Cassazione Penale, Sentenza n. 22738/2022 del 10/06/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva confermato la condanna, in abbreviato, per tentato omicidio. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto da tentato omicidio (artt. 56 e 575 c.p.) a lesioni personali (art. 582 c.p.), sostenendo l'assenza di animus necandi: a suo avviso le lesioni non avrebbero creato un concreto rischio per la vita, alcune lesioni gravi sarebbero stata causate da una caduta della vittima e non dai fendenti, e l'abbandono dell'arma e la fuga dimostrerebbero mancanza di proposito omicidiario; inoltre lo stato confusionale dell'imputato al momento dell'arresto indicherebbe assenza di volontarietà.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte di cassazione ha ritenuto fondata la motivazione della Corte d'appello che aveva escluso la riqualificazione in lesioni, confermando il reato di tentato omicidio e la condanna a 8 anni di reclusione. La Corte ha richiamato i fatti contestati: effrazione della porta con vetro infranto, ingresso nella stanza dove la vittima dormiva, uso di un coltello da cucina con lama seghettata, plurimi fendenti al volto e alle mani della vittima, profuse perdite ematiche e lesioni tali da poter provocare complicazioni in grado di mettere a rischio la vita. Ha ritenuto che l'intenzionalità omicida emergesse dalle modalità (arma, luogo, reiterazione dei colpi su persona inerme) e che eventuali danni indiretti (es. trauma da caduta) siano comunque eziologicamente riconducibili all'azione criminosa. Ha inoltre escluso che lo stato confusionale successivo all'azione possa escludere la volontarietà o l'imputabilità. Conseguentemente il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa della parte civile.
Norme richiamate
art. 56 cod. pen.
Disciplina il tentativo di reato; la Corte ha considerato realizzato il tentativo in presenza di atti idonei e diretti in modo non equivoco a commettere l'omicidio
art. 575 cod. pen.
Norma che punisce l'omicidio; applicata insieme all'art. 56 per il tentato omicidio oggetto del procedimento
art. 582 cod. pen.
Norma sulle lesioni personali; evocata dalla difesa per la riqualificazione, ma la Corte ha ritenuto che le modalità e la gravità delle lesioni giustificassero la qualificazione in tentato omicidio
art. 616 cod. proc. pen.
Prevede la condanna alle spese del giudizio di legittimità quando il ricorso viene rigettato; applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali
art. 23 d.l. 28 ottobre 2020, n.137
art. 23 d.l. 28 ottobre 2020, n.137
Norma che permette la trattazione scritta del procedimento; è stata richiamata per la trattazione scritta del ricorso
artt. 82 e 83 d.p.r. 115/20
artt. 82 e 83 d.p.r. 115/20
Richiamati in relazione al decreto di pagamento per la liquidazione delle spese a favore della parte civile ammessa al patrocinio a spese dello Stato
Massime di principio
- La qualificazione tra lesioni e tentato omicidio dipende in misura decisiva dall'elemento soggettivo (animus necandi) che può essere inferito dalle modalità dell'azione: preparazione, uso di arma appropriata, ingresso in luogo dove la vittima era inerme, reiterazione dei colpi e punti colpiti (volto/zone vitali) indicano intenzione omicida.
- La gravità, la sede e la ripetizione delle lesioni, nonché la capacità dell'arma usata di cagionare la morte, sono fattori chiave per ritenere sussistente il concreto pericolo per la vita e quindi il tentativo di omicidio.
- Lesioni indirette (es. trauma da caduta durante l'aggressione) sono generalmente imputate eziologicamente all'azione criminosa se sono conseguenza della condotta aggressiva, rendendo irrilevante, ai fini della qualificazione del reato, la distinzione tra lesioni dirette e indirette quando la causalità è riconoscibile.
- La fuga o l'abbandono dell'arma dopo l'azione non esclude automaticamente l'intento omicida: la valutazione riguarda il momento dell'azione e le modalità della condotta, non il comportamento successivo.
- Elementi soggettivi come uno stato confusionale rilevato post factum non sono di per sé sufficienti a escludere la volontarietà o l'animus necandi, salvo prova specifica e rigorosa che tali condizioni abbiano inciso sulla capacità di intendere e di volere al momento del fatto.
- Per difendersi efficacemente dall'accusa di tentato omicidio è cruciale contestare la natura lesiva e la pericolosità delle ferite tramite consulenze medico-legali che dimostrino l'assenza di rischio vitale, mettere in discussione il nesso causale tra condotta e lesioni gravi, e fornire elementi probatori credibili sul carattere non deliberato o non intenzionale dell'azione.
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