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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35488/2024 del 20/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del GIP di Vercelli che aveva rigettato l'istanza di riconoscimento della continuazione tra due condanne per il reato di cui all'art. 73 comma 1 D.P.R. 309/1990: a) condanna della Corte d'appello di Torino del 01/06/2023 per fatti commessi a Vercelli il 20/01/2022; b) condanna del G.I.P. del Tribunale di Busto Arsizio del 12/09/2023 per fatti commessi a Lonate Pozzolo il 04/03/2022. Il ricorrente deduce violazione degli artt. 81 cod. pen. e 671 cod. proc. pen. e vizio di motivazione, sostenendo l'esistenza di un unico disegno criminoso sulla base di elementi quali omogeneità delle violazioni, arco temporale limitato, analoghe modalità operative e il coinvolgimento in entrambi gli episodi dello stesso soggetto, Ciro Sorrentino.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il Giudice dell'esecuzione abbia correttamente escluso la continuazione perché mancava l'elemento intellettivo dell'unità di ideazione: i fatti, pur omogenei per tipologia, si sono svolti in contesti e luoghi diversi, con un arco temporale di circa un mese e mezzo tra gli episodi e con soggetti coinvolti diversi (salvo il richiamato coinvolgimento dei fratelli Sorrentino, che però avrebbero avuto ruoli diversi nelle vicende). La Corte ha confermato che la mera reiterazione o l'abitualità a delinquere non bastano a configurare il reato continuato. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • D.P.R. 309/1990, art. 73 comma 1

    Norma sostanziale che incrimina attività connesse agli stupefacenti; i reati contestati a Diana sono stati qualificati ai sensi di questa disposizione ma il riconoscimento della continuazione tra più fatti di questo tipo è stato escluso per assenza di unità di ideazione.

  • codice di procedura penale, art. 671

    Norma procedurale che disciplina il procedimento davanti al giudice dell'esecuzione per il riconoscimento della continuazione: il giudice deve valutare tempi e modalità dei reati e accertare, con argomentazione indiziaria, se sussistono indici di un unico disegno criminoso; nel caso di specie tale valutazione è stata ritenuta corretta.

  • codice penale, art. 81

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla disciplina della continuazione e del concorso di reati; dalla motivazione emerge che la Corte ha distinto la mera recidiva o tendenza delinquenziale dall'elemento intellettivo richiesto per la continuazione, ossia l'unità di ideazione dei reati.

Massime di principio

  • Per riconoscere la continuazione è necessario dimostrare l'unità di ideazione: deve emergere una programmazione iniziale, almeno nelle linee essenziali, di più condotte in vista di un unico fine.
  • Non è sufficiente la mera omogeneità delle condotte, la ricorrenza o l'abitualità a delinquere: questi elementi sono indicativi di tendenza, non dell'elemento intellettivo caratteristico del reato continuato.
  • I fattori valutabili sono tra gli altri: contiguità spazio-temporale, omogeneità del bene protetto e delle modalità, responsabilità degli stessi soggetti e indizi di pianificazione comune; l'assenza di tali 'collanti' può escludere la continuazione.
  • In sede esecutiva il giudice compie una valutazione di fatto basata su ragionamento indiziario; il ricorrente deve proporre elementi concreti e specifici che rendano plausibile l'esistenza di un disegno unitario, non limitarsi a osservazioni alternative non verificabili in Cassazione.
  • Per rafforzare una richiesta di riconoscimento della continuazione è utile produrre prove o indici di coordinamento o di unica fonte organizzativa (comunicazioni, ruoli costanti tra i partecipanti, prove di pianificazione, collegamenti logistici o finanziari) e dimostrare la prevedibilità e programmazione degli episodi già al momento del primo reato.

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