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Cassazione Penale, Ordinanza n. 02046/2026 del 19/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La Corte di appello, in riforma della decisione del G.u.p. del Tribunale di Napoli Nord, aveva determinato, all'esito di concordato sulla pena proposto dalle parti, la pena di anni due e mesi quattro di reclusione ed euro 1.000 di multa per i delitti ascritti all'imputato. Il difensore ha proposto ricorso per cassazione deducendo: 1) vizio cumulativo di motivazione in relazione alla mancata applicazione dell'art. 129, comma 2, c.p.p., sostenendo che la Corte avrebbe dovuto prosciogliere l'imputato; 2) violazione degli artt. 20-bis c.p. e 545-bis c.p.p., per avere ritenuto inammissibile la richiesta postuma di applicazione della pena sostitutiva dei lavori di pubblica utilità in sostituzione della pena concordata.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo motivo è stato ritenuto generico perché il difensore non ha indicato quali elementi avrebbero imposto una sentenza di proscioglimento, a fronte della piattaforma probatoria già valutata in primo grado e della rinuncia ai motivi di merito formulati con l'appello. Anche il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile: la Corte ha confermato che, nel concordato in appello, l'art. 545-bis c.p.p. non si applica, poiché la norma riguarda il giudizio ordinario; inoltre, come nel patteggiamento, la sostituzione della pena detentiva con una pena sostitutiva ex art. 53 l. n. 689/1981 può avvenire solo se oggetto dell'accordo tra le parti. Conseguentemente, la Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 129, comma 2, c.p.p.

    Il proscioglimento immediato richiede la ricorrenza di elementi evidenti; il motivo di ricorso è inammissibile se non indica concretamente quali elementi imponevano la declaratoria di proscioglimento.

  • art. 20-bis c.p.

    È richiamato in relazione alla disciplina delle pene sostitutive invocata dal ricorrente.

  • art. 545-bis c.p.p.

    Non si applica al concordato in appello, ma solo al giudizio ordinario; la richiesta di sostituzione della pena non può essere formulata postumamente in tale sede.

  • art. 53 legge 24 novembre 1981, n. 689

    La sostituzione della pena detentiva con una pena sostitutiva può avvenire solo se la relativa soluzione è stata oggetto dell'accordo tra le parti.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.

Massime di principio

  • Nel concordato in appello, la richiesta di applicazione di una pena sostitutiva non può essere introdotta tardivamente dopo la definizione dell'accordo, ma deve essere compresa nell'assetto negoziale sottoposto al giudice.
  • L'art. 545-bis c.p.p. è norma riferita al giudizio ordinario e non si estende, per ragioni testuali e sistematiche, al concordato in appello.
  • Il motivo di ricorso per cassazione che invoca l'art. 129, comma 2, c.p.p. è generico e quindi inammissibile se non individua specificamente gli elementi processuali che renderebbero immediatamente evidente una causa di proscioglimento.
  • Nel giudizio di legittimità, la rinuncia ai motivi di merito in appello e la già avvenuta valutazione della prova in primo grado incidono sulla possibilità di sostenere utilmente la pretesa di un proscioglimento ex art. 129 c.p.p. in assenza di specifiche deduzioni.
  • In sede di concordato in appello, la sostituzione della pena detentiva con una pena alternativa segue una logica analoga al patteggiamento: deve essere oggetto dell'accordo tra le parti e non può essere disposta d'ufficio o su richiesta successiva.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRiti alternativi
RamiProcesso penale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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