Cassazione Penale, Ordinanza n. 20658/2026 del 04/06/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato non luogo a provvedere sull'istanza di correzione materiale, ritenendo che non sussistesse un errore da correggere nel nome dell'imputata e, soprattutto, che il rimedio ex art. 130 c.p.p. non fosse applicabile al tipo di atto rispetto al quale si chiedeva la correzione.
Esito
Favorevole al resistente
La controversia
È stata proposta un'istanza di correzione materiale riferita a un procedimento definito con sentenza della Corte di cassazione del 17 marzo 2026. L'istanza lamentava un errore nel nominativo dell'imputata, ma la Corte ha rilevato che sia il dispositivo/intestazione della sentenza impugnata sia la motivazione della pronuncia indicavano correttamente il cognome della imputata come "Credendino". La Corte ha inoltre affermato che il Collegio non è competente a correggere tali errori, poiché l'art. 130 c.p.p. disciplina la correzione di sentenze, ordinanze e decreti, non di altri atti. Ne è conseguita la declaratoria di non luogo a provvedere sull'istanza.
Norme richiamate
La disciplina della correzione materiale riguarda esclusivamente sentenze, ordinanze e decreti; non è utilizzabile per la correzione di altri atti o per interventi estranei al perimetro normativo previsto.
Massime di principio
- La correzione materiale ex art. 130 c.p.p. è un rimedio a perimetro tipico e non è estensibile analogicamente ad atti non ricompresi nella norma.
- L'istanza di correzione va respinta o dichiarata improcedibile quando il preteso errore materiale non risulta effettivamente presente negli atti richiamati dalla decisione.
- In sede di correzione materiale, il giudice deve limitarsi a verificare l'esistenza di un mero errore materiale e la propria competenza funzionale, senza poter incidere sul contenuto sostanziale della decisione.
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