Cassazione Penale, Sentenza n. 7247/2022 del 01/03/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'assoluzione pronunciata dalla Corte di appello di Catanzaro (sentenza 26/01/2021) che aveva riformato la sentenza di condanna del Tribunale di Vibo Valentia (25/09/2011) per il reato di ricettazione relativo a circa 120-130 Kg di rame. Il Pubblico ministero lamenta contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione e erronea applicazione di legge (in particolare artt. 192 c.p.p. e 648 c.p.p.), osservando che la Corte di appello non ha considerato: a) le due denunce di furto di rame presentate dalle Ferrovie dello Stato nei giorni immediatamente precedenti/contigui al controllo; b) la rilevanza della consistente quantità di rame detenuta (120 Kg) come indice di provenienza delittuosa; c) la mancanza di una giustificazione plausibile da parte dell'imputato sulla provenienza del materiale.
La decisione
La Corte di legittimità ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza impugnata rinviando ad altra sezione della Corte di appello di Catanzaro per nuovo giudizio. La Cassazione ha richiamato il principio per cui la provenienza delittuosa di un bene non va necessariamente accertata in ogni suo estremo fattuale, potendo desumersi dalla natura e dalle caratteristiche del bene; ha ritenuto che il possesso di 120 Kg di rame senza giustificazione costituisce un forte indizio di provenienza illecita e che la motivazione della Corte di appello — secondo cui il materiale poteva derivare da un libero e lecito scambio commerciale — si fonda su una congettura soggettiva priva di adeguata indicazione delle massime di esperienza che la giustifichino. Inoltre la Corte di appello aveva trascurato elementi contrastanti il suo convincimento (denunce di furto, prossimità del luogo del furto alla residenza dell'imputato, valutazione di inverosimiglianza del ritrovamento fornita dal Tribunale). Per questi motivi la sentenza è stata annullata con rinvio. (Decisione resa l'11/11/2021)
Norme richiamate
art. 192 c.p.p.
Richiamata implicitamente in relazione ai criteri di valutazione della prova e dell'inferenza probatoria: il giudice deve motivare le proprie conclusioni sulla base di idonee massime di esperienza e non su mere congetture; è richiesta una logica probatoria oggettiva nella valutazione degli indizi.
art. 648 c.p.
Norma sostanziale sul reato di ricettazione: la sentenza richiama il principio per cui la provenienza delittuosa del bene posseduto può desumersi dalle caratteristiche e dalla quantità del bene stesso quando manchi una giustificazione plausibile da parte dell'imputato.
Massime di principio
- Il possesso di una consistente quantità di materiale (es. 120 Kg di rame) senza giustificazione plausibile può legittimamente costituire un forte indizio di provenienza illecita e sostenere l'imputazione per ricettazione.
- Il giudice d'appello, quando formula inferenze dalla prova indiziaria, deve fondarle su massime di esperienza e argomentazioni oggettive; motivazioni basate su mere congetture sono viziabili e possono determinare annullamento della decisione.
- Denunce di furto riferite allo stesso tipo di bene e temporaneamente prossime al sequestro sono elementi rilevanti che il giudice deve prendere in considerazione nella valutazione complessiva della prova.
- La mancanza di una giustificazione credibile da parte dell'imputato circa la provenienza del bene rafforza l'accertamento dell'elemento soggettivo del reato (dolo) oltre che della materialità.
- Se la Corte d'appello omette di valutare elementi essenziali o adduce motivazioni illogiche, la Cassazione può annullare e disporre il rinvio per un nuovo esame da diversa sezione per rimuovere il vizio motivazionale.
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