Sentenza n. 263/2026 - Firenze, Sezione 3
per l'annullamento - dell'ordinanza n. -OMISSIS-, a firma del Dirigente del Servizio Edilizia Privata del Comune di Firenze, avente ad oggetto "annullamento ex art. 21-nonies l. n. 241/1990 dell'ordinanza n. -OMISSIS-;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: ordinanza comunale di annullamento in autotutela dell’atto con cui era stata annullata la declaratoria di inefficacia della SCIA edilizia
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente aveva presentato una SCIA per lavori di ristrutturazione, comprendenti la riapertura di antiche aperture sulla facciata, dopo avere ottenuto il nulla osta della Soprintendenza. Il Comune aveva dichiarato inefficace la SCIA, ritenendo che gli interventi costituissero nuove aperture e non il ripristino di aperture preesistenti. Dopo una precedente vicenda giudiziaria amministrativa e penale, il Comune aveva accolto l’istanza di riesame della società e annullato la declaratoria di inefficacia della SCIA. Successivamente, poiché la Soprintendenza aveva avviato una procedura di ripristino dello stato dei luoghi per lavori eseguiti in assenza di nulla osta, il Comune aveva annullato in autotutela il proprio precedente atto, ritenendo che il difetto del nulla osta paesaggistico viziasse anche il titolo edilizio. Con il primo motivo, la ricorrente ha dedotto che la mancanza del nulla osta della Soprintendenza non determina l’invalidità del titolo edilizio, ma incide soltanto sulla sua efficacia. Gli ulteriori motivi sono stati assorbiti.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il provvedimento impugnato. Ha ritenuto fondata la censura secondo cui il procedimento edilizio e quello paesaggistico sono autonomi: il titolo edilizio può essere rilasciato anche in assenza dell’autorizzazione paesaggistica, ma resta inefficace e non consente l’inizio dei lavori fino all’acquisizione del nulla osta. Di conseguenza, il solo difetto del nulla osta non costituiva un vizio di legittimità dell’atto comunale precedentemente adottato e non integrava il presupposto necessario per l’esercizio dell’autotutela decisoria. Il Comune avrebbe potuto annullare tale atto soltanto in presenza di ulteriori ragioni edilizie o urbanistiche, non indicate nella motivazione. Il Collegio ha inoltre ravvisato l’interesse della ricorrente all’impugnazione, poiché il nuovo esame della Soprintendenza avrebbe potuto concludersi positivamente, determinando l’acquisizione dell’efficacia definitiva del titolo edilizio. Gli ulteriori motivi sono stati assorbiti. Spese compensate.
Norme richiamate
art. 21-nonies l. 241/1990
L’annullamento d’ufficio presuppone la sussistenza di un vizio di legittimità dell’atto oggetto di riesame; il solo difetto del nulla osta paesaggistico non integra tale vizio quando incide sull’efficacia del titolo edilizio e non sulla sua validità.
Massime di principio
- Il procedimento edilizio e quello paesaggistico sono autonomi: il titolo edilizio può essere rilasciato anche prima dell’autorizzazione paesaggistica, ma rimane inefficace e non consente l’inizio dei lavori fino all’acquisizione del nulla osta.
- La mancanza del nulla osta paesaggistico, in assenza di ulteriori ragioni edilizie o urbanistiche, incide sull’efficacia del titolo edilizio e non ne determina l’invalidità.
- L’amministrazione non può esercitare l’annullamento d’ufficio di un proprio atto sul solo presupposto che manchi il nulla osta paesaggistico, se l’atto è legittimo sotto il profilo edilizio; deve invece sussistere uno specifico vizio di legittimità dell’atto da annullare.
- Sussiste l’interesse a impugnare un atto che rende inefficace un titolo edilizio quando il successivo procedimento paesaggistico potrebbe concludersi favorevolmente, consentendo al titolo di acquisire efficacia definitiva.
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