Cassazione Penale, Ordinanza n. 30113/2026 del 06/08/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il soggetto interessato aveva chiesto al tribunale di sorveglianza la concessione di misure alternative alla detenzione, in particolare l'affidamento in prova ai servizi sociali, la detenzione domiciliare ex art. 47-ter ord. pen. e la semilibertà. Il tribunale ha rigettato l'affidamento in prova e ha concesso la detenzione domiciliare con prescrizioni, ritenendola la misura più idonea al reinserimento sociale e alla tutela delle esigenze di prevenzione sociale. La difesa ha proposto ricorso per cassazione deducendo che il diniego dell'affidamento in prova fosse apodittico, che il tribunale avesse erroneamente valorizzato come ostativi comportamenti tenuti durante il periodo di arresti domiciliari e che la decisione fosse in contrasto con le finalità rieducative, poiché avrebbe svalutato l'attività di volontariato privilegiando eccessivamente la sicurezza sociale. Ha inoltre censurato la ritenuta assorbita richiesta di semilibertà, sostenendo che la semilibertà non sia una misura più ampia della detenzione domiciliare, ma più restrittiva.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Quanto al diniego dell'affidamento in prova, ha ritenuto che le doglianze si risolvessero in una richiesta di rivalutazione del merito, senza denunciare reali vizi di illogicità o contraddittorietà della motivazione; il ricorso era quindi aspecifico e solo apparentemente attinente alla motivazione. Quanto alla semilibertà, la Corte ha rilevato la carenza di interesse a ricorrere, poiché la detenzione domiciliare, escludendo l'ingresso nel circuito carcerario, è misura più favorevole della semilibertà, che mantiene comunque una componente di detenzione inframuraria. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile anche per difetto di interesse ex art. 591, comma 1, lett. a), e art. 568, comma 4, c.p.p., con condanna al pagamento delle spese processuali e di euro tremila alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 47-ter ord. pen.
richiamato come base della richiesta di detenzione domiciliare
art. 591 comma 1, lett. a) c.p.p.
la mancanza di interesse a ricorrere comporta inammissibilità
art. 568 comma 4 c.p.p.
l'interesse ad impugnare è condizione di ammissibilità del ricorso
art. 52 d.lgs. 196/03
richiamo finale all'omissione dei dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento
Massime di principio
- In sede di legittimità non è consentito sollecitare una nuova valutazione di merito della scelta compiuta dal tribunale di sorveglianza in ordine alla misura alternativa più idonea, se il ricorso non individua specifici vizi di illogicità o contraddittorietà della motivazione.
- Le doglianze che si limitano a contrapporre alla valutazione del giudice di merito una diversa lettura degli elementi istruttori sono aspecifiche e non integrano un valido motivo di ricorso per cassazione.
- L'interesse ad impugnare difetta quando la misura richiesta è meno favorevole di quella già concessa, poiché il ricorso non può mirare a ottenere un risultato peggiorativo per il soggetto che impugna.
- Tra detenzione domiciliare e semilibertà, ai fini dell'interesse a ricorrere, la prima è considerata più favorevole quando esclude l'ingresso del condannato nel circuito carcerario e la seconda conserva invece una componente di detenzione inframuraria.
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