Sentenza del 29/11/2018 n. 53637 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti contestavano l'estensione del sequestro preventivo per equivalente disposto in relazione a plurimi reati tributari e, in particolare, alla frode carosello e all'utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. Sostenevano che i costi, essendo riferiti a operazioni realmente eseguite, dovessero essere deducibili ai fini delle imposte dirette e che l'indeducibilità non potesse derivare dalla sola consapevolezza della frode. Contestavano inoltre la possibilità di applicare il sequestro per equivalente al profitto relativo a periodi anteriori alle modifiche normative del 2012 e denunciavano vizi di motivazione del provvedimento del Riesame.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato tutti i ricorsi e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali. Ha ritenuto che, nell'ambito di una frode carosello, i costi consapevolmente sostenuti per partecipare al meccanismo fraudolento siano indeducibili per difetto di inerenza, anche quando l'operazione commerciale sia effettivamente avvenuta ma la fattura indichi un soggetto diverso da quello reale. La disciplina introdotta nel 2012 non è stata considerata rilevante per escludere il reato o ridurre il profitto sequestrabile. È stato inoltre affermato che il ricorso per cassazione contro una misura cautelare reale consente un sindacato limitato alla violazione di legge e ai vizi motivazionali radicali, non alla mera illogicità o incompletezza della motivazione.
Norme richiamate
Articolo 325 c.p.p.
In tema di ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari reali, il sindacato di legittimità è ammesso soltanto per motivi attinenti alla violazione di legge.
Il controllo della Corte di cassazione sui sequestri preventivi è ristretto: sono denunciabili gli errores in procedendo o in iudicando e una motivazione del tutto mancante o apparente, mentre non è sufficiente contestare la semplice illogicità o incompletezza della motivazione.
Legge n. 537 del 1993, articolo 14, comma 4-bis, come modificato dal Decreto-Legge n. 16 del 2012, articolo 8, comma 1, convertito dalla Legge n. 44 del 2012
Non sono ammessi in deduzione i costi e le spese dei beni o delle prestazioni di servizio direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto non colposo.
La norma disciplina principalmente l'accertamento tributario ai fini delle imposte sui redditi e non rende automaticamente deducibili i costi documentati da fatture riferite a soggetti diversi da quelli effettivi. Restano necessari i requisiti generali di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità.
Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 2
Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.
La disciplina sulla deducibilità dei costi non incide sulla configurabilità del reato di dichiarazione fraudolenta. Nell'ambito delle frodi carosello, la consapevole partecipazione al meccanismo fraudolento può comportare l'indeducibilità dei costi per difetto di inerenza.
Legge n. 244 del 2007, articolo 1, comma 143, e Decreto Legislativo n. 74 del 2000, articolo 12-bis
Previsioni relative al sequestro e alla confisca, anche per equivalente, del profitto dei reati tributari.
Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente del profitto dell'evasione può essere disposto per illeciti commessi a partire dal 1° gennaio 2008, senza dover attendere l'entrata in vigore della Legge n. 190 del 2012.
Articoli 606 e 322-ter c.p.p.
L'articolo 606, lettera e), riguarda il vizio di manifesta illogicità della motivazione nel giudizio ordinario di legittimità, ma tale censura non è normalmente deducibile contro le misure cautelari reali oltre i limiti fissati dall'articolo 325 c.p.p. L'articolo 322-ter c.p. costituisce il riferimento per la confisca per equivalente richiamata dalla normativa sui reati tributari.
Massime di principio
- In una frode carosello, la reale esecuzione materiale della prestazione non basta a rendere deducibile il costo: se il contribuente sa di partecipare a un sistema fraudolento, il costo può essere considerato estraneo all'attività imprenditoriale e quindi privo di inerenza.
- La fattura soggettivamente inesistente, da sola, non determina necessariamente l'indeducibilità ai fini delle imposte dirette; tuttavia, la deduzione è esclusa quando manchino i requisiti generali del costo oppure quando il costo sia consapevolmente collegato alla realizzazione della frode.
- La disciplina tributaria sulla deducibilità dei costi non limita automaticamente la contestazione penale della dichiarazione fraudolenta né impedisce il sequestro del profitto del reato.
- Per i sequestri preventivi, il ricorso per cassazione non consente di ottenere una nuova valutazione dei fatti o della logicità complessiva della motivazione: occorre dimostrare una violazione di legge o una motivazione radicalmente apparente o inesistente.
- Il sequestro per equivalente del profitto derivante da reati tributari può riguardare, secondo la pronuncia, condotte commesse dal 1° gennaio 2008, purché il profitto sia riconducibile al reato contestato.
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