Cassazione Penale, Sentenza n. 4258/2024 del 31/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato, con riferimento al capo 42), la misura cautelare dell'obbligo di dimora per il reato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso. Il ricorrente contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza: le intercettazioni valorizzate dal Tribunale non proverebbero il ruolo concreto e la consapevolezza di Torromino di fornire un contributo al sodalizio; mancava l'analisi delle intercettazioni favorevoli indicate dalla difesa; la mera attività lavorativa svolta nel ristorante Il Veliero sarebbe insufficiente a configurare concorso esterno. Con il secondo motivo, contestava altresì la carenza della motivazione circa le esigenze cautelari e il concreto rischio di reiterazione, deducendo che il Tribunale aveva usato formule di stile senza individuare contatti specifici con esponenti dell'associazione diversi dai titolari del ristorante.
La decisione
Il ricorso è stato accolto. La Corte ha ritenuto fondati entrambi i motivi: ha censurato la carenza probatoria e motivazionale del Tribunale del riesame sul punto della qualificazione della condotta come concorso esterno (mancanza di elementi specifici e concreti circa il ruolo, la rilevanza causale del contributo e la consapevolezza del ricorrente) e ha ritenuto insufficientemente giustificate le esigenze cautelari (pericolo di reiterazione non adeguatamente dimostrato). L'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata per nuovo giudizio al Tribunale di Catanzaro, il quale dovrà conformarsi ai principi esposti.
Norme richiamate
Giurisprudenza Sez.6, n. 33885 del 18/6/2014 (Marcello)
Sez.6, n. 33885 del 18/6/2014, Marcello, Rv. 260178
Perché sussista il concorso esterno in associazione mafiosa è necessario che il contributo sia concreto, specifico, consapevole e volontario e che abbia rilevanza causale nel conservare o rafforzare le capacità operative dell'associazione.
Giurisprudenza Sez.5, n. 18256 del 10/1/2019
Sez.5, n. 18256 del 10/1/2019, Rv. 276768
Sotto il profilo soggettivo è richiesto il dolo diretto sia rispetto al fatto tipico sia rispetto al contributo causale fornito all'associazione, ossia la consapevolezza e volontà di favorire il programma criminoso del sodalizio.
Giurisprudenza Sez.6, n. 25261 del 19/4/2018 (La Valle)
Sez.6, n. 25261 del 19/4/2018, La Valle, Rv. 273390
La qualifica di imprenditore colluso richiede l'esistenza di un rapporto di reciproci vantaggi con l'associazione, con utilità ottenute dall'imprenditore e un contributo che consenta all'organizzazione di imporsi sul territorio; il semplice svolgimento di attività imprenditoriale non è sufficiente.
Massime di principio
- Il concorso esterno in associazione mafiosa richiede elementi specifici e concreti: non basta la mera presenza o attività lavorativa in un'impresa riconducibile a soggetti vicini al clan.
- Deve emergere una correlazione causale rilevante tra la condotta dell'agente e il rafforzamento o la conservazione delle capacità operative del sodalizio, non il semplice vantaggio a singoli appartenenti.
- È necessario provare la consapevolezza (dolo) del soggetto di favorire l'associazione; la conoscenza della titolarità o dei legami non produce automaticamente il reato.
- In sede cautelare la gravità degli indizi deve essere adeguatamente motivata e documentata: valutare sia le intercettazioni favorevoli sia quelle sfavorevoli e indicare in che modo gli elementi probatori dimostrino il contributo all'associazione.
- Per l'applicazione di misure cautelari occorre motivare concretamente il pericolo di reiterazione, collegandolo a condotte o contatti specifici, e non limitarsi ad affermazioni generiche di contiguità con ambienti mafiosi.
- La difesa deve segnalare ed allegare elementi indiziari utili alla ricostruzione alternativa (es. intercettazioni favorevoli, chiarimenti sul ruolo e tempistica dell'impiego) e il giudice deve valutarli espressamente.
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