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Sentenza

Sentenza n. 804/2026 - Latina, Sezione 1

per l’annullamento - dell'ordinanza del Comune di Ponza n. 50 del 20 aprile 2020, recante l’ordine di demolizione di alcuni interventi abusivi compiuti sul terreno dei ricorrenti; - del verbale di accertamento dei Carabinieri effettuato il 15 novembre 2019; - della nota comunale di avvio del procedimento del 10 febbraio 2020; - di ogni altro provvedimento presupposto, connesso e/o consequenziale.

Giustizia amministrativa202000398

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Latina, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza comunale di demolizione di interventi edilizi abusivi, oltre agli atti presupposti, tra cui il verbale di accertamento e la comunicazione di avvio del procedimento

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l’ordine di demolizione di opere realizzate sui loro terreni in assenza di titolo edilizio, autorizzazione paesaggistica e autorizzazione sismica. Hanno dedotto, tra l’altro, violazione delle garanzie partecipative e dei principi di imparzialità, trasparenza e leale collaborazione; difetto assoluto di istruttoria, travisamento dei fatti, sviamento e carenza o incongruità della motivazione. Hanno inoltre sostenuto che gli abusi fossero stati realizzati dai precedenti proprietari, che alcuni accertamenti fossero erronei, che talune opere fossero sanabili e che altre fossero soltanto parzialmente difformi dal titolo, con conseguente applicabilità della sanzione pecuniaria anziché della demolizione. Dopo l’ordinanza di demolizione e l’impugnazione, i ricorrenti hanno presentato un’istanza di accertamento di conformità ai sensi dell’art. 36 d.P.R. 380/2001, sulla quale il Comune non si era ancora pronunciato.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza esaminare le censure di merito. Ha ritenuto assorbente la presentazione, successiva all’ordinanza di demolizione, dell’istanza di accertamento di conformità. Tale istanza impone all’amministrazione di riesaminare la sanabilità delle opere e di adottare un nuovo provvedimento, di accoglimento o di rigetto. Di conseguenza, l’originaria ordinanza di demolizione perde efficacia e non può più essere portata a esecuzione. In caso di rigetto dell’istanza, il Comune dovrà rieditare il potere sanzionatorio mediante una nuova ordinanza, con nuovi termini per l’adempimento; il nuovo atto non sarà meramente confermativo dell’originario. Il Collegio ha preferito questo orientamento a quello secondo cui l’istanza determinerebbe soltanto la sospensione dell’ordine di demolizione, rilevando che non ricorrono i presupposti dell’art. 21-quater l. 241/1990 per la sospensione dell’efficacia del provvedimento. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    La presentazione dell’istanza di accertamento di conformità dopo l’ordinanza di demolizione impone al Comune di riesaminare la sanabilità delle opere e di adottare un nuovo provvedimento, determinando la perdita di efficacia dell’originario ordine demolitorio.

  • art. 21-quater l. 241/1990

    i provvedimenti amministrativi efficaci sono eseguiti immediatamente, salvo che sia diversamente stabilito dalla legge o dal provvedimento medesimo; L'efficacia ovvero l'esecuzione del provvedimento amministrativo può essere sospesa, per gravi ragioni e per il tempo strettamente necessario, dallo stesso organo che lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge

    La mera presentazione dell’istanza di accertamento di conformità non sospende l’efficacia dell’ordine di demolizione, in assenza di una previsione legislativa o di un provvedimento dell’organo competente che disponga la sospensione.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Costituisce la base processuale per la declaratoria di improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato dal giudice nel quadro delle disposizioni processuali applicate alla definizione del giudizio.

Massime di principio

  • La presentazione, dopo l’impugnazione di un ordine di demolizione, di un’istanza di accertamento di conformità relativa alle opere sanzionate rende improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse il ricorso contro l’originario ordine demolitorio, poiché l’amministrazione deve riesaminare la sanabilità delle opere e adottare un nuovo provvedimento.
  • L’istanza di accertamento di conformità successiva all’ordine di demolizione determina la perdita di efficacia dell’originario provvedimento repressivo, che non può più essere portato a esecuzione; l’interesse del destinatario si sposta sull’eventuale nuovo provvedimento adottato all’esito del procedimento di sanatoria.
  • In caso di rigetto dell’istanza di accertamento di conformità, l’amministrazione deve rieditare il potere sanzionatorio mediante una nuova ordinanza di demolizione, anche se di contenuto sostanzialmente analogo alla precedente, poiché il nuovo atto deve comunque fissare nuovi termini per l’adempimento e non è meramente confermativo.
  • La presentazione dell’istanza di accertamento di conformità non sospende, di per sé, l’efficacia dell’ordine di demolizione ai sensi dell’art. 21-quater l. 241/1990: la sospensione richiede una previsione legislativa o provvedimentale, oppure un atto dell’organo competente adottato per gravi ragioni e per il tempo strettamente necessario.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioAutotutelaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEdiliziaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneEfficacia ed esecutorietàSopravvenuta carenza di interesseEffetto conformativo e riedizione del potere

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