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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30777/2022 del 08/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale della libertà di Catanzaro che aveva respinto la richiesta di riesame e confermato la custodia cautelare in carcere a carico di Giuseppe Lobello. Le imputazioni comprendevano concorso esterno in associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.), intestazione fittizia di beni, riciclaggio e autoriciclaggio, ed estorsione. Il ricorrente deduceva assenza di motivazione e di prove idonee a dimostrare un "patto" o una convergenza stabile con le cosche (contestando la qualificazione di "imprenditore colluso"), la genericità e la non individualizzazione delle dichiarazioni dei collaboratori, l'irretroattività della valutazione rispetto alle interdittive antimafia (per le fattispecie di intestazione fittizia) e la non sussistenza delle esigenze cautelari, proponendo misure meno afflittive.

La decisione

La Cassazione ha respinto il ricorso come infondato. Ha ritenuto adeguata la motivazione del Tribunale del riesame, che aveva valorizzato intercettazioni, risultanze di altri procedimenti (operazioni Kiteryon, Ghibli, Erinni, ecc.), e plurime dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tutte valutate in senso convergente a delineare la gravità indiziaria in ordine al concorso esterno in associazione mafiosa e alle operazioni di intestazione fittizia, riciclaggio e autoriciclaggio. La Corte ha richiamato i principi giurisprudenziali sulla distinzione tra "partecipazione" e "concorso esterno", sul ruolo dell'"imprenditore colluso" e sul fatto che la contestazione cautelare può essere fondata su elementi provenienti da più procedimenti e da dichiarazioni convergenti. Quanto alle intestazioni fittizie, il Tribunale aveva ritenuto probabile il timore degli indagati di essere colpiti da misure di prevenzione (interdittive antimafia), elemento utile a ricostruire la finalità elusiva delle trasferimenti societari. Sulle esigenze cautelari è stato confermato che la gravità indiziaria e i collegamenti con diverse famiglie di 'ndrangheta giustificavano il mantenimento della custodia per rischio di reiterazione e di reazione del gruppo.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma procedurale che disciplina l'istanza di riesame avanti al Tribunale; richiamata come rito seguito per la richiesta di riesame.

  • art. 110 cod. pen.

    Norma sul concorso di persone nel reato; richiamata assieme all'art. 416-bis nel titolo di accusa per indicare il concorso nei reati commessi nell'ambito dell'associazione mafiosa.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Delitto di associazione di tipo mafioso; la Corte richiama la giurisprudenza su partecipazione vs concorso esterno e i requisiti indiziari necessari (contributo concreto, consapevole e rilevante, non sufficiente mera contiguità).

  • art. 512-bis cod. pen.

    Norma sull'intestazione fittizia di beni; interpretata nel senso che occorre dimostrare finalità elusiva, collegata al fondato timore di misure di prevenzione patrimoniale, e dolo specifico nelle operazioni traslative.

  • D.L.vo 6 settembre 2011, n. 159 (codice antimafia), artt. 34 e 34-bis

    Provvedimenti antimafia e misure di prevenzione richiamati come elementi esterni (interdittive, rigetto art. 34-bis) che avevano determinato il timore negli indagati e la conseguente strategia di trasferimento/fittizia intestazione delle imprese.

  • art. 4 D.L.vo 6 settembre 2011, n. 159

    Richiamato dalla difesa nella discussione sulla qualifica soggettiva dei soggetti potenzialmente colpibili dalle misure; la Corte osserva che la valutazione della pericolosità patrimoniale è parte dell'analisi complessiva.

  • art. 275-bis cod. proc. pen.

    Norma sulle misure di sicurezza e controllo rafforzato alternative alla custodia; richiamata dalla difesa come alternativa non adottata dal giudice cautelare; la Corte ritiene tuttavia la custodia giustificata per il rischio di reiterazione.

Massime di principio

  • Per integrare il concorso esterno in associazione mafiosa non è sufficiente la mera contiguità o occasionali contatti con esponenti di 'ndrangheta: serve un contributo concreto, specifico, volontario e consapevole che abbia efficacia causale nel rafforzare o conservare l'associazione.
  • La figura dell'"imprenditore colluso" è caratterizzata da uno scambio di vantaggi reciproci (protezione/garanzie da parte del clan e posizione dominante o utilità economiche per l'imprenditore); la prova può essere costruita con intercettazioni, atti di indagine e dichiarazioni di collaboratori se convergenti e specifiche.
  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, sebbene variabili nel grado di dettaglio, assumono rilevanza quando più fonti convergono su elementi coincidenti ("convergenza del molteplice"); in sede cautelare tale convergenza può essere sufficiente a fondare la gravità indiziaria.
  • Per l'intestazione fittizia è decisivo il dolo e la finalità elusiva; occorre mostrare che, ex ante, gli interessati temevano provvedimenti di prevenzione patrimoniale o confisca, non basare la ricostruzione solo su provvedimenti emessi successivamente a operazioni già concluse senza elementi che ne dimostrino l'intento originario.
  • In materia cautelare il giudice può valorizzare elementi provenienti anche da procedimenti diversi purché pertinenti e convergenti; la soglia richiesta è la gravità indiziaria, non la prova piena, e le esigenze di custodia possono essere confermate quando sussista rischio concreto di reiterazione o di reazione del gruppo criminale.
  • La difesa in casi analoghi dovrebbe puntare sull'individualizzazione delle contestazioni (evitare l'attribuzione collettiva di condotte), sulla verifica temporale degli atti (giudizio ex ante per intestazioni fittizie) e sulla proposizione credibile di misure cautelari meno afflittive se non sussistono elementi concreti di pericolo di reiterazione.

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