Cassazione Penale, Sentenza n. 19185/2024 del 15/05/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano l'ordinanza che aveva rigettato la declaratoria di inefficacia della custodia cautelare per decorrenza dei termini massimi ex artt. 303 e 304 c.p.p., sostenendo che l'annullamento parziale operato dalla Corte di cassazione (relativamente alla data di cessazione della consumazione del reato e alla pena) aveva reso non definitivo l'accertamento del tempus commissi delicti e quindi che dovevano trovare applicazione i termini previsti dall'art. 303, comma 2, c.p.p. o comunque che la motivazione del tribunale fosse carente e illogica.
La decisione
La Corte ha rigettato i ricorsi. Ha ritenuto che la sentenza di merito e quella di primo grado avevano entrambi affermato la responsabilità per il reato associativo (quindi c'era una "doppia conforme") e che la cassazione ha annullato solo in relazione alla data di cessazione della permanenza del reato e alla pena, demandando al giudice del rinvio la rideterminazione del trattamento sanzionatorio. Conseguentemente, l'accertamento della responsabilità è divenuto definitivo e sono applicabili i termini di durata della custodia previsti dagli artt. 303, comma 4, e 304, comma 6, c.p.p. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 303 cod. proc. pen.
comma 1, lett. c); comma 2; comma 4
La Corte ha ritenuto che, in presenza di doppia sentenza conforme sulla responsabilità non annullata in Cassazione, si applicano i termini più lunghi di cui al comma 4 (e non il termine speciale previsto dal comma 2).
art. 304 cod. proc. pen.
In linea con l'art. 303, la Corte conferma l'applicabilità del disposto del comma 6 dell'art. 304 per il calcolo della durata complessiva della custodia cautelare quando la responsabilità è divenuta definitiva.
art. 416-bis cod. pen.
Reato contestato ai ricorrenti: partecipazione ad associazione di tipo mafioso aggravata; la qualificazione del reato è stata ritenuta definitiva dalla giurisprudenza di legittimità nella parte relativa alla responsabilità.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma applicata per la condanna alle spese processuali dei ricorrenti in caso di rigetto dei ricorsi.
Massime di principio
- Se la Corte di merito e il giudice di primo grado hanno entrambi affermato la responsabilità ("doppia conforme") e la Cassazione non ha annullato tale accertamento, la responsabilità è da considerarsi definitiva; eventuali annullamenti limitati alla sola determinazione della pena o alla data di cessazione della condotta non riaprono il giudizio sulla sussistenza del reato.
- Quando la responsabilità è definitiva per doppia conforme, per il calcolo della durata massima della custodia cautelare devono applicarsi gli artt. 303, comma 4, e 304, comma 6, c.p.p.; non trova applicazione il termine speciale invocato ex art. 303, comma 2, che può rilevare solo se l'annullamento interessa l'accertamento della responsabilità.
- Al giudice del rinvio è demandata la sola rideterminazione del trattamento sanzionatorio ove l'annullamento in Cassazione sia limitato alla data di cessazione o alla pena; questioni connesse al periodo di consumazione che non siano state rimesse in discussione dalla Cassazione non possono essere nuovamente riaperte nel rito di rinvio.
- In fase difensiva, per contestare la legittimità della custodia per decorrenza dei termini occorre dimostrare che l'annullamento ha inciso sull'accertamento definitivo della responsabilità; altrimenti il termine pertinente è quello previsto per i casi di doppia conforme.
- Prima di eccepire la durata della custodia cautelare, verificare sempre l'eventuale contenuto dell'annullamento della Cassazione (se incide sulla causa di non definitività della sentenza oppure riguarda solo profili di pena o temporalità).
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