Cassazione Penale, Ordinanza n. 04292/2025 del 31/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. Il testo non contiene elementi sufficienti per ricostruire il merito della condanna di appello oltre al richiamo alla valutazione delle prove dichiarative e alla ricostruzione fattuale.
Esito
Favorevole al resistente (null)
La controversia
Il ricorrente ha proposto impugnazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Bologna del 20/10/2023. Dall'ordinanza emerge che l'unico motivo, pur articolato, si limitava a riproporre censure già esaminate e respinte dal giudice di merito, criticando la ricostruzione dei fatti e la valutazione di attendibilità della testimone escussa. La Corte di cassazione ha ritenuto tali doglianze generiche e non idonee a scalfire la motivazione di merito, poiché già affrontate con argomenti giuridici corretti nella sentenza impugnata. Il testo non consente di individuare con certezza il reato contestato.
Massime di principio
- È inammissibile il ricorso per cassazione che si limiti a riprodurre censure già esaminate e disattese dal giudice di merito senza confrontarsi in modo specifico con la motivazione impugnata.
- La deduzione di una diversa ricostruzione dei fatti o di una diversa valutazione dell'attendibilità del testimone non è sufficiente, di per sé sola, a fondare un motivo di ricorso se non evidenzia un vizio effettivo e specifico della motivazione.
- La genericità del motivo, quando non introduce argomenti nuovi o criticità puntuali rispetto alla decisione di merito, conduce alla declaratoria di inammissibilità del ricorso.
- La declaratoria di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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