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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15138/2024 del 12/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte di appello di Brescia che aveva riformato l'assoluzione di primo grado relativamente al reato di riciclaggio (capo 50). I motivi articolati erano: 1) violazione di norme processuali per non aver rinnovato l'istruttoria dibattimentale e per non avere tenuto conto, prima dell'udienza, di una memoria inviata via PEC contenente la sentenza irrevocabile di assoluzione di un coimputato nel separato procedimento; 2) nei motivi nuovi, violazione di legge per avere la Corte territoriale ritenuto la responsabilità per riciclaggio fondandosi su un reato presupposto ontologicamente inesistente (ossia l'illecito tributario di cui sarebbe provento la somma) e per omessa valutazione della sentenza irrevocabile allegata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il motivo processuale relativo all'obbligo di rinnovare l'istruttoria, affermando che la reformatio in peius in appello non richiede la rinnovazione dell'istruttoria quando la Corte si limiti a diversa valutazione giuridica di circostanze di fatto non controverse. Tuttavia la Corte ha ritenuto fondato il motivo relativo all'omessa valutazione della sentenza irrevocabile acquisita via PEC: trattandosi di un accertamento negativo intervenuto in separato processo sul medesimo fatto-reato, la Corte d'appello doveva confrontarsi esplicitamente con gli argomenti e le ragioni del giudicato assolutorio e motivare perché, pur davanti a diverso esito per altro concorrente, riteneva comunque sussistente il fatto e il provento del reato. Per tale omissione motivazionale la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Brescia per nuovo giudizio sul punto.

Norme richiamate

  • art. 603, comma 3-bis, cod. proc. pen.

    La Corte ha interpretato la norma nel senso che l'appello che riforma in peius una assoluzione non è, di per sé, obbligato a rinnovare l'istruttoria se la diversa decisione si fonda su una diversa valutazione giuridica di fatti non contestati e senza mettere in discussione le premesse fattuali.

  • art. 606, comma 1, lett. c, cod. proc. pen.

    Richiamata dalla difesa come vizio processuale relativo alla nullità per mancata considerazione di atti rilevanti; la Corte ha ritenuto infondato il rilievo nella parte che chiedeva la rinnovazione dell'istruttoria, ma ha accolto il rilievo collegato all'omessa valutazione di sentenza irrevocabile.

  • art. 606, comma 1, lett. b, cod. proc. pen.

    Invocato nei motivi nuovi per presunta violazione di legge nella qualificazione del reato (riciclaggio) sulla base di un reato presupposto insussistente; la Corte ha preso atto che la mancata considerazione della sentenza irrevocabile rendeva la decisione della Corte d'appello carente di motivazione.

  • art. 110 cod. pen. (concorso)

    Citato come riferimento alla responsabilità concorrente; la decisione richiama l'esigenza di motivare la diversa valutazione quando esistono giudicati definitivi su altri concorrenti.

  • art. 61, comma 1, n. 11-quater, cod. pen.

    Richiamato tra le norme penali pertinenti nella parte relativa alle circostanze aggravanti o attenuanti; non è stata centrale nella motivazione di annullamento ma figura negli articoli richiamati nel ricorso.

  • art. 648-bis cod. pen. (riciclaggio)

    La Corte ha evidenziato che la configurazione del reato di riciclaggio dipende dall'esistenza di un provento del reato presupposto; la presenza di una sentenza irrevocabile che ne nega l'esistenza imponeva alla Corte d'appello di confrontarsi esplicitamente con tale accertamento.

Massime di principio

  • La reformatio in peius in appello non impone automaticamente la rinnovazione dell'istruttoria se la diversa decisione si fonda su una diversa valutazione giuridica di fatti non contestati; la rinnovazione è richiesta solo se l'appello comporta valutazioni nuove che incidono sulle premesse fattuali o pongono in discussione la prova acquisita.
  • Quando in un separato giudizio è intervenuta una sentenza irrevocabile di assoluzione per insussistenza del fatto rispetto a elementi fattuali comuni, la Corte che emette una decisione divergente a carico di altro concorrente deve espressamente confrontarsi con le ragioni del giudicato assolutorio e motivare perché perviene a esito opposto: l'omessa risposta costituisce vizio di motivazione.
  • Documenti e sentenze irrevocabili prodotti tempestivamente, anche via PEC in limine litis, devono essere valutati e presi in considerazione dal giudice; la loro mancata valutazione può costituire motivo di annullamento per omissione di argomentazione.
  • Nel processo per reati derivati come il riciclaggio, l'esistenza del reato presupposto e la qualificazione della somma come "provento" sono elementi centrali: un accertamento contrario intervenuto in altro giudizio può incidere sul giudizio di responsabilità per il reato derivato.
  • In presenza di esiti differenti in procedimenti distinti su fatti sovrapponibili, il principio del libero convincimento non esclude l'obbligo motivazionale di spiegare le ragioni delle divergenti conclusioni; è quindi utile, in difesa, documentare e sottolineare ogni giudicato favorevole per ottenere risposta motivata o annullamento.

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