Cassazione Penale, Sentenza n. 32256/2025 del 29/09/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza del 31/03/2025 che ha dichiarato inammissibile l'opposizione del 28/03/2025 contro la prescrizione n.6 dell'ordinanza del Magistrato di sorveglianza del 05/03/2025 (misura di affidamento in prova al servizio sociale ex art. 678, comma 1-ter c.p.p.). La prescrizione imponeva il rientro domiciliare entro le ore 21, condizione ritenuta dalla difesa contraddittoria rispetto al fatto che al ricorrente è consentita l'attività di ristorazione che in estate si svolge dalle ore 21 in poi. La difesa ha censurato: (i) la mancanza/contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione; (ii) il difetto di motivazione in relazione alla compatibilità tra prescrizione e attività lavorativa; e (iii) che la dichiarazione di inammissibilità "V° si dichiara l’inammissibilità dell’opposizione già rilevata nell’ordinanza TSPA del 5 marzo 2025" è stata adottata de plano in modo ingiustificato.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata del 31/03/2025 e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Sorveglianza competente (organo collegiale) per la valutazione dell'ammissibilità e per il prosieguo del procedimento. La Corte ha chiarito che la dichiarazione di inammissibilità de plano ai sensi dell'art. 666, comma 2 c.p.p. è ammessa solo per richieste identiche già rigettate o prive delle condizioni di legge; quando invece si tratta di impugnazione riconducibile al genus dell'opposizione/reclamo la valutazione di ammissibilità compete all'organo collegiale (Tribunale di Sorveglianza) e non al singolo Magistrato.
Norme richiamate
art. 678 c.p.p. comma 1-ter
Norma richiamata per indicare la base giuridica dell'affidamento in prova al servizio sociale disposto dal Magistrato di sorveglianza
art. 679 c.p.p.
Richiamata per stabilire che il processo di sorveglianza segue il modello dell'esecuzione, con udienza in camera di consiglio e partecipazione delle parti
art. 666 c.p.p. comma 2
Prevede la possibilità di dichiarare de plano l'inammissibilità per manifesta infondatezza nelle ipotesi tassative (richiesta identica già rigettata o mancanza di condizioni di legge); la Corte ha precisato che tale potere è limitato e non può essere usato per le opposizioni che rientrano nel genus dell'impugnazione
art. 591 c.p.p.
Indica le ipotesi tassative di inammissibilità e, secondo la Corte, rende competenti le decisioni in ordine all'ammissibilità dell'impugnazione all'organi collegiali (Tribunale) quando ricorrono le tipiche fattispecie di impugnazione
art. 606 c.p.p. comma 1 lett. e)
Norma invocata come mezzo di impugnazione in Cassazione per vizio di motivazione (mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione); la Corte ha accolto il rilievo sul difetto/contraddittorietà di motivazione del provvedimento impugnato
Massime di principio
- La dichiarazione di inammissibilità "de plano" da parte del Magistrato di sorveglianza è ammissibile solo quando la richiesta è identica a una già rigettata o manca dei requisiti previsti dalla legge; diversamente la competenza è del Tribunale in composizione collegiale.
- Le prescrizioni che limitano l'attività lavorativa devono essere motivate in modo specifico e compatibile con lo svolgimento di attività lecite riconosciute al condannato; motivazioni generiche o contraddittorie sono suscettibili di censura.
- Se il provvedimento impugnato è viziato per difetto di motivazione o contraddittorietà, è possibile ricorrere in Cassazione per violazione dell'art. 606 c.p.p.; la Corte può annullare e ordinare che l'organo competente riconsideri l'ammissibilità e il merito.
- In fase di opposizione/reclamo è importante documentare e specificare la incompatibilità concreta tra prescrizioni imposte e orari/forme di attività lavorativa, indicando eventuali alternative meno restrittive.
- Quando si contesta un provvedimento di sorveglianza, può essere opportuno chiedere espressamente la trattazione collegiale o la fissazione di udienza se si ritiene che la questione non rientri nelle ipotesi di manifesta infondatezza de plano.
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