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Sentenza

Sentenza n. 8967/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento del provvedimento di rigetto della richiesta di visto per motivi di lavoro subordinato n. 1022 notificato il 10 febbraio 2025 dal Consolato Generale d'Italia a Casablanca.

Giustizia amministrativa202508403

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V QuaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto per lavoro subordinato adottato dal Consolato Generale d’Italia a Casablanca, fondato sulla revoca del nulla osta al lavoro

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento con cui il Consolato Generale d’Italia a Casablanca aveva respinto la richiesta di visto per lavoro subordinato, in ragione della precedente revoca del nulla osta rilasciato dallo Sportello Unico per l’Immigrazione. Il ricorso è stato proposto soltanto nei confronti del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e non anche nei confronti dell’atto presupposto di revoca del nulla osta. Il Collegio ha rilevato d’ufficio, ai sensi dell’art. 73, comma 3, c.p.a., la possibile inammissibilità del ricorso per difetto di interesse, poiché la revoca del nulla osta costituiva un atto presupposto idoneo a vincolare l’esito del procedimento di visto. Il ricorrente ha depositato una memoria sulla questione, ma non risultava che la revoca fosse stata impugnata dal medesimo o dal potenziale datore di lavoro, né autonomamente né congiuntamente al diniego del visto.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. In assenza di un valido nulla osta, già revocato dallo Sportello Unico per l’Immigrazione, la sede diplomatica non poteva che respingere la domanda di visto. La revoca del nulla osta era conosciuta dal ricorrente al momento della notificazione del diniego, che vi faceva espresso riferimento, ma non era stata impugnata. Ne è derivata la definitività degli effetti della revoca, con conseguente impossibilità di ottenere l’annullamento del diniego di visto senza contestare l’atto presupposto. Le spese di lite sono state integralmente compensate per la peculiarità della vicenda e la complessità dell’iter procedimentale. È stata inoltre rigettata, con precedente ordinanza, l’istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 3, c.p.a.

    Consente al giudice di sottoporre alle parti una questione rilevata d’ufficio, nella specie la possibile inammissibilità del ricorso per difetto di interesse derivante dalla mancata impugnazione dell’atto presupposto.

  • art. 55, comma 10, c.p.a.

    È stato applicato per fissare la trattazione della causa in udienza pubblica dopo la fase cautelare.

Massime di principio

  • Quando il diniego di visto per lavoro subordinato è fondato sulla revoca del nulla osta al lavoro, l’impugnazione del solo diniego di visto non è idonea a rimuovere gli effetti dell’atto presupposto non impugnato.
  • La sede diplomatica, in assenza di un nulla osta valido e a seguito della sua revoca da parte dello Sportello Unico per l’Immigrazione, non dispone di margini per accogliere la richiesta di visto fondata su quel nulla osta.
  • La mancata impugnazione dell’atto presupposto, conosciuto dal destinatario e richiamato espressamente nel provvedimento consequenziale, comporta la definitività dei suoi effetti e impedisce di ottenere, mediante l’impugnazione del solo atto consequenziale, un risultato incompatibile con l’atto presupposto.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaGiurisdizione e riparto
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrereDecadenza e tardività

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