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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10930/2023 del 14/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Due distinti ricorsi in Cassazione: (a) il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Palermo che, nel riesame, aveva riqualificato il capo 12) da estorsione pluriaggravata a diversa fattispecie (artt.110, 393, 416-bis 1 c.p.), contestando vizi di motivazione e chiedendo l'annullamento dell'ordinanza in quella parte; il P.M. sosteneva che il Tribunale abbia valutato erroneamente le intercettazioni e trascurato altre acquisizioni probatorie, nonché omesso di motivare l'esclusione dell'aggravante ex art.416-bis 1 c.p.; (b) l'indagato Gaiazzo ha impugnato la stessa ordinanza con cinque motivi (nullità per mancanza di autonoma valutazione dell'ordinanza genetica; carenza di gravi indizi per partecipazione al sodalizio mafioso; insufficienza degli elementi per la contestazione di tentata estorsione al capo 11); mancata e/o errata valutazione dell'aggravante ex art.416-bis 1 c.p.; e infondatezza delle esigenze cautelari e scelta della misura custodiale).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi: il ricorso del P.M. è inammissibile perché mirava a un sindacato di merito non consentito sui provvedimenti 'de libertate' (la Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale adeguata, coerente e priva di vizi logico-giuridici); il ricorso di Gaiazzo è stato ritenuto inammissibile per manifesta infondatezza e per motivi non consentiti in Cassazione, in quanto riproponeva letture alternative già esaminate in sede di riesame senza confutare specificamente la motivazione. Conseguentemente i provvedimenti di merito restano confermati. Gaiazzo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende (art.94 disp. att. c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Riferito come normativa base per la contestazione di associazione mafiosa e per l'aggravante collegata al 'metodo mafioso' e all'agevolazione dell'associazione; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia adeguatamente motivato la sussistenza di elementi indiziari sintomatici della partecipazione e dell'utilizzo del metodo intimidatorio.

  • art. 393 cod. pen.

    La fattispecie di minaccia continuata è stata presa in considerazione nella riqualificazione del capo 12); la Corte ha ritenuto legittima la valutazione del Tribunale che ha qualificato la condotta in termini meno gravi rispetto all'originaria imputazione, sulla base degli elementi intercettati.

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla partecipazione a delitto in concorso; la Corte ha ritenuto congruente la valutazione del contributo fornito dall'indagato alle condotte contestate.

  • art. 629 cod. pen.

    Norma relativa all'estorsione, richiamata nell'imputazione provvisoria; la Corte ha valutato che il Tribunale ha adeguatamente motivato la qualificazione come tentata estorsione (capo 11) sulla base delle intercettazioni e delle condotte intimidatorie.

  • art. 292, comma 2 cod. proc. pen.

    Rilevato dal ricorrente per denunciare nullità; la Corte ricorda l'onere del ricorrente di indicare specificamente gli aspetti della motivazione la cui omissione abbia impedito apprezzamenti contrari significativi, pena l'inammissibilità della censura.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato nella doglianza sulla motivazione; la Corte ha stabilito che, in sede di legittimità, non è consentita una rivalutazione di merito degli elementi probatori quando la motivazione del giudice di merito risulti coerente e priva di vizi logico-giuridici.

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Censurato dal ricorrente in relazione all'autonomia della valutazione dell'ordinanza genetica; la Corte ha richiesto che sia indicata la rilevanza causale di eventuali omissioni per far valere la nullità.

  • art. 275, comma 3 cod. proc. pen.

    Richiamato in tema di presunzione normativa di pericolosità e adeguatezza della misura cautelare: la Corte segnala che, pur prescindendo da tale presunzione, il Tribunale ha comunque motivato adeguatamente le esigenze cautelari e l'inidoneità di misure meno afflittive.

  • art. 94, comma 1-ter disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata con riferimento all'esecuzione degli adempimenti relativi alla condanna alle spese e al versamento alla Cassa delle ammende; la Cancelleria è delegata agli adempimenti.

Massime di principio

  • In materia di provvedimenti cautelari 'de libertate' la Corte di Cassazione esercita un sindacato limitato sulla congruenza e sulla coerenza logico-giuridica della motivazione, non una rinnovazione di merito né un riesame delle risultanze probatorie.
  • Chi impugna in Cassazione per nullità dell'ordinanza cautelare per omessa autonoma valutazione deve indicare con specificità quali omissioni abbiano impedito valutazioni alternative rilevanti; deduzioni generiche sono inammissibili.
  • Le intercettazioni e conversazioni ambientali, se adeguatamente contestualizzate e valorizzate dal giudice di merito, possono fondare il giudizio di gravità indiziaria e giustificare misure cautelari anche in presenza di letture difensive alternative.
  • Per l'aggravante ex art.416-bis (utilizzo del metodo mafioso e agevolazione del sodalizio) è necessaria una motivazione che colleghi elementi sintomatici concreti di condotte intimidatorie o di utile per l'associazione; l'assenza di una contestazione specifica in sede di riesame può rendere la doglianza inammissibile in Cassazione.
  • La configurabilità della tentata estorsione richiede l'analisi degli elementi oggettivi e soggettivi della minaccia e dell'ingiusto profitto; la semplice esistenza di un credito controverso non esclude automaticamente l'ipotesi estorsiva se emergono pressioni intimidatorie rilevabili.
  • In sede di impugnazione cautelare la parte non può limitarsi a proporre una lettura alternativa dei fatti già valutati dal giudice di merito: è necessario dimostrare vizi logico-giuridici o omissioni specifiche nella motivazione per ottenere ammissibilità e cognizione della Cassazione.

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