Cassazione Penale, Sentenza n. 6024/2024 del 12/02/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del Tribunale di Matera che aveva disposto il dissequestro parziale di beni precedentemente sottoposti a sequestro preventivo per profitti ritenuti riconducibili, tra l'altro, ad ipotesi di autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.) e truffa (art. 640-bis c.p.). Denunciavano violazione di legge e vizi di motivazione (artt. 125, 178, 179 c.p.p. e connessi), sostenendo che: il sequestro originario era stato disposto esclusivamente in relazione alla truffa (reato poi dichiarato prescritto) e che il Gip avrebbe illegittimamente esteso il titolo cautelare all'autoriciclaggio senza adeguata richiesta del Pubblico Ministero; mancata o apparente individuazione del "profitto" relativo alle ipotesi di autoriciclaggio; errata valutazione e sottostima dei beni sequestrati; violazione del principio della domanda e del principio di proporzionalità.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi manifestamente infondati e inammissibili. Ha ritenuto che il Tribunale di Matera avesse svolto un'ampia e logica motivazione, esaminando le censure difensive e confermando che la richiesta del Pubblico Ministero e il provvedimento genetico includevano espressamente le condotte di autoriciclaggio oggetto del sequestro. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del "fumus" dell'autoriciclaggio (anche alla luce di movimenti bancari, acquisti immobiliari e altre operazioni che ostacolano la tracciabilità) e ha escluso la sostituzione del titolo cautelare o la violazione del principio della domanda. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al pagamento di una somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 640-bis c.p.
Reato di truffa aggravata indicato fra i delitti presupposto; nella vicenda la Corte ha rilevato che, anche quando il reato presupposto è oggetto di pronuncia (es. prescrizione), possono sussistere profili collegabili a successivi reimpieghi che giustificano misure reali se sussistono indizi di autoriciclaggio
art. 648-ter.1 c.p.
Norma sull'autoriciclaggio: la Corte ha ritenuto che costituiscono indizi significativi a supporto del sequestro operazioni quali versamenti bancari, acquisti immobiliari, trasferimenti e fatturazioni fittizie che realizzano la sostituzione o il trasferimento del profitto, ostacolando l'individuazione dell'origine illecita
art. 648-quater c.p.
Norma collegata alle misure reali (in materia di sequestro di proventi): richiamata nelle censure; la Corte non ha ritenuto sussistente un vizio applicativo tale da invalidare la motivazione del Tribunale
art. 8 d.lgs. n. 74 del 2000
Norma connessa a reati tributari contestati in capo agli imputati; citata tra le imputazioni per le quali era stato disposto il sequestro preventivo
art. 125 c.p.p.
Disposizione procedurale richiamata dai ricorrenti in tema di motivazione e tutela degli interessi; la Corte ha ritenuto che la motivazione del Tribunale fosse adeguata rispetto al devoluto
art. 178 lett. b) c.p.p.
Norma sul contenuto dell'atto motivato del provvedimento cautelare richiamata nella censura; la Corte ha ritenuto che gli elementi richiesti fossero stati rispettati
art. 179 c.p.p.
Norma sulle comunicazioni e motivazioni degli atti cautelari; utilizzata nella critica difensiva ma la Corte ha ritenuto la motivazione congrua
art. 321, 321-bis, 310, 275 c.p.p.
Norme processuali riguardanti misure cautelari e riesame: richiamate nelle censure sulla proporzionalità e adeguatezza; la Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse compiuto il necessario esame dei presupposti e dei criteri di misura
art. 13 e art. 111 Cost.
Richiamati dai ricorrenti in tema di garanzie costituzionali e ragionevole durata; la Corte ha ritenuto rispettati i principi invocati alla stregua della motivazione fornita dal Tribunale
art. 325, comma 1, c.p.p.
"il sindacato della Cassazione in tema di ordinanze del riesame relative a provvedimenti reali è circoscritto alla possibilità di rilevare ed apprezzare la sola violazione di legge"
Limita il controllo di legittimità della Cassazione sulle ordinanze del riesame a vizi di legge, in particolare alla mancanza assoluta di motivazione o a motivazione meramente apparente; la Corte ha applicato questo limite per dichiarare inammissibili i ricorsi
Massime di principio
- La Corte di Cassazione controlla le ordinanze del riesame sul piano di legittimità e solo per macroscopici vizi di motivazione o violazioni di norme processuali: doglianze meramente valutative difficilmente superano questo filtro
- Il sequestro preventivo per profitto di reato può essere esteso, se richiesto dal PM e motivato, anche a condotte successive di autoriciclaggio: versamenti bancari, acquisti immobiliari, trasferimenti e fatturazioni fittizie costituiscono indizi idonei a configurare il fumus
- Non costituisce automaticamente violazione del principio della domanda la circostanza che il titolo di reato richiamato nel provvedimento sia diverso dal reato inizialmente considerato, purché la richiesta del Pubblico Ministero e il provvedimento genetico abbiano espressamente incluso le ulteriori condotte cautelate
- La valutazione del nesso di pertinenzialità o del profitto richiede motivazione specifica e confrontabile: la difesa deve contestare puntualmente i criteri tecnici adottati dal giudice (es. perizia/relazione di stima) per ottenere successo in sede di legittimità
- In presenza di misure reali il principio di proporzionalità e l'esigenza di motivazione restano centrali, ma la loro sindacabilità in Cassazione è limitata salvo evidente assenza o apparenza della motivazione
- Per chi si trovi in situazione analoga, è fondamentale dimostrare in modo concreto e documentale l'assenza di nesso tra beni e condotte contestate o errori fattuali nella ricostruzione del profitto, nonché affrontare esplicitamente la motivazione tecnica del giudice (perizie, relazioni bancarie, flussi finanziari)
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