Cassazione Penale, Sentenza n. 29953/2023 del 10/07/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale di Trani che aveva rigettato il riesame del sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente disposto dal GIP nei confronti di tre indagati. Il sequestro aveva colpito due immobili formalmente intestati alla De Raffaele ma ritenuti nella disponibilità sostanziale del marito, Mario Lomuscio. La difesa ha censurato (i) la mancata indicazione puntuale di quale dei due immobili fosse oggetto dell'argomentazione, (ii) l'insufficienza logica degli indici ritenuti a sostegno della disponibilità (sedi di società e utenze intestate a Lomuscio), e (iii) l'omessa considerazione, da parte del Tribunale, delle prove e delle argomentazioni difensive dirette a dimostrare l'autonoma capacità patrimoniale e finanziaria della terza interessata e la legittima titolarità dei beni
La decisione
Il ricorso è stato accolto. La Corte ha annullato senza rinvio sia l'ordinanza impugnata sia il decreto di sequestro preventivo del GIP del Tribunale di Trani del 9 dicembre 2022 e ha disposto l'immediata restituzione dei beni all'avente diritto. La Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia errato nel valutare la "disponibilità" dei beni da ascrivere a Mario Lomuscio: gli indici adottati (sede di società e utenze) sono stati considerati, alla luce del rapporto con la moglie proprietaria, più compatibili con una situazione di mera detenzione/uso che non con la disponibilità intesa come possesso o sfera di interessi economici del reo; inoltre il Tribunale ha omesso di esaminare le specifiche argomentazioni difensive sulla capacità autonoma della terza interessata, configurando un vizio valutativo e una violazione di legge
Norme richiamate
art. 321, comma 2-bis, cod. proc. pen.
art. 321, comma 2-bis, c.p.p.
Norma richiamata come base per il sequestro preventivo funzionale alla confisca per equivalente; impone che il vincolo cautelare sia giustificato dalla rilevanza degli elementi che collegano i beni all'attività illecita e dalla effettiva disponibilità degli stessi da parte degli indagati
Giurisprudenza - Sez. 3, n. 15210 del 08/03/2012
Sez. 3, n. 15210 del 08/03/2012 - dep. 20/04/2012, Costagliola e altri, Rv. 252378
Richiama il principio secondo cui la nozione di "disponibilità" (quando non coincida con la proprietà formale) va ricondotta al possesso e alla sfera degli interessi economici del reo, anche quando il potere sia esercitato tramite terzi
Giurisprudenza - Sez. 2, n. 22153 del 22/02/2013
Sez. 2, n. 22153 del 22/02/2013 - dep. 23/05/2013, Ucci e altri, Rv. 255950
Conferma che la disponibilità si estrinseca nell'esercizio di poteri di fatto corrispondenti al diritto di proprietà e richiede una relazione effettuale col bene, non meramente indiziaria o formale
Massime di principio
- Per disporre o confermare un sequestro preventivo finalizzato alla confisca nei confronti di beni intestati a terzi è necessario provare la "disponibilità" effettiva dei beni da parte dell'indagato: la semplice intestazione formale a terzi non è sufficiente per giustificare la misura
- Gli indici quali la presenza di sedi di società o utenze intestate all'indagato, se non collegati a elementi che dimostrino il controllo economico o il potere di disposizione effettivo sui beni, possono indicare soltanto una detenzione o un uso e non la disponibilità idonea alla confisca
- Il giudice deve indicare con precisione quali beni siano ritenuti nella disponibilità dell'indagato e motivare logicamente e puntualmente il passaggio dal dato indiziario alla conclusione sulla disponibilità; l'omessa considerazione delle argomentazioni difensive sulla capacità patrimoniale del terzo rende la decisione viziata
- La nozione di disponibilità va valutata secondo il parametro del possesso o della sfera di interessi economici dell'indagato: prove della capacità finanziaria autonoma del terzo o di atti dispositivi formali coerenti possono contrastare l'attribuzione di disponibilità
- In situazioni analoghe, la difesa dovrebbe documentare l'autonomia patrimoniale/finanziaria del terzo intestatario (contratti, fonti di reddito, atti di acquisto con mezzi propri) e contestare l'interpretazione degli indizi che il P.M. o il giudice fondano sulla mera utilizzazione del bene
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