Cassazione Civile, Sentenza n. 32757/2021 del 09/11/2021
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La società ha impugnato la decisione che aveva confermato l'ingiunzione di pagamento di euro 288.317,00 per contributi previdenziali e sanzioni relativi agli anni 2002-2007, deducendo che le somme corrisposte e qualificate come "indennità chilometriche" erano rimborsi spese esenti da contribuzione. I motivi di ricorso contestavano, tra l'altro, l'erronea ripartizione dell'onere della prova (art. 2697 c.c.), la confusione tra trasferta e rimborso chilometrico e la presunta falsa applicazione dell'art. 115 c.p.c. in ordine alla valutazione della contestazione di alcuni fatti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che l'onere della prova spettava al datore di lavoro che chiedeva l'esenzione contributiva e che la società non ha fornito prove sufficienti che le somme fossero effettivamente rimborsi finalizzati a indennizzare spese di carburante per prestazioni fuori sede. I vizi dedotti sotto l'art. 360 n.3 c.p.c. sono stati ritenuti in gran parte inammissibili per carenza di specificità e per essere, in realtà, contestazioni della valutazione di merito sindacabile solo nei limiti dell'art. 360 n.5 c.p.c.; il motivo relativo all'art.115 c.p.c. è stato giudicato generico e privo di puntuale indicazione documentale. Condanna della ricorrente alle spese di giudizio di legittimità e precisazione sui presupposti per eventuale contributo unificato ulteriore.
Norme richiamate
art. 2697 cod.civ.
Stabilisce l'onere della prova: la Corte ha ritenuto corretta l'attribuzione dell'onere probatorio al datore di lavoro che pretende l'esenzione contributiva per somme erogate, confermando che la parte che allega un fatto da cui trae conseguenze giuridiche deve fornirne la prova
art. 6, comma 1, D.Lgs. n. 314/1997
Norma richiamata nel ricorso; non emerge dalla sentenza violazione o diversa interpretazione: la Corte ha valutato la prova alla luce del corretto riparto degli oneri probatori
art. 51, comma 5, TUIR
Citato tra le norme contestate; la sentenza non accredita l'eccezione della ricorrente relativamente all'esclusione dal reddito imponibile delle indennità contestate per mancanza di prova della loro natura rimborsuale
art. 12, comma 1, I. n. 153/1969
"presunzione generale di assoggettamento a contribuzione di quanto percepito a titolo di retribuzione"
La Corte richiama la regola secondo cui vige una presunzione generale di assoggettamento a contribuzione degli emolumenti; tale presunzione può essere superata solo dimostrando che l'erogazione appartiene a categorie espressamente escluse, onere che grava sul datore di lavoro
art. 360 c.p.c., n. 3 e n. 5
Indicano i limiti di cassazione: il n.3 riguarda la violazione di norme di diritto e richiede specificità; il n.5 concerne l'esame della motivazione e permette il sindacato della valutazione di merito solo per i vizi di omesso esame di fatto decisivo o di motivazione manifesta e illogica. La Corte ha applicato tali limiti per dichiarare inammissibili o infondati vari motivi
art. 23, comma 8-bis, D.L. 28 ottobre 2020 n. 137 (conv. L. 18 dicembre 2020 n. 176)
Norma procedurale che permette, in assenza di richiesta di trattazione orale, la trattazione del ricorso in camera di consiglio. La Corte l'ha applicata per procedere senza udienza pubblica
art. 115 c.p.c.
Regola la produzione e la valutazione degli atti e documenti in giudizio; la Corte ha ritenuto il motivo che invocava la violazione in relazione alla presunta indiscussione di fatti non sufficientemente documentato e quindi inammissibile
art. 13, comma 1-quater e comma 1-bis, D.P.R. 115/2002
Previsioni sul contributo unificato: la Corte ha dato atto dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo pari a quello previsto per il ricorso se dovuto
Massime di principio
- L'onere della prova circa la natura rimborsuale di somme erogate ai lavoratori grava sul datore di lavoro: senza documentazione convincente (finalità, modalità di calcolo, collegamento diretto a spese sostenute e criteri di rimborso), le somme sono presumibilmente imponibili ai fini contributivi
- Le valutazioni di fatto compiute dai giudici di merito sono sindacabili in Cassazione solo nei limiti dell'art. 360 c.p.c. n.5 (omesso esame di fatto decisivo o motivazione manifesta e illogica); contestare una diversa ricostruzione fattuale senza dimostrare il vizio è inammissibile
- I motivi di cassazione per violazione di legge (art. 360 n.3) devono indicare specificamente le norme ritenute violate e i passaggi della decisione che contrastano con esse; affermazioni generiche o apodittiche portano all'inammissibilità
- Per qualificare un'indennità come rimborso (esente) occorre provare: a) lo scopo rimborsuale (copertura di spese effettivamente sostenute), b) il criterio di calcolo oggettivo e collegato alle spese, c) eventuali documenti o accordi che fissino la natura rimborsuale e la periodicità coerente con il rimborso
- Distinguere tra "trasferta" e rimborso chilometrico richiede elementi probatori: non è sufficiente la qualifica formale della voce retributiva, ma occorre dimostrare la corrispondenza tra erogazione e spesa sostenuta per l'attività lavorativa fuori sede
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