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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34405/2022 del 19/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha impugnato l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di revoca e/o sospensione dell'ordine di demolizione e dell'ingiunzione a demolire, sostenendo che erano pendenti dinanzi al giudice amministrativo (a) un ricorso per silenzio-rifiuto del Comune relativo a istanza di sanatoria (permesso in sanatoria) e (b) un giudizio relativo al diniego del nulla osta paesaggistico emesso dall'Ente Parco. Ha dedotto che il giudice di merito si sarebbe discostato da precedente giurisprudenza del Tribunale di Velletri sulla sospensione dell'esecuzione quando è pendente il giudizio amministrativo e ha lamentato l'omessa valutazione della documentazione prodotta volta a dimostrare la conformità del manufatto alla normativa urbanistica vigente all'epoca della realizzazione (quindi la possibilità di ottenere il permesso in sanatoria). Inoltre ha sottolineato che il giudice non avrebbe compiuto una autonoma valutazione nonostante fosse pendente ricorso al Consiglio di Stato avverso la sentenza del TAR che aveva dichiarato legittimo il diniego.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto manifestamente infondati i motivi: (1) non sussiste obbligo del giudice penale di sospendere l'esecuzione dopo il decorso del termine di 60 giorni dalla presentazione della domanda di sanatoria quando si è formato il silenzio-rifiuto della pubblica amministrazione; il potere amministrativo di rilasciare la sanatoria anche tardivamente permane ma non impone la sospensione del procedimento penale; (2) l'ordine di demolizione è revocabile solo se esiste un atto amministrativo che abbia sanato l'abusività o conferito diversa destinazione all'immobile, e il giudice dell'esecuzione ha discrezionalmente valutato la documentazione rilevando l'insussistenza di elementi che facessero presumere un esito favorevole del giudizio amministrativo, dovendo considerare in particolare il vincolo paesaggistico che rende, di regola, insanabili le opere e subordinerebbe comunque la sanatoria all'autorizzazione paesaggistica ex art. 146 d.lgs. 42/2004; pertanto il rigetto dell'istanza di sospensione/revoca è corretto. Conseguentemente, il ricorso è dichiarato inammissibile e la ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 380 del 2001

    Citato in relazione alla disciplina della procedura di sanatoria edilizia e al silenzio-rifiuto dell'ufficio comunale; la formazione del silenzio-rifiuto dopo 60 giorni non obbliga il giudice penale a sospendere l'esecuzione.

  • D.lgs. n. 42 del 2004

    L'autorizzazione paesaggistica prevista dall'art.146 è presupposto autonomo e necessario rispetto al permesso di costruire in sanatoria; l'esistenza di vincolo paesaggistico rende, di regola, impossibile la sanatoria senza tale nulla osta.

  • D.L. 30 settembre 2003, n. 326 (conv. con modificazioni)

    La norma sulla sanatoria non permette la regolarizzazione di nuove opere realizzate in assenza di concessione su aree sottoposte a vincolo paesaggistico, secondo la giurisprudenza richiamata.

  • Legge 28 febbraio 1985, n. 47

    Disposizione richiamata in ordine all'istanza di sospensione del procedimento penale prodotta dalla parte privata; il giudice può valutare tale istanza ma non è vincolato a sospendere quando sussistono ostacoli alla sanatoria.

  • Codice di procedura penale

    Norma che disciplina le conseguenze della declaratoria di inammissibilità, prevedendo l'onere delle spese e il versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La sospensione dell'esecuzione dell'ordine di demolizione non è automatica in presenza di un giudizio amministrativo pendente: se è intervenuto il silenzio-rifiuto dopo 60 giorni dalla domanda di sanatoria non sussiste obbligo di sospensione del procedimento penale.
  • La sanatoria di opere realizzate in zona sottoposta a vincolo paesaggistico è, di norma, preclusa salvo il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica; la mancanza di tale nulla osta costituisce ostacolo insormontabile alla concessione della sanatoria.
  • L'ordine di demolizione può essere revocato solo se emerge un atto amministrativo valido che abbia effettivamente sanato l'abusività o attribuito diversa destinazione all'immobile; la mera pendency o prospettazione di un possibile esito favorevole del giudizio amministrativo non è sufficiente.
  • Il giudice dell'esecuzione deve valutare la documentazione prodotta dalla parte ma può legittimamente respingere l'istanza di sospensione se non ricorrono indicazioni concrete di probabile esito favorevole del procedimento amministrativo o se sussistono ostacoli giuridici (es. vincoli) alla sanatoria.
  • La presentazione di impugnative amministrative senza elementi concreti che indichino la probabilità di ottenere il titolo sanante espone la parte al rigetto dell'istanza in sede penale e a possibili oneri di spesa in caso di inammissibilità del ricorso in Cassazione.

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