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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14577/2026 del 21/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che aveva confermato il rigetto della richiesta di sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari (reato ex art. 73 d.P.R. n. 309/1990), lamentando un vizio di motivazione del Tribunale per non aver tenuto conto delle specificazioni e delle argomentazioni contenute nella memoria depositata prima dell'udienza camerale (tra cui la dichiarazione di riconoscimento della responsabilità depositata in Procura e l'istanza di rescissione della condanna n. 760/2021). Il Tribunale aveva ritenuto l'appello meramente ripetitivo delle precedenti istanze e aveva dichiarato inammissibili le nuove produzioni ritenendole non idonee a modificare il quadro delle esigenze cautelari.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancata specificità e per assenza di confronto con le motivazioni effettive del Tribunale. Ha ritenuto corretta l'operazione logico-giuridica del Tribunale: l'appello cautelare è limitato ai motivi indicati nell'atto di impugnazione e non può ampliare il petitum o introdurre novità non dedotte originariamente; tuttavia il Tribunale aveva comunque esaminato la memoria depositata e motivatamente escluso la rilevanza delle nuove circostanze sul quadro cautelare. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende. È stata disposta la trasmissione degli atti alla cancelleria per gli adempimenti di legge.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    Norma che definisce il reato contestato (traffico/illecito stupefacenti); utilizzata per contestualizzare il tipo di misura cautelare applicata e la gravità del fatto

  • art. 310 cod. proc. pen.

    L'art. 310 (appello cautelare) stabilisce la fisionomia dell'impugnazione cautelare: essa ha struttura e funzione analoghe agli ordinari mezzi di impugnazione e richiede che siano individuati con specificità i motivi di censura, senza possibilità di estendere il petitum oltre il tema decidendum sottoposto al giudice di primo grado

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti di cancelleria successivi alla decisione; qui applicata in relazione agli obblighi formali di esecuzione della sentenza

Massime di principio

  • In un appello cautelare è essenziale individuare chiaramente i punti della decisione che si censurano e motivare specificamente i rilievi: la genericità ovvero la mancata comparazione con le ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato rendono il ricorso inammissibile
  • Non è consentito ampliare il petitum dell'impugnazione oltre il tema decidendum già trattato dal giudice di primo grado; nuove richieste o cambi di petitum introdotti tardivamente possono essere dichiarati inammissibili
  • Documenti e memorie depositati immediatamente prima dell'udienza possono essere comunque valutati dal giudice dell'appello, ma il loro contenuto deve mostrare effettiva novità e incidenza sulle esigenze cautelari per essere determinante
  • La mera affermazione di assunzione di responsabilità o la produzione di atti che non modificano il quadro delle esigenze cautelari (pericolo di inquinamento probatorio, reiterazione del reato, etc.) difficilmente giustifica la sostituzione o la revoca della misura
  • La mancata specificità del ricorso può comportare non solo l'inammissibilità ma anche la condanna alle spese e il pagamento di una somma alla Cassa delle ammende se la decisione lo prevede; dunque valutare il rapporto costo/beneficio prima di proporre impugnazioni tardive o generiche

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