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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9817/2025 del 11/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza di appello che aveva riformato l'assoluzione in primo grado e condannato il ricorrente per bancarotta fraudolenta patrimoniale e bancarotta semplice per aggravamento del dissesto. L'accusa contestava la distrazione di beni per complessivi euro 378.685,90 tramite finanziamenti alla controllante "Habitat SBM s.r.l." e l'omissione di chiedere il fallimento nonostante lo stato di insolvenza già nel 2013. In cassazione il ricorrente deduceva vizio di motivazione (la Corte di appello non avrebbe confutato la tesi difensiva basata sulla consulenza tecnica di parte e non avrebbe affrontato il tema del dolo) e errata applicazione della norma e della motivazione sull'aggravante di danno patrimoniale di particolare gravità (art. 219 legge fallimentare), lamentando l'assenza di un giudizio sul reale pregiudizio alla massa attiva e sostenendo che, in mancanza di aggravante, il reato di bancarotta semplice sarebbe estinto per prescrizione.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso. Primo motivo ritenuto fondato: la Corte di appello ha riformato l'assoluzione senza affrontare né confutare le argomentazioni chiave del giudice di primo grado, in particolare la mancanza del dolo, violando l'obbligo di motivazione rafforzata quando si ribalta totalmente una pronuncia di proscioglimento. Il motivo relativo all'aggravante (art. 219) è stato assorbito. La cassazione ha poi rilevato che il reato di bancarotta semplice (art. 217 legge fallimentare) era già estinto per prescrizione prima della sentenza di appello (decorso del termine il 27/11/2022) e ha annullato senza rinvio la condanna per tale reato. Quanto alla bancarotta fraudolenta patrimoniale, la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per nuovo esame ad altra sezione della Corte d'appello di Bologna.

Norme richiamate

  • legge fallimentare

    Art. 217 (bancarotta semplice): la Corte ha ritenuto che il reato fosse estinto per prescrizione prima della sentenza di secondo grado; anche ipotizzando l'aggravante la durata massima della pena non avrebbe impedito il decorso del termine di prescrizione (calcolato in 7 anni e 6 mesi, decorso il 27/11/2022).

  • legge fallimentare

    Art. 219 (aggravante per danno patrimoniale di particolare gravità): la questione dell'applicazione dell'aggravante era dedotta in cassazione ma assorbita; comunque la Corte richiama l'esigenza di valutare non solo il valore nominale della distrazione ma il concreto pregiudizio alla massa attiva disponibile per i creditori, poiché l'aggravante incide sul massimo edittale della pena.

Massime di principio

  • Quando la sentenza d'appello riforma un'assoluzione, il giudice di appello deve motivare specificamente e confutare i principali argomenti che avevano portato al proscioglimento nel primo grado; l'omissione di tale confutazione configura vizio di motivazione e può portare all'annullamento in Cassazione.
  • Nelle ipotesi di bancarotta con presunte distrazioni a favore di società collegate, non è sufficiente indicare il valore nominale delle somme trasferite: il giudice deve valutare l'effettivo nocumento alla massa attiva e ai creditori (quale sarebbe stata la massa attiva disponibile senza l'illecito) per applicare eventuali aggravanti.
  • La prescrizione deve essere verificata tenendo conto dell'eventuale aumento della pena dovuto ad aggravanti; tuttavia, se anche con l'aggravante il massimo edittale non impedisce il decorso del termine estintivo, il reato va dichiarato prescritto e la condanna annullata senza rinvio per quella fattispecie.
  • La prova del dolo nell'ambito di operazioni societarie che possono avere anche una finalità economico-imprenditoriale (es. finanziamenti per cantieri) richiede che l'accusa superi la plausibilità della finalità legittima offerta dalla difesa; se il giudice di primo grado ritiene credibile una finalità imprenditoriale, il giudice di appello deve affrontare e confutare tale valutazione in modo puntuale.
  • Se la Cassazione annulla solo parte della sentenza (per prescrizione) e rinvia l'altra parte, la Corte d'appello rimettente dovrà riesaminare specificamente le questioni evidenziate dalla suprema corte, con motivazione adeguata.

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