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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 731/2022 del 12/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello di Torino che aveva confermato la loro responsabilità per rapina aggravata (capo e) e per plurimi furti aggravati (capi a,b,c,d,f,g,h,i,j,k,I). Le censure principali sono: a) erronea qualificazione del fatto come rapina (sostengono che si tratterebbe di furto con strappo o di condotte non caratterizzate da minaccia/violenza diretta); b) erronea qualificazione dei furti come consumati e non tentati, giacché le condotte sarebbero state costantemente sotto controllo delle forze dell'ordine (GPS, appostamenti); c) vizio nell'applicazione dell'attenuante ex art. 62 n.6 c.p. (risarcimenti) e dell'aggravante/attenuante ex art. 61 n.5 c.p.; d) violazione del diritto di difesa per rifiuto di ammettere prova ricognitiva in appello (questione collegata al giudizio abbreviato). Massa ha inoltre dedotto che molte condotte dovevano qualificarsi come truffa e non come furto per la cooperazione delle vittime.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi. Ha confermato che, con adeguata motivazione dei giudici di merito, la condotta contestata al capo e) integra la rapina: vi era minaccia idonea a coartare la volontà delle vittime, anche se manifestata in forma implicita/indiretta. Ha confermato altresì che i furti erano consumati perché gli imputati avevano avuto, anche se per breve tempo, la piena disponibilità dei beni sottratti; il controllo o il monitoraggio delle forze dell'ordine non esclude la consumazione se è avvenuto lo spossessamento. Ha respinto le doglianze sull'attenuante ex art. 62 n.6 c.p. per genericità delle contestazioni e per mancanza di elementi specifici sui risarcimenti; ha rigettato le doglianze relative alla mancata ammissione di prova in appello ritenendo legittima la discrezionalità del giudice di appello nel rito abbreviato, richiamando la giurisprudenza CEDU e interna. In definitiva le condanne e la motivazione della Corte d'Appello sono state ritenute logiche e corrette e i ricorsi sono stati dichiarati infondati.

Norme richiamate

  • art. 624-bis c.p.

    Riferimento al furto aggravato; la Corte ne valuta la configurazione con riguardo all'uso di mezzi fraudolenti e al passaggio della disponibilità dei beni nella sfera degli imputati

  • art. 628 c.p.

    Norma sulla rapina: la Corte afferma che la minaccia costitutiva può essere anche implicita, larvata o indiretta purché idonea a coartare la volontà della vittima nelle circostanze concrete

  • art. 56 c.p.

    Discussione sulle forme di tentativo: la Corte ricorda il discrimine tra tentativo e consumazione basato sulla lesione dell'interesse protetto

  • art. 640 c.p.

    Riferimento alla truffa: la Corte chiarisce il criterio pratico per distinguere truffa e furto con mezzi fraudolenti, basato sulla volontà della vittima di cedere definitivamente il bene

  • art. 62 n.6 c.p.

    Attenuante per riparazione del danno: la Corte richiede specificità e prova dei risarcimenti per applicarla estensivamente ai reati uniti in continuazione; censure generiche non sono ammissibili

  • art. 61 n.5 c.p.

    Aggravante della minorata difesa: la valutazione è concreta e fattuale; non può essere ritenuta sulla base di deduzioni generiche anagrafiche

  • art. 603 c.p.p. comma 3

    Nel rito abbreviato l'integrazione probatoria in appello è ammessa ma rimane soggetta alla discrezionalità del giudice di appello; la mancata ammissione deve essere criticata mostrando specifiche lacune che la prova avrebbe colmato

  • art. 606 c.p.p.

    Limiti della cognizione di legittimità: la Corte di Cassazione sindaca la correttezza giuridica, la logicità della motivazione e l'adeguatezza del collegamento fra premesse e conclusioni, non riesamina i fatti in modo libero

  • art. 6 CEDU (diritto a un processo equo)

    Richiamata in relazione alla mancata audizione di testi in appello: la Corte osserva che la violazione non è automatica se l'insieme del procedimento garantisce equità e se l'imputato ha eventualmente beneficiato del rito abbreviato

Massime di principio

  • Per configurare la rapina è sufficiente una minaccia anche implicita o indiretta se idonea a coartare la volontà della vittima nelle circostanze concrete; non è necessario che la minaccia sia espressa con formule tipiche purché produca effetto intimidatorio
  • Il furto si considera consumato quando l'agente consegue la piena e effettiva disponibilità della cosa, anche se per breve tempo o se subito dopo sopravvengono l'intervento o il recupero da parte delle forze dell'ordine
  • L'uso di mezzi fraudolenti può integrare il furto aggravato anziché la truffa quando la consegna del bene da parte della vittima non corrisponde alla volontà di cederne definitivamente la proprietà, ma è solo un atto temporaneo indotto dall'inganno
  • Nel giudizio abbreviato l'ammissione di nuove prove in appello è possibile ma rimane a discrezione del giudice: la parte deve dimostrare che esistono lacune decisive che la prova richiesta avrebbe colmato
  • Per ottenere il riconoscimento dell'attenuante riparatoria (art. 62 n.6 c.p.) è necessario documentare con precisione i risarcimenti e il loro rapporto con i singoli reati; censure generiche sull'applicazione dell'attenuante sono inammissibili
  • La mera presenza di controlli o monitoraggi (es. GPS, appostamenti) non implica automaticamente la non consumazione del reato se è stato comunque realizzato lo spossessamento della cosa
  • I profili di violazione del diritto a un giusto processo (Cedu) devono essere valutati sul complesso del procedimento; la mancata audizione di testi in appello non produce automaticamente nullità se il procedimento complessivamente è equo e l'imputato ha accettato forme di processo semplificate

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