Sentenza n. 9533/2026 - Roma, Sezione 3T
per l’esecuzione della Sentenza n. 11530/2024 del 14.11.2024 del Tribunale di Roma Sezione Lavoro, NRG 23821/2024 notificata tramite PEC in data 11.12.2024, passata in giudicato
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza n. 11530/2024 del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro
Esito
Favorevole al ricorrente (creditore del giudicato)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha promosso il giudizio di ottemperanza deducendo l'inadempimento del Ministero rispetto alla sentenza del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, passata in giudicato e notificata tramite PEC. L'Amministrazione, pur costituitasi, non ha fornito chiarimenti o indicazioni circa l'avvenuta o corretta esecuzione del titolo giudiziale. Il ricorrente ha inoltre chiesto la condanna al pagamento di una penalità di mora.
La decisione
Il TAR accoglie il ricorso e dichiara l'obbligo del Ministero di dare esecuzione alla sentenza del giudice ordinario entro sessanta giorni dalla notificazione o comunicazione della decisione. Il giudice ritiene che, a fronte dell'allegato inadempimento, l'Amministrazione non abbia assolto l'onere di fornire chiarimenti sulla corretta esecuzione del giudicato; i presupposti della pretesa riconosciuta dal titolo non sono sindacabili nel giudizio di ottemperanza. Per il caso di persistente inadempimento, nomina sin d'ora quale Commissario ad acta il direttore generale dell'Amministrazione competente, con facoltà di delega e senza compenso, da attivarsi previa richiesta del ricorrente e con termine di sessanta giorni decorrente dalla scadenza del termine assegnato all'Amministrazione. Respinge invece la domanda di penalità di mora, ritenendo che la nomina del Commissario ad acta costituisca ragione esimente rispetto all'astreinte, nell'ambito della discrezionalità prevista dall'art. 114, comma 4, lettera e), c.p.a. Condanna il Ministero al pagamento delle spese di lite, liquidate in euro 800,00 oltre accessori di legge, con distrazione in favore della parte ricorrente.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
Nel giudizio di ottemperanza la condanna al pagamento di penalità di mora è oggetto di valutazione discrezionale e può essere esclusa in presenza di ragioni ostative; nel caso concreto, la nomina del Commissario ad acta è stata ritenuta ragione esimente.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, quando il ricorrente allega l'inadempimento del debitore pubblico e l'amministrazione non fornisce chiarimenti sulla corretta esecuzione del titolo, la pretesa di attuazione del giudicato può essere accolta secondo la regola sull'onere della prova nei rapporti tra creditore e debitore.
- Il giudice dell'ottemperanza deve dare attuazione al contenuto del titolo giudiziale passato in giudicato, senza riesaminare o sindacare i presupposti della pretesa già riconosciuta dal giudice della cognizione.
- La nomina preventiva di un Commissario ad acta, subordinata all'inutile decorso del termine assegnato all'amministrazione, costituisce una misura idonea ad assicurare l'esecuzione del giudicato.
- La condanna a una penalità di mora nel giudizio di ottemperanza non è automatica, ma presuppone una valutazione discrezionale delle ragioni ostative previste dall'art. 114, comma 4, lettera e), c.p.a.; la contestuale nomina del Commissario ad acta può giustificarne il rigetto.
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