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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43748/2024 del 29/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che aveva confermato il decreto di sequestro preventivo di 57.700 euro in contanti rinvenuti nello studio del ricorrente, contestando: a) l'ammissibilità del riesame sostenendo di non avere interesse perché la somma sarebbe di esclusiva proprietà della figlia Sabrina (che aveva già proposto istanza di riesame); b) questioni di incompetenza territoriale per connessione di reati e per la contestazione anche dell'art. 8 d.lgs. 74/2000; c) irregolarità della perquisizione/sequestro nello studio professionale (presunta intrusione in stanza di un legale); d) mancanza di prova del reato presupposto (autoriciclaggio ex art. 648-ter.1 c.p.)

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale di Frosinone avesse adeguatamente motivato la decisione sull'assenza di un interesse concreto e attuale del Tuccillo a proporre il riesame (in considerazione della dichiarazione della figlia e delle indagini difensive), motivo che rendeva assorbite le altre doglianze. La Corte ha inoltre richiamato l'orientamento consolidato secondo cui la Cassazione, sulle ordinanze di riesame relative a provvedimenti reali, controlla solo la violazione di legge consistente nella totale carenza o apparente motivazione. Condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 322 cod. proc. pen.

    Attribuisce legittimazione astratta all'impugnazione del sequestro ma, secondo la giurisprudenza richiamata, è necessaria la prova dell'interesse concreto e attuale all'impugnazione, inteso come interesse alla restituzione del bene.

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Limita il sindacato di legittimità della Cassazione sulle ordinanze di riesame dei provvedimenti reali alla violazione di legge; la Corte interviene soprattutto quando manca totalmente la motivazione o questa è meramente apparente.

  • art. 568 e art. 591 cod. proc. pen.

    Richiamati come norme generali sulle impugnazioni: stabiliscono i requisiti di ammissibilità e l'onere di dedurre l'interesse all'impugnazione; non sono derogate dalla disciplina speciale dei riesami reali.

  • art. 9 e art. 16 cod. proc. pen.

    Richiamati dalla difesa per questioni di competenza territoriale in caso di connessione di reati; la Corte ha ritenuto tali questioni assorbite dalla preliminare valutazione negativa dell'interesse ad impugnare.

  • art. 648-ter.1 c.p.

    Norma penale richiamata quale fattispecie di autoriciclaggio; la Corte ha osservato che la valutazione della sussistenza del reato presupposto non era necessaria ai fini del giudizio di ammissibilità, che si è concentrato sull'interesse all'impugnazione.

  • art. 8 d.lgs. n. 74/2000

    Contestato dalla difesa come ulteriore contestazione penale collegata, evocata nel quadro della possibile connessione dei reati; anche questa questione è stata assorbita dalla valutazione sull'interesse al riesame.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai limiti della motivazione in cassazione e ai limiti per la deduzione dei motivi di ricorso nella motivazione della Corte.

Massime di principio

  • La legittimazione formale a proporre il riesame del sequestro (art. 322) non basta: chi non è proprietario del bene deve dimostrare un interesse concreto e attuale collegato alla restituzione per non essere dichiarato inammissibile.
  • Se il giudice di merito ritiene preliminarmente assente l'interesse all'impugnazione, le ulteriori censure (competenza territoriale, irregolarità perquisitoria, valutazione degli indizi) possono essere dichiarate assorbite e non esaminate.
  • In tema di sequestro preventivo, il sindacato della Cassazione su ordinanze di riesame è limitato a violazioni di legge manifeste, in particolare mancata motivazione o motivazione apparente.
  • L'onere probatorio dell'impugnante è rilevante: occorre allegare e, se possibile, documentare i fatti che mostrino il rapporto con la cosa sequestrata e la ragione per chiedere la restituzione.
  • La valutazione sulla sussistenza del fumus commissi delicti e degli indizi rilevanti per il sequestro rimane di competenza del giudice di merito; il riesame e la Cassazione intervengono nel rispetto dei limiti di motivazione e di interesse all'impugnazione.

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