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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4739/2025 del 05/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Imputazione generica e indeterminata: violazione di legge processuale in relazione all'art. 552 cod. proc. pen. e nullità del decreto di citazione per indeterminatezza del capo di imputazione. Si lamenta che il capo non indicava l'immobile ove sarebbe avvenuto il furto di energia elettrica né il quantitativo sottratto, fornendo soltanto dettagli sulle modalitá del fatto.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto il motivo manifestamente infondato: in primo luogo ha richiamato la giurisprudenza secondo cui l'indeterminatezza dell'imputazione è una nullità relativa o, al più, di ordine generale, sanata dalla richiesta del rito abbreviato (art. 438, comma 6-bis cod. proc. pen.). Inoltre l'imputato che richiede il giudizio abbreviato incondizionato non può eccepire la genericità dell'imputazione perché tale richiesta implica accettazione dell'imputazione. La Corte ha osservato anche che il motivo era generico in quanto non indicava come l'indeterminatezza avesse effettivamente pregiudicato l'esercizio della difesa. Per effetto dell'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen. (la condanna di primo grado per furto aggravato di energia elettrica resta operative).

Norme richiamate

  • art. 552 cod. proc. pen.

    La norma è invocata in relazione alla presunta violazione processuale per indeterminatezza dell'imputazione; la Corte ritiene che la censura sia infondata e che eventuali nullità di indeterminatezza siano sanate dal rito abbreviato.

  • art. 438, comma 6-bis cod. proc. pen.

    La Corte interpreta questa norma nel senso che la richiesta del giudizio abbreviato sana la nullità relativa o generale derivante dall'indeterminatezza del capo di imputazione.

  • art. 173, comma primo, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata come limite formale del ricorso (firma del difensore e ambito del motivo) rispetto alla quale il ricorso era proposto.

  • art. 624 cod. pen.

    Norma sostanziale che disciplina il reato di furto; nel fatto concreto l'imputazione era per furto aggravato di energia elettrica.

  • art. 625 n. 7 cod. pen.

    Aggravante richiamata nella imputazione (furto aggravato per particolare tenuità o circostanze indicate nel capoverso).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la liquidazione della somma da versare alla Cassa delle Ammende per la natura manifestamente infondata/inammissibile del ricorso.

Massime di principio

  • La contestazione di indeterminatezza del capo di imputazione può integrare una nullità relativa o generale ma viene sanata se l'imputato richiede il rito abbreviato; pertanto chi opta per l'abbreviato accetta implicitamente l'imputazione e non potrà poi sollevare tale vizio in appello o in cassazione.
  • Per censurare l'indeterminatezza dell'imputazione è necessario dimostrare il concreto pregiudizio subito nella difesa: le eccezioni generiche prive di indicazione del nesso causal-prejudiziale sono destinate a essere respinte.
  • In sede di ricorso in cassazione è fondamentale rispettare i limiti formali e sostanziali (art. 173 disp. att. cod. proc. pen.) e indicare in modo chiaro i profili di illegittimità; ricorsi manifestamente infondati possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanne per spese e somme alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
  • Se in una situazione simile l'imputazione è carente di indicazioni materiali (es. luogo preciso, quantità), il difensore dovrebbe valutare l'opportunità di non richiedere il rito abbreviato se intende preservare il diritto di eccepire la genericità; in alternativa, in mancanza di prova di un pregiudizio concreto, la censura rischia di non avere successo.

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