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Sentenza

Sentenza n. 581/2026 - Roma, Sezione 5B

per l'annullamento della Determinazione Dirigenziale Numero Repertorio CQ/952/2022 del 15/07/2022, Numero Protocollo CQ/71853/2022 del 15/07/2022 da parte della Direzione Tecnica -Ufficio Disciplina Edilizia del Municipio Roma XII, notificata in data 27.09.2022, avente ad oggetto l'Acquisizione di diritto delle aree site in: Via DI AFFOGALASINO, N. 48 oggetto di intervento edilizio illecito, nonché delle opere abusive sulle stesse realizzate. Immissione di Roma Capitale nel possesso delle suddette aree e manufatti – Proprietario Responsabile:-OMISSIS- – (art. 31 del D.P.R. n. 380/2001 e ss.mm.ii. – art. 15, commi 2 e 3, Legge Regione Lazio n. 15/2008);

Giustizia amministrativa202214466

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. II bisSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Determinazione dirigenziale di acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell'intero lotto e delle opere abusive, con immissione di Roma Capitale nel possesso

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente ha impugnato la nuova determinazione con un unico motivo, deducendo violazione e falsa applicazione dell'art. 31 d.P.R. 380/2001, eccesso di potere, vizio di motivazione e contraddittorietà, nonché abuso del diritto. In primo luogo, ha contestato il richiamo, contenuto nell'atto, all'art. 7 della l. 47/1985, disposizione abrogata dall'art. 136 d.P.R. 380/2001. In secondo luogo, ha sostenuto che l'acquisizione dell'intero lotto non avrebbe consentito di realizzare lo scopo normativo dell'acquisizione ulteriore, ossia la realizzazione di un'opera analoga a quella abusiva nel rispetto della normativa vigente, e che la motivazione dell'atto avrebbe rappresentato l'impossibilità di raggiungere tale scopo anche mediante l'acquisizione dell'intero lotto. La controversia si inseriva in una precedente vicenda nella quale il TAR aveva annullato il precedente provvedimento limitatamente all'acquisizione dell'intero lotto per carenza di motivazione specifica.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha riconosciuto che il richiamo all'art. 7 della l. 47/1985 era formalmente errato, essendo la disposizione abrogata, ma ha escluso che tale errore incidesse sulla legittimità dell'atto, poiché il contenuto precettivo dell'art. 7, comma 3, l. 47/1985 coincide con quello dell'art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001. L'errore è stato quindi qualificato come mero refuso, privo di effetti vizianti; assumerebbe rilievo solo se il richiamo alla norma abrogata avesse comportato l'esercizio di un potere non più previsto o disciplinato diversamente dall'ordinamento. Ha inoltre ritenuto infondata la censura relativa alla motivazione dell'acquisizione dell'intero lotto. Dal provvedimento risultava che l'amministrazione aveva valutato l'acquisizione di una porzione minore, l'aveva esclusa perché insufficiente alla realizzazione di un'opera analoga e aveva quindi ritenuto necessaria l'acquisizione dell'intero lotto. La determinazione indicava le dimensioni ridotte del lotto, la collocazione dell'edificio abusivo, la larghezza dell'area e la necessità di rispettare le distanze legali. Secondo il TAR, la nuova motivazione aveva così colmato la carenza motivazionale rilevata nella precedente sentenza. In assenza di specifiche censure rivolte al contenuto tecnico-discrezionale della motivazione, il giudice non ha ravvisato illegittimità nell'acquisizione dell'intero lotto. Le spese di lite sono state integralmente compensate in ragione della risalenza e dell'andamento complessivo della vicenda.

Norme richiamate

  • art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001

    Se il responsabile dell'abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall'ingiunzione, il bene e l'area di sedime, nonché quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune. L'area acquisita non può comunque essere superiore a dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita.

    La disposizione consente l'acquisizione dell'area necessaria alla realizzazione di un'opera analoga, entro il limite massimo previsto, e impone una valutazione proporzionata dell'estensione dell'area da acquisire.

  • art. 7, comma 3, l. 47/1985

    Se il responsabile dell'abuso non provvede alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi nel termine di novanta giorni dall'ingiunzione, il bene e l'area di sedime, nonché quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio del comune. L'area acquisita non può comunque essere superiore a dieci volte la complessiva superficie utile abusivamente costruita.

    La disposizione abrogata aveva contenuto letterale e precettivo identico all'art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001; il suo erroneo richiamo nell'atto costituisce un mero refuso non invalidante.

  • art. 136 d.P.R. 380/2001

    Ha abrogato l'art. 7 l. 47/1985; l'abrogazione non determina l'illegittimità dell'atto quando il richiamo errato non altera il potere concretamente esercitato né il contenuto della disciplina applicata.

  • art. 138 d.P.R. 380/2001

    È richiamato per individuare la decorrenza dell'entrata in vigore del d.P.R. 380/2001, dal 1° gennaio 2002.

  • art. 15, commi 2 e 3, l.r. Lazio n. 15/2008

    È indicato nell'atto impugnato quale ulteriore base normativa dell'acquisizione, senza che la sentenza ne sviluppi una specifica interpretazione.

Massime di principio

  • L'erroneo richiamo, in un provvedimento amministrativo, a una disposizione abrogata non determina di per sé l'illegittimità dell'atto quando la disposizione richiamata abbia contenuto letterale e precettivo identico a quello della norma vigente effettivamente applicabile e l'errore non abbia inciso sul potere esercitato o sulla disciplina sostanziale applicata.
  • Il richiamo a una norma abrogata può assumere rilievo invalidante se induce l'amministrazione a esercitare un potere non più previsto dall'ordinamento o a esercitarlo secondo una disciplina diversa da quella vigente.
  • Nell'acquisizione gratuita prevista dall'art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001, l'amministrazione deve valutare in modo proporzionato l'estensione dell'area acquisibile, verificando se sia sufficiente una porzione del lotto e motivando specificamente la necessità di acquisire l'intero lotto per la realizzazione di un'opera analoga a quella abusiva.
  • La motivazione dell'acquisizione dell'intero lotto è adeguata quando individua le caratteristiche dimensionali e morfologiche dell'area, la collocazione dell'opera abusiva e le ragioni per cui una porzione minore non consentirebbe la realizzazione di un'opera analoga nel rispetto delle prescrizioni urbanistiche.
  • Quando l'amministrazione rinnova un provvedimento annullato per carenza di motivazione specifica, il vizio può essere sanato mediante una nuova motivazione puntuale sulle ragioni dell'estensione dell'area acquisita; in assenza di specifiche censure sul contenuto concreto di tale motivazione, il giudice non può sostituire le proprie valutazioni a quelle amministrative.
  • Il sindacato giurisdizionale sulla scelta dell'estensione dell'area da acquisire non può trasformarsi in una sostituzione della valutazione amministrativa, quando essa sia sorretta da una motivazione concreta e non sia specificamente censurata nei suoi presupposti fattuali o tecnici.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniMotivazione del provvedimento
RamiEdiliziaProcedimento amministrativo
SottomaterieAcquisizione gratuita al patrimonio comunale
IstitutiProporzionalità e ragionevolezzaDifetto di motivazioneDiscrezionalità amministrativa e tecnicaVizi formali non invalidanti

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