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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23295/2023 del 26/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il PM aveva restituito a Saccomani un'autovettura precedentemente sottoposta a sequestro sulla base dell'estensione del giudicato favorevole ottenuto dal coindagato Marcello Perfili; successivamente il PM revocava la restituzione e disponeva un nuovo decreto di sequestro sui medesimi beni. Il ricorrente impugnava il nuovo decreto davanti al GIP quale giudice dell'esecuzione lamentando l'illegittimità del sequestro e deducendo, tra l'altro, violazioni di legge con riferimento agli articoli 666 e ss., all'art. 321 c.p.p. (mancata convalida) e alla possibile estensione della sentenza relativa al coindagato ai sensi dell'art. 587 c.p.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha rilevato che il sequestro contestato era stato disposto con decreto del Pubblico Ministero e non convalidato dal GIP; secondo l'art. 321 c.p.p. (comma 3-ter) i decreti di sequestro non convalidati perdono efficacia una volta spirati i termini per la convalida e non sono soggetti ad autonoma impugnazione. Ne consegue che l'istanza proposta davanti al GIP in qualità di giudice dell'esecuzione era inammissibile: il vincolo non convalidato si era già automaticamente estinto, pertanto la restituzione avrebbe dovuto essere richiesta al Pubblico Ministero e non al GIP. La Corte, inoltre, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Il decreto di sequestro preventivo emesso dal Pubblico Ministero ha carattere provvisorio e deve essere convalidato dal GIP entro il termine previsto; se non convalidato perde efficacia e non è suscettibile di autonoma impugnazione

  • art. 666 e ss. cod. proc. pen.

    Riferimento alle norme sul sequestro probatorio e sulle modalità di impugnazione ed esecuzione del decreto, richiamate dal ricorrente per sostenere la competenza del GIP quale giudice dell'esecuzione

  • art. 587 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dal ricorrente per sostenere che il giudicato favorevole al coindagato potesse estendersi al ricorrente; la Corte ha ritenuto che, comunque, tale rilievo non potesse supplire alla caducazione automatica del decreto non convalidato

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Disposizione che consente la condanna alle spese processuali della parte privata che propone un ricorso respinto; applicata dalla Corte per liquidare le spese a carico del ricorrente

  • Giurisprudenza richiamata (Sez. 6, n. 651 del 05/03/1993, Mariano)

    Principio già affermato che il decreto di sequestro del PM non convalidato perde efficacia e non è autonomamente impugnabile

Massime di principio

  • Un decreto di sequestro emesso dal Pubblico Ministero è provvisorio: se non viene convalidato dal GIP nei termini previsti dall'art. 321 c.p.p. perde efficacia automaticamente e non è soggetto ad autonoma impugnazione
  • Se il vincolo cautelare è già venuto meno per mancata convalida, la via corretta per ottenere la restituzione dei beni è rivolgersi al Pubblico Ministero e non proporre istanza al GIP in qualità di giudice dell'esecuzione
  • Il GIP esercita funzioni di giudice dell'esecuzione solo con riguardo a provvedimenti cautelari validi e convalidati: le impugnazioni relative a provvedimenti provvisori non convalidati sono inammissibili davanti al giudice dell'esecuzione
  • La mera estensione del giudicato favorevole a un coindagato non elimina automaticamente gli effetti della caducazione di un decreto di sequestro non convalidato; valutazioni sull'estensione del giudicato devono tenere conto della sussistenza del vincolo valido
  • Chi propone un ricorso non fondato può essere condannato alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; valutare preliminarmente la competenza e l'esistenza del provvedimento impugnabile prima di agire giudizialmente

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