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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26809/2024 del 08/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere per tre episodi di traffico di sostanze stupefacenti (art. 110 c.p., art. 73 DPR 309/1990) commessi nel 2019. Due motivi: (1) violazione di legge e vizio di motivazione sulla sussistenza dei gravi indizi e mancata derubricazione alla fattispecie di lieve entità (art. 73, comma 5 DPR 309/90), con la difesa che sosteneva il fondamento delle prove prevalentemente sulle intercettazioni e l'assenza di riscontri oggettivi; (2) violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alle esigenze cautelari, contestando la rilevanza di un precedente sentenza del 2022 e sostenendo che l'apertura di una ditta edile nel 2022 dimostrerebbe il distacco dall'ambiente delinquenziale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il sindacato di legittimità sulle misure cautelari è limitato alla verifica di violazioni di legge o di manifesta illogicità della motivazione e non consente una rivalutazione dei fatti e dell'attendibilità delle intercettazioni, valutazioni riservate al giudice di merito. I motivi del ricorrente sono stati considerati generici e privi di specifico confronto con la motivazione dell'ordinanza: il Tribunale aveva ricostruito un contesto associativo e trattazioni di rilevanti quantitativi, giustificando la mancata derubricazione e l'applicazione della custodia cautelare. Le esigenze cautelari sono state ritenute attuali e concrete in ragione di contatti stabili con l'organizzazione e della recente condanna del Tribunale di Asti per episodi di spaccio 2021/2022. Consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla cassa delle ammende; invio degli atti alla cancelleria ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma sulla competenza e funzione del Tribunale del riesame per le impugnazioni avverso misure cautelari personali; richiamata in ragione dell'adozione dell'ordinanza impugnata.

  • art. 110 cod. pen.

    Tutela della partecipazione nel reato (concorso) contestata nei capi relativi alle condotte di traffico di stupefacenti.

  • art. 73, comma 1, DPR 9 ottobre 1990 n. 309

    Norma che sanziona il traffico e detenzione di stupefacenti; è il capo di imputazione principale contestato al ricorrente.

  • art. 73, comma 5, DPR 309/1990

    Fattispecie di lieve entità richiamata dalla difesa per chiedere la derubricazione; la Corte osserva che la derubricazione richiede dati certi sui quantitativi e non può essere affermata in astratto.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Disciplina dei gravi indizi di colpevolezza; la Corte ricorda che in cassazione l'accertamento sull'insussistenza dei gravi indizi è possibile solo per violazione di norme o per manifesta illogicità della motivazione.

  • art. 274, lett. c), cod. proc. pen.

    Criterio normativo per la misura cautelare in presenza del pericolo di reiterazione del reato; la Corte interpreta il requisito dell'attualità come valutazione prognostica fondata sulla personalità, modalità del fatto e condizioni di vita dell'imputato.

  • Legge 16 aprile 2015, n. 47

    Modifica legislativa che ha inciso sull'art. 274 c.p.p.; richiamata per il principio che l'attualità del pericolo di reiterazione si valuta in base a elementi prognostici e non richiede la prova di una specifica occasione di delinquere.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma sul procedimento amministrativo a seguito della dichiarazione di inammissibilità: trasmissione degli atti alla cancelleria e conseguenze pratiche; applicata per gli adempimenti successivi alla pronuncia.

Massime di principio

  • Il controllo della Cassazione sulle misure cautelari è limitato: può censurare solo violazioni di legge o manifesta illogicità della motivazione, non riesaminare i fatti o rivalutare l'attendibilità delle intercettazioni.
  • Le intercettazioni e la loro interpretazione costituiscono valutazioni di fatto riservate al giudice di merito; per ottenere l'annullamento in Cassazione occorre dimostrare la manifesta illogicità o l'irragionevolezza della presa di posizione del giudice di merito.
  • La derubricazione alla fattispecie di lieve entità (art. 73, comma 5 DPR 309/90) richiede l'assenza di dati certi sui quantitativi o elementi concreti che giustifichino il favore rei; affermazioni generiche non sono sufficienti.
  • L'attualità delle esigenze cautelari, in particolare il pericolo di reiterazione, si valuta prognosticamente sulla base della personalità dell'imputato, delle modalità del fatto, del contesto sociale e di precedenti recenti; una condotta professionale o l'apertura di un'attività economica non cancellano automaticamente il pericolo di recidiva.
  • Per impugnare efficacemente un'ordinanza cautelare in Cassazione è necessario un confronto specifico e puntuale con la motivazione del giudice di merito, indicando elementi di diritto o di fatto che ne dimostrino la manifesta illogicità.
  • La temporaneità dei fatti (distanza tra reati contestati e misura) è un elemento da valutare ma non elimina di per sé le esigenze cautelari se esistono elementi concreti che suggeriscono stabilità nell'attività delinquenziale.

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