Cassazione Penale, Sentenza n. 19912/2022 del 20/05/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso avverso la sentenza del 9 febbraio 2021 della Corte di Appello di Lecce che, assolvendo l'imputato dal reato di furto (capo A) e confermando la condanna per ricettazione (capo B), ha rideterminato la pena. Il ricorrente deduce: (i) violazione dell'art. 597 n.3 c.p.p. per presunta aggravazione del trattamento sanzionatorio (divieto di reformatio in peius); (ii) violazione dell'art. 99 c.p. e vizio di motivazione in relazione all'aumento di pena per la recidiva, contestando l'adeguatezza della motivazione e l'applicazione dell'aumento nonostante il riconoscimento dell'attenuante della particolare tenuità (terzo comma dell'art. 648 c.p.).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il primo motivo, nella formulazione originaria, manifestamente infondato ma ha rilevato che la doglianza relativa all'aumento per recidiva, così come precisata in memoria, trova rilievo sotto altro profilo. Il secondo motivo è stato ritenuto in parte fondato: la Corte territoriale ha motivato la recidiva ma ha errato nella determinazione del trattamento sanzionatorio, avendo riconosciuto l'attenuante della particolare tenuità e fissato la pena entro i relativi limiti (6 mesi di reclusione e 150 euro di multa) e tuttavia applicato l'aumento per recidiva senza operare il prescritto bilanciamento ex art. 69 c.p.; tale applicazione risulta illegale. Perciò la Cassazione annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente all'aumento di pena per la recidiva, escludendolo e rideterminando la pena in 6 mesi di reclusione e 150 euro di multa. Dichiarato inammissibile il resto del ricorso.
Norme richiamate
art. 597 n. 3 cod. proc. pen.
Citato con riferimento al divieto di reformatio in peius; la Corte osserva che la nuova determinazione della pena, conseguente all'assoluzione dal reato più grave, non integra reformatio in peius se la pena concreta risultante è inferiore a quella originariamente comminata come aumento per continuazione.
art. 99 cod. pen.
Riferito all'aumento di pena per recidiva; richiede adeguata motivazione quando il giudice ritiene applicabile l'aumento. La Corte ha ritenuto la motivazione sulla recidiva presente ma ha censurato l'errata applicazione pratica dell'aumento in presenza di attenuante prevalente.
art. 648 cod. pen. (terzo comma)
Il terzo comma prevede l'attenuante del fatto di particolare tenuità per il reato di ricettazione; la Corte territoriale aveva riconosciuto tale attenuante e fissato la pena entro i relativi limiti, sicché l'applicazione successiva dell'aumento per recidiva senza bilanciamento ha creato una pena illegale.
art. 69 cod. pen.
Stabilisce il principio del bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti; la Cassazione rileva che la Corte di appello non ha effettuato correttamente il giudizio di prevalenza/bilanciamento tra l'attenuante speciale e l'aggravante della recidiva.
Massime di principio
- Se, in appello, l'imputato viene assolto dal reato più grave e rimane solo una fattispecie meno grave, il giudice deve rideterminare la pena rispetto al reato residuo: non costituisce reformatio in peius se la pena definitiva è complessivamente inferiore a quella precedente aumentata per continuazione.
- Quando il giudice riconosce un'attenuante speciale (es. particolare tenuità) e fissa la pena entro i limiti di tale attenuante, non può poi applicare un aumento per recidiva senza un espresso e adeguato giudizio di bilanciamento ex art. 69 c.p.; l'applicazione automatica dell'aumento determina illegittimità della pena.
- L'aumento per recidiva richiede motivazione specifica: il richiamo generico ai precedenti non è sufficiente se non viene collegato alla maggiore colpevolezza e al giudizio comparativo con le attenuanti.
- In presenza di una pena 'illegale' (per esempio per errata combinazione di attenuanti e aggravanti), la Cassazione può annullare la parte relativa al trattamento sanzionatorio e rideterminare la pena nei limiti corretti senza necessariamente rinviare il processo.
- In sede di impugnazione in Cassazione, precisazioni o integrazioni della doglianza da parte della difesa possono essere valutate, ma se il motivo originario è manifestamente infondato la Suprema Corte può comunque esaminare profili attinenti alla correttezza del trattamento sanzionatorio emersi in memoria.
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