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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13268/2023 del 30/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza d'appello che aveva confermato le condanne per il reato di cui all'art. 73 d.P.R. 309/1990. Lleshi deduce violazione di legge e vizio di motivazione per aver configurato il fatto ai sensi del comma 1 (spaccio rilevante) senza adeguata motivazione rafforzata e senza tenere conto degli elementi che indicherebbero la "lieve entità" (quantitativi modesti, modalità rudimentali, clientela limitata, consegne a domicilio, compenso del sostituto di 1.500 euro mensili, ecc.). Contesta altresì l'aumento di pena operato ex art. 81 c.p. per mancata motivazione. Tafani denuncia carenza di prove e vizi logici: mancata o.c.p., assenza di perquisizioni o riscontri diretti, impossibilità di attribuire a lui l'utilizzo della SIM intestata a terzi, incongruenze nelle celle agganciate, mancanza di riconoscimento vocale attendibile e insufficienza degli elementi topografici; contesta infine la sproporzione della pena base irrogata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto entrambi i ricorsi. Ha ritenuto che la Corte d'appello avesse adeguatamente motivato la riqualificazione in termini di gravità (escludendo la lieve entità) sulla base di elementi quantitativi e qualitativi: forniture continuative, stoccaggio, clientela ampia e fidelizzata (per il solo Secci stimati circa 300 g in sei mesi), importi medi per cessione non inferiori a 150 euro e spesso 300-400 euro, qualità della cocaina (principio attivo tra 43,73% e 49,03%), modalità organizzative (consegne a domicilio, sostituto retribuito). Tali elementi, insieme alla prova indiziaria (SMS, tracciamento GPS, ripetuti tentativi di contatto, riconoscimento di voce dall'operante, conversazioni concordanti e importi elevati fino a 4.000 euro), sono stati ritenuti congrui per collegare Tafani all'attività di spaccio e giustificare il trattamento sanzionatorio. La motivazione d'appello è stata considerata logica, coerente e non affetta da vizi tali da consentire la cassazione.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 9-10-1990, n. 309 (Testo unico stupefacenti)

    La Corte distingue tra comma 1 (condotta rilevante e non lieve) e comma 5 (ipotesi di lieve entità). Per escludere la lieve entità la valutazione è complessiva: quantità e qualità della sostanza, modalità e mezzi dell'azione, organizzazione, continuità, clientela e profittabilità. Presenza di stoccaggio, approvvigionamento continuo, ampia clientela e remunerazione di sostituti sono indici che escludono la lieve entità e giustificano la qualificazione ai sensi del comma 1.

  • art. 81 cod. pen.

    L'aumento di pena deve essere adeguatamente motivato. Nel caso concreto la Corte territoriale ha motivato l'incremento richiamando la continuità dell'attività e il precedente specifico del reo, ragione per cui l'aumento è stato ritenuto correttamente motivato.

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Limiti del controllo della Cassazione: la Corte è giudice della motivazione e della legalità, non del merito. Non può rivedere autonomamente la valutazione del fatto o reinterpretare le prove; può censurare la decisione solo se affetta da vizi logico-giuridici, contraddittorietà o manifesta illogicità nella motivazione.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U, n. 35737/2010 e n. 51063/2018 richiamate)

    Richiamati i principi consolidati su valutazione della "lieve entità" e sul sindacato di legittimità: la valutazione è di merito e insindacabile se sorretta da motivazione esente da vizi logico-giuridici; la lieve entità richiede offensività minima valutata con tutti gli indici previsti dalla norma.

Massime di principio

  • La configurazione della "lieve entità" ai sensi dell'art. 73 DPR 309/1990 richiede una valutazione complessiva: non bastano quantità ridotte se esistono elementi organizzativi, continuità, stoccaggio e clientela fidelizzata che mostrano offensività significativa.
  • In sede di legittimità la Corte può sindacare solo la logicità, la coerenza e l'adeguatezza della motivazione; non può riformare la valutazione del merito o riqualificare le risultanze probatorie se fondate su apprezzamenti plausibili del giudice di merito.
  • L'evidenza indiziaria complessiva (SMS, tracciamento GPS, ripetuti tentativi di contatto, riconoscimento vocale operativo, concordanza di importi e incontri) può essere sufficiente a collegare un imputato all'attività di spaccio anche in assenza di perquisizioni o di intercettazioni vocali dirette sulla SIM formalmente intestata a terzi, purché la motivazione spieghi il nesso probatorio.
  • Per impugnare con successo in Cassazione una decisione di merito è necessario dimostrare vizi logico-giuridici (contraddizioni, lacune probatorie non colmate, mancata considerazione di elementi decisivi) e non solo proporre una diversa interpretazione dei fatti.
  • L'aumento del trattamento sanzionatorio in appello va adeguatamente motivato con riferimento a elementi concreti (continuità, gravità, precedenti specifici, ampiezza dell'attività): argomentazioni di tal genere, se presenti e coerenti, resistono al controllo di legittimità.
  • La mera vicinanza territoriale o l'esistenza di celle telefoniche contigue non sono di per sé dispositivi probatori univoci, ma, valutate congiuntamente ad altri indici (SMS, GPS, comportamenti ripetuti), possono concorrere a formare un quadro probatorio credibile.

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