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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34545/2024 del 12/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma di condanna per tentata estorsione e rapina deducendo: 1) nullità della sentenza per mancata notifica al difeso del verbale dell'udienza del 13/05/2019, con la contestazione suppletiva del reato di rapina (violazione di legge e nullità assoluta); 2) vizio di motivazione sulla qualificazione dei fatti, sostenendo che le dichiarazioni della persona offesa non sarebbero attendibili e che si sarebbe trattato di un unico reato di tentata estorsione; 3) vizio di motivazione nella determinazione della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi manifestamente infondati e generici. Quanto ai singoli motivi: 1) il primo motivo è infondato perché il verbale dell'udienza del 13/05/2019 era stato notificato all'imputato il 15/05/2019 e il difensore aveva richiesto un termine a difesa; inoltre la presunta violazione rientra nella categoria delle nullità a regime intermedio, sanabili in assenza di deduzione in appello; 2) il secondo motivo non è esaminabile in Cassazione perché la questione dell'unità o duplicità del reato non era stata sollevata nell'atto di appello, e la Corte d'appello aveva motivato adeguatamente richiamando plurimi elementi di riscontro (arresto dopo la consegna del denaro, elementi estrinseci) a sostegno dell'attendibilità della vittima; 3) il terzo motivo è manifestamente infondato: la Corte d'appello ha motivato la determinazione della pena richiamando le modalità del fatto e la capacità criminale del ricorrente, escludendo rilevanza alle circostanze attenuanti dedotte. Conseguenze pratiche: declaratoria di inammissibilità, condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza della Cassazione - Sez. 2, n. 46342 del 26/10/2016 (Furfaro, Rv. 268320)

    Sez. 2, n. 46342 del 26/10/2016, Furfaro, Rv. 268320

    La giurisprudenza distingue le nullità assolute da quelle a regime intermedio: la mancata correlazione tra accusa contestata e sentenza rientra in quest'ultima categoria e può essere sanata se non dedotta in appello.

  • Principi generali sul ricorso per cassazione e sulle nullità processuali

    Il ricorso per cassazione è inammissibile se fondato su motivi manifestamente infondati o generici; inoltre la Corte non esamina questioni non dedotte nei gradi precedenti del giudizio (regola della prevenzione delle censure tardive).

Massime di principio

  • La mancata notifica di un verbale o di una udienza può essere rilevante solo se comprovata: se dagli atti risulta la notifica o il difensore ha partecipato e chiesto termini, l'eccezione sarà respinta.
  • Le nullità che incidono solo sulla correlazione accusa-sentenza sono spesso considerate a regime intermedio e si ritengono sanate se non dedotte tempestivamente in appello.
  • In Cassazione non possono essere esaminate questioni di fatto o di diritto che non siano state sollevate nei precedenti gradi (difetto di autosufficienza o omissione dell'impugnazione): quindi è fondamentale dedurre tutte le censure già in appello.
  • La valutazione dell'attendibilità della persona offesa è largamente rimessa al giudice di merito; se sono presenti elementi estrinseci di riscontro (es. arresto in flagranza o dopo la consegna del denaro) la Cassazione difficilmente annulla per vizio di motivazione.
  • Le contestazioni sulla determinazione della pena richiedono che il ricorrente dimostri un errore di diritto o illogicità nella valutazione delle circostanze: argomentazioni generiche o riproposizioni dei fatti difficilmente portano all'accoglimento.
  • Un ricorso formulato con motivi generici o manifestamente infondati comporta il rischio di inammissibilità e conseguenze economiche (spese processuali e possibile condanna alla Cassa delle Ammende).

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