Cassazione Penale, Sentenza n. 51048/2023 del 20/12/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere per il reato di cui all'art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (detenzione di sostanza stupefacente - cocaina, quantificata in almeno un chilogrammo). Deduce due motivi: (1) violazione dell'art. 273 c.p.p. per insufficiente motivazione e per l'assenza di prova che il "pacco" contenente la droga sia stato consegnato al ricorrente; il suo coinvolgimento si basa solo su elementi indiziari (tra cui l'auto noleggiata dalla società di cui è amministratore unico parcheggiata in un orario "compatibile") ritenuti instabili; (2) violazione di legge nella valutazione del pericolo di recidiva, poiché il Tribunale non avrebbe tenuto conto del lungo intervallo tra i fatti (2/12/2021) e l'applicazione della misura (17/3/2023), dello stato di incensuratezza dell'indagato e non avrebbe spiegato perché non sia applicabile una misura meno afflittiva.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale di Bologna abbia fornito una motivazione puntuale e priva di illogicità evidenti, ricostruendo il contesto criminale e indicandone gli elementi: trasporto di ingente quantità di cocaina da parte di Valdez Rosario Hansel con una Kia (targa EN594BJ) al parcheggio del Decathlon di Saronno il 2/12/2021; presenza e comportamento dell'autovettura Fiat Punto (targa FF565NW) noleggiata dal ricorrente dal 22/11/2021 e riconsegnata il 2/12/2021; riprese video che avrebbero documentato uno scambio tra Valdez e il conducente della Punto, con consegna di un sacchetto dalla Kia alla Punto e la presenza di un vano occulto nella Kia. Il Tribunale ha inoltre motivato la sussistenza di un concreto e attuale pericolo di recidiva in ragione dei contatti dell'indagato con ambienti criminali, della mancanza di fonti lecite di reddito e della consistenza della droga sequestrata, spiegando che il lasso temporale intercorrente non è decisivo e che misure meno afflittive non sarebbero adeguate. Conseguentemente, il ricorso è inammissibile e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73
art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
Riferito al reato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti (nella specie cocaina, per un quantitativo ritenuto ingente) e usato quale fattispecie contestata che giustifica l'applicazione della misura cautelare per la gravità del fatto
Codice di procedura penale, art. 273
Norma che disciplina i gravi indizi di colpevolezza come requisito per le misure cautelari; la Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse adeguatamente motivato l'esistenza di gravi indizi sulla base degli elementi investigativi
Codice di procedura penale, art. 274
Norma che individua le esigenze cautelari (tra cui il pericolo di recidiva); la Corte ha condiviso la valutazione del Tribunale secondo cui tali esigenze sussistevano, anche alla luce della quantità di droga e dei contatti dell'indagato con ambienti criminali
Codice di procedura penale, art. 94, comma 1-ter
Richiamato nel dispositivo per gli adempimenti di cancelleria (citazione formale contenuta nella sentenza), senza ulteriore sviluppo interpretativo nel testo
Massime di principio
- La Cassazione non è sede per una rivalutazione dei fatti: può censurare le misure cautelari solo per violazione di legge, carenza o manifesta illogicità della motivazione; non per divergenze sulla valutazione probatoria.
- Elementi indiziari sistematici e convergenti (riprese video, coincidenze temporali/locative, riscontri sui veicoli, modalità dello scambio, presenza di vani occult i) possono essere ritenuti sufficienti a fondare i "gravi indizi" previsti dall'art. 273 c.p.p.
- Il lungo intervallo temporale tra fatto e adozione della misura cautelare non è, di per sé, ostativo all'applicazione della custodia cautelare se il giudice ritiene sussistenti esigenze cautelari attuali (pericolo di reiterazione, collegamenti con organizzazioni criminali, mancanza di fonti di reddito lecite).
- La mera richiesta di una diversa valutazione probatoria o di una misura meno afflittiva, senza elementi concreti che dimostrino l'adeguatezza della soluzione alternativa, non basta a ribaltare la decisione del giudice di merito in sede di legittimità.
- Per contrastare efficacemente una misura cautelare in casi analoghi occorre far emergere specifici profili di illogicità, mancanza di spiegazione dei passaggi argomentativi o violazioni normative formali nella motivazione, non semplici rilievi di merito.
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