Cassazione Penale, Sentenza n. 10385/2025 del 14/03/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza di gravame che aveva riconosciuto la responsabilità di Napolitano per plurimi reati (tra cui corruzione, abuso di ufficio e reati connessi alla falsità), con censure articolate su: (1) mancata considerazione della effettiva posizione dell'imputato e del figlio nella società Abaco s.r.l. e sulla qualificazione soggettiva dell'imputato (asserita non come pubblico ufficiale approfittatore del ruolo); (2) richiesta di riqualificazione ai sensi dell'art. 346‑bis c.p. in quanto mero mediatore; (3) vizio di motivazione e violazione di legge rispetto all'entità della pena in continuazione per mancata prova dell'interesse personale derivante dalla funzione di finanziere; (4) mancato riconoscimento delle attenuanti generiche nonostante collaborazione e ammissioni parziali.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e per essere in larga parte riproposizione di questioni di merito/probatorie già decise. Ha ritenuto infondate le deduzioni relative alla posizione rispetto alla società Abaco, alla mancata utilizzazione del ruolo di pubblico ufficiale, alla ricostruzione dei fatti riferita al cittadino Ali Md Suhag e alla richiesta di riqualificazione ex art. 346‑bis. Ha altresì considerato generiche le censure sulla determinazione della pena e sulle attenuanti generiche. Perciò il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle Ammende e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili Miah Asraf e Miah Habib, liquidate in complessivi euro 3.686, oltre accessori di legge.
Norme richiamate
art. 318 cod. pen.
Norma invocata per contestare condotte corruttive; la Corte ha ritenuto provata la messa a disposizione da parte dell'imputato di prerogative, informazioni e contatti derivanti dalla sua qualifica.
art. 319 cod. pen.
Contestata per reati corruttivi; la Corte ha confermato la qualificazione corruttiva rilevando il ruolo attivo del pubblico ufficiale nell'accordo corruttivo.
art. 322, comma 4 cod. pen.
Richiamato fra i capi di imputazione; la sentenza di merito ha ritenuto provata la fattispecie ad esso relativa nella specifica ricostruzione processuale.
art. 319, art. 110, art. 81 cod. pen.
Richiami combinati indicanti concorso di persone e responsabilità plurime; la Corte ha confermato la valutazione del concorso e della continuazione risultante dagli accertamenti di merito.
art. 479 cod. pen.
Norma richiamata in uno dei capi; la sentenza di merito ha tratto da essa la qualificazione ritenuta aderente ai fatti accertati.
art. 368, comma 2 cod. pen.
Richiamata in connessione a contestazioni sulla condotta verso cittadini stranieri; la Corte di merito ha formulato una ricostruzione che la Cassazione ha ritenuto adeguatamente motivata.
art. 476 cod. pen.
Richiamato (capo 3) per fatti concernenti materiale o documenti falsi; la Corte di merito ha ritenuto provata la condotta contestata.
art. 346‑bis cod. pen.
Richiesta dalla difesa come possibile riqualificazione: la Corte ha escluso l'applicabilità perché ha ritenuto l'imputato parte integrante dell'accordo corruttivo in qualità di pubblico ufficiale e non mero intermediario.
concetto di continuazione e criteri di determinazione della pena
La Corte d'appello ha effettuato una valutazione analitica degli aumenti in continuazione; la Cassazione ha ritenuto le censure sulla congruità della pena generiche e non idonee a superare il giudizio di merito.
attenuanti generiche
La Corte di merito ha escluso il riconoscimento per mancanza di elementi oggettivi idonei; la Cassazione ha giudicato la critica difensiva generica e non diretta a confutare i rilievi motivazionali.
Massime di principio
- In cassazione le doglianze che si limitano a rimettere in discussione la valutazione probatoria svolta dal giudice di merito sono spesso dichiarate inammissibili se generiche: è necessario contestare specifici profili di diritto o vizi logico‑giuridici della motivazione.
- Per ottenere la riqualificazione di una fattispecie (es. art. 346‑bis) occorre dimostrare con argomentazioni precise che l'imputato abbia avuto esclusivamente ruolo di intermediario e non persona parte dell'accordo corruttivo; affermazioni generiche non sono sufficienti.
- La deduzione che l'imputato non abbia 'sfruttato' la propria qualità di pubblico ufficiale richiede elementi concreti che escludano l'uso di prerogative, contatti o poteri connessi alla funzione: mere affermazioni difensive non convincono il giudice.
- Le contestazioni sulla entità della pena in continuazione devono affrontare nel dettaglio la composizione degli aumenti e le valutazioni svolte dal giudice di merito; critiche vaghe o meramente assertive sono destinate a fallire.
- Per ottenere il riconoscimento delle attenuanti generiche è necessario produrre elementi oggettivi e specifici (es. comportamento successivo, collaborazione documentata, contesto personale) non limitandosi a richiederle in astratto.
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