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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29340/2025 del 07/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo della somma di €162.650,00 (l'assegno circolare di €13.300,00 era stato dissequestrato e non impugnato). Si eccepiva che il Tribunale, precisando la duplice finalità del sequestro (anche finalizzato alla confisca), avrebbe in realtà ridotto il provvedimento alla sola finalità "impeditiva" e che, rispetto a tale profilo, mancava motivazione adeguata sulla sussistenza del periculum in mora e sulla pertinenzialità dei beni sequestrati: nulla sarebbe stato detto sulla riconducibilità della somma al reato e sul pericolo concreto che la disponibilità della somma potesse agevolare la commissione di ulteriori reati; si denunciava inoltre motivazione apparente e omissione nel rispondere alle censure svolte nel riesame.

La decisione

Il ricorso per Cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il ricorso, pur apparendo basato su violazione di legge, in realtà censurava un vizio di motivazione e non un errore di diritto come previsto dall'art. 325 c.p.p. La Corte ha inoltre ritenuto che il Tribunale avesse esaurientemente motivato (pp. 9-10 dell'ordinanza) sulla sussistenza del periculum in mora, considerando le somme come utilizzate per commettere il reato di usura e utili alla commissione di ulteriori reati, richiamando anche il decreto del GIP e applicando correttamente l'art. 321, comma 1, c.p.p. Conseguentemente la Corte ha condannato la ricorrente alle spese processuali e al versamento di €3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p., ravvisando profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 321 c.p.p., comma 1

    La Corte ha ritenuto applicato correttamente il requisito del periculum in mora ai sensi di tale norma, poiché le somme sequestrate sono state ritenute utilizzate per commettere il reato di usura e la loro disponibilità poteva aggravare o protrarre le conseguenze del reato.

  • art. 325 c.p.p.

    La Corte ha richiamato la regola di ammissibilità del ricorso per cassazione contro ordinanze di sequestro: è consentito solo per violazione di legge (compresi errori in iudicando/in procedendo) e non per mere censure di motivazione, salvo che la motivazione sia radicalmente carente.

  • art. 616 c.p.p.

    La Corte ha applicato tale disposizione per condannare la parte che ha proposto il ricorso inammissibile al pagamento delle spese e alla corresponsione di una somma alla Cassa delle ammende, ritenendo sussistenti profili di colpa nella determinazione dell'inammissibilità.

Massime di principio

  • Il ricorso per Cassazione contro provvedimenti in materia di sequestro è ammesso prevalentemente per violazione di legge; critiche meramente motivazionali sono, di regola, inammissibili.
  • Per essere accolto in Cassazione è necessario dimostrare un errore di diritto o un vizio della motivazione così grave da configurare l'inesistenza dell'apparato argomentativo (motivazione radicalmente insufficiente o contraddittoria).
  • Nel sequestro di denaro il giudice può ritenere sussistente il periculum in mora anche sulla base dell'affermazione che le somme erano utilizzate per commettere il reato e potevano servire a commettere ulteriori illeciti; tuttavia la motivazione deve esplicitare il nesso di pertinenza e il pericolo concreto.
  • La fungibilità del denaro richiede attenzione: una generica affermazione non sempre basta se manca un chiaro nesso probatorio tra le somme e l'attività delittuosa; viceversa, una motivazione logica e coerente che ricongiunge le somme al reato può essere ritenuta sufficiente.
  • Chi propone ricorso infondato o evidentemente motivazionale assume il rischio di condanne alle spese e di sanzioni pecuniarie (Cassa delle ammende) se sussistono profili di colpa nella proposizione del gravame.

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