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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46282/2024 del 17/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto della Corte d'appello che aveva confermato la confisca di prevenzione disposta nei confronti di Gaetano Iorio (presunta appartenenza al clan "casalesi") e il vincolo ablativo su beni intestati a familiari. I ricorrenti hanno chiesto la revoca ex art. 7 L. 27/12/1956 n.1423 deducendo: (1) che le sentenze penali irrevocabili di assoluzione costituiscono prova nuova che esclude il presupposto soggettivo (appartenenza/concorsi esterni) su cui la misura di prevenzione è fondata; (2) che i terzi intestatari (moglie e figli) hanno fonti lecite e autonome per l'acquisto dei beni, con richieste di consulenza contabile e richiamo ad assoluzioni e perizie che avrebbero dimostrato la lecita origine dei patrimoni.

La decisione

I ricorsi sono stati rigettati come infondati. La Corte di cassazione ha ritenuto che: (a) il procedimento di prevenzione è autonomo rispetto al processo penale; le sentenze di assoluzione possono costituire "novum" ma sono decisivi solo se escludono in modo irrevocabile fatti storici (accadimenti) posti a fondamento della misura di prevenzione; (b) nel caso di specie le sentenze assolutive non hanno smentito i fatti storici su cui si è basata la confisca (emergono elementi che qualificano l'attività imprenditoriale del ricorrente come funzionale al clan), per cui non è stato ravvisato un vizio genetico della confisca tale da giustificare la revoca; (c) le doglianze sui beni intestati ai terzi attengono a questioni di fatto e motivazione già valutate dal giudice di merito e sono quindi inammissibili in questa sede; (d) non costituisce prova nuova una diversa valutazione tecnica di dati già esaminati. Rigettate pertanto le richieste di revoca ex tunc.

Norme richiamate

  • Legge 27 dicembre 1956, n. 1423, art. 7

    Norma richiamata per la disciplina della revoca ex tunc della confisca di prevenzione: la revoca è concepita come impugnazione straordinaria fondata sull'emersione di una prova nuova decisiva che dimostri un vizio genetico del provvedimento definitivo.

  • Legge 31 maggio 1965, n. 575, art. 1

    Richiamata come quadro normativo sulla misura di prevenzione patrimoniale adottata per persone indiziate di appartenenza a organizzazioni mafiose (applicabile ratione temporis nel caso di specie).

  • Codice penale, art. 416-bis

    "acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazione [...] per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri"

    La Corte interpreta la nozione di "appartenenza" in senso ampio: comprende anche condotte funzionali agli scopi della mafiosa (anche apporto occasionale o concorso esterno) e giustifica standard probatori diversi rispetto al giudizio penale, purché i fatti storici non risultino smentiti dal giudicato penale.

  • D.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (codice antimafia)

    Richiamato come riferimento normativo successivo; nel caso in esame la disciplina applicata risale al quadro previgente, ma la Corte ne utilizza i principi interpretativi per il confronto tra giudicato penale e procedimento di prevenzione.

  • Giurisprudenza delle Sezioni Unite (tra cui Sez. U. n. 57/2006 Auddino e Sez. U. n. 111/2017 Gattuso)

    Orientamenti richiamati secondo i quali: la revoca della confisca definitiva può avvenire per illegittimità genetica su prova nuova decisiva; la nozione di "appartenenza" è ampia e la valutazione della pericolosità nel procedimento di prevenzione è autonoma rispetto al processo penale, pur non potendo utilizzare fatti storici irrevocabilmente negati dal giudicato penale.

  • Giurisprudenza (Sez. 2, n. 30974/2018 Serracchini e altre pronunce richiamate)

    Principio secondo cui un fatto storico definitivamente escluso in sede penale non può essere riutilizzato come base per la misura di prevenzione; parallelamente, sentenze assolutive non impediscono automaticamente l'uso di altri fatti sintomatici non smentiti dal giudicato.

Massime di principio

  • Il procedimento di prevenzione è autonomo rispetto al processo penale: un'assoluzione non annulla automaticamente la possibilità di applicare (o mantenere) misure di prevenzione se non cancella in modo irrevocabile i fatti storici su cui la misura si fonda.
  • Per ottenere la revoca ex tunc di una confisca definitiva occorre produrre "prova nuova" decisiva che dimostri un vizio genetico del provvedimento; semplici differenze di valutazione probatoria o rivalutazioni di elementi già noti non sono sufficienti.
  • La nozione di "appartenenza" a un'associazione mafiosa, ai fini delle misure di prevenzione, è ampia e può ricomprendere anche apporti occasionali o forme di concorso esterno: il giudice della prevenzione valuta indizi e "elementi di fatto" con standard diversi dal processo penale.
  • Le questioni patrimoniali relative a terzi intestatari (prove di lecita origine dei beni) devono essere provate in modo convincente nel procedimento di revoca; contestazioni che ricadono nella valutazione dei fatti o nella motivazione del giudice di merito sono inammissibili in sede di legittimità quando costituiscono censure di fatto.
  • In sede di Cassazione è consentito un sindacato limitato alla violazione di legge e all'eventuale mancanza o apparenza della motivazione: non è possibile rinnovare il giudizio di fatto o ribaltare la valutazione probatoria compiuta dal giudice di merito.

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