilevante, idoneo da solo a escludere la continuazione in mancanza di elementi contrari.

Massime di principio

  • Ai fini dell'applicazione della continuazione, il disegno criminoso unitario deve essere riconoscibile sin dalla commissione del primo reato, non potendo essere costruito ex post sulla sola omogeneità dei fatti o sulla somiglianza delle modalità esecutive.
  • Una significativa distanza temporale tra i reati, specie se prossima a due anni, può di per sé escludere la continuazione quando manchino elementi concreti e consistenti che dimostrino una programmazione originaria dei fatti successivi.
  • In sede di legittimità non è consentito sollecitare una mera rivalutazione alternativa del compendio fattuale, se il giudice di merito ha fornito una motivazione non illogica e giuridicamente corretta.
  • L'istanza di applicazione della continuazione in executivis richiede la prova di un'unica ideazione criminosa originaria; la mera reiterazione di reati della stessa specie non è sufficiente.

Come è indicizzato

MaterieCause di non punibilitàImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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