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Sentenza

Sentenza n. 212/2026 - Latina, Sezione 1

per l’annullamento della nota provinciale prot. n. 51056 del 10 ottobre 2016, con la quale è stato denegato il nulla osta idraulico domandato dalla ricorrente ai fini del perfezionamento della procedura di acquisto di una porzione di fosso demaniale identificata nel locale catasto terreni al foglio n. 48, particella n. 60, nonché di ogni altro atto presupposto, connesso e conseguente.

Giustizia amministrativa201700026

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Latina, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Diniego del nulla osta idraulico necessario al perfezionamento della procedura di acquisto di una porzione di fosso demaniale appartenente al demanio idrico

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazioni demaniali)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente aveva chiesto all'Agenzia del demanio l'acquisto di una porzione del canale Cassa. Nel procedimento, il Consorzio di bonifica dell'Agro pontino aveva espresso parere negativo, rilevando che il canale era stato in parte tombinato e che la sua eliminazione o trasformazione aveva determinato carenze nel deflusso delle acque, in assenza di opere alternative idonee a sostituirne la funzione idraulica. La Provincia di Latina aveva quindi negato il nulla osta idraulico fino alla realizzazione di opere di urbanizzazione primaria sostitutive. Il primo motivo deduceva violazione della legge n. 37 del 1994 ed eccesso di potere, sostenendo che il bene fosse tacitamente sdemanializzato perché non più utilizzato e qualificabile come relitto idraulico. Il secondo motivo deduceva l'incompetenza del Consorzio di bonifica a rendere il parere, poiché il tratto non sarebbe più stato nella sua gestione. Il terzo motivo deduceva disparità di trattamento, assumendo che l'amministrazione avesse autorizzato in precedenza la cessione di porzioni vicine del medesimo canale.

La decisione

Il ricorso è stato respinto. Quanto al primo motivo, il giudice ha affermato che l'art. 5, comma 2, della legge n. 37 del 1994 subordina ogni variazione dell'uso dei beni del demanio idrico a un espresso provvedimento amministrativo, diretto a tutelare il buon regime delle acque e gli ulteriori interessi pubblici coinvolti. Inoltre, l'art. 4 della medesima legge, modificando l'art. 947 c.c., esclude la sdemanializzazione tacita dei beni del demanio idrico. Il mancato attuale utilizzo del canale per la sua funzione originaria non determina quindi il venir meno della natura demaniale. Quanto al secondo motivo, il diniego è stato ritenuto legittimamente fondato sul parere del Consorzio di bonifica del 31 marzo 2016, elaborato dopo uno specifico sopralluogo e contenente una motivazione tecnica sulle criticità idrauliche. Le leggi regionali attribuiscono alle province le funzioni in materia di difesa del suolo e prevedono l'affidamento ai consorzi delle attività di realizzazione, esercizio e manutenzione delle opere di bonifica; pertanto, il Consorzio era legittimato a rendere il contributo istruttorio richiesto. La precedente nota consortile del 2013, riferita ad altri fabbricati e non resa nel procedimento di sdemanializzazione, è stata ritenuta irrilevante. Quanto al terzo motivo, il giudice ha escluso la disparità di trattamento perché la ricorrente non aveva fornito la prova rigorosa dell'identità sostanziale delle situazioni comparate. Il parere del 2009 riguardava il rischio di inondazione nell'ambito del PAI, mentre il nulla osta impugnato riguardava interventi su una specifica opera idraulica e la salvaguardia del regime delle acque; si trattava quindi di atti e procedimenti non comparabili. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese in favore della Provincia, liquidate in euro 2.000 oltre accessori, mentre le spese nei confronti dell'Agenzia del demanio sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 5-bis d.l. 24 giugno 2003 n. 143, convertito nella l. 1 agosto 2003 n. 212

    Disciplina la possibilità di domandare l'acquisto dell'area appartenente al demanio idrico; la procedura richiede il previo nulla osta idraulico.

  • art. 5, comma 2, l. 5 gennaio 1994 n. 37

    ogni variazione all’uso dei beni del demanio idrico è soggetta ad esplicito provvedimento amministrativo di autorizzazione

    Ogni variazione dell'uso dei beni del demanio idrico deve essere autorizzata espressamente, assicurando la tutela prevalente del buon regime delle acque e degli altri interessi pubblici indicati dalla norma.

  • art. 4, comma 1, l. 5 gennaio 1994 n. 37

    è esclusa la sdemanializzazione tacita dei beni del demanio idrico

    Esclude che il mancato uso pubblico o la perdita della funzione originaria producano automaticamente la sdemanializzazione del bene.

  • art. 947 c.c.

    Come novellato dall'art. 4 della legge n. 37 del 1994, non consente la sdemanializzazione tacita dei beni del demanio idrico.

  • art. 1 r.d. 25 luglio 1904 n. 523

    che possono aver relazione col buon regime delle acque pubblico

    Attribuisce all'autorità amministrativa il potere di provvedere sulle opere, sugli usi e sui fatti che possano incidere sul buon regime delle acque pubbliche, ordinandone anche modificazione, cessazione o distruzione se dannosi.

  • artt. 1-4, 8, 9, 12, 34 e 35 l. reg. Lazio 11 dicembre 1998 n. 53

    Attribuiscono alle province funzioni amministrative in materia di difesa del suolo, comprese le autorizzazioni e i pareri idraulici, prevedendo l'affidamento ai consorzi di bonifica della gestione delle opere mediante convenzioni.

  • l. reg. Lazio 21 gennaio 1984 n. 4

    Concorre a disciplinare la natura e le funzioni dei consorzi di bonifica quali enti pubblici economici incaricati della gestione delle opere di bonifica e irrigazione.

  • l. reg. Lazio 7 ottobre 1994 n. 50

    Richiamata quale disciplina modificativa e integrativa della normativa regionale sui consorzi di bonifica.

  • art. 11 l. reg. Lazio 10 agosto 2016 n. 12

    Richiamato quale ulteriore fondamento della disciplina regionale dei consorzi di bonifica e delle loro funzioni di difesa del suolo.

  • r.d. 8 maggio 1904 n. 368

    Richiamato per la disciplina dei nulla osta idraulici relativi alle modalità di esecuzione degli interventi sulle opere idrauliche.

Massime di principio

  • Per i beni appartenenti al demanio idrico, il mancato utilizzo attuale o la perdita della funzione pubblica originaria non determinano la sdemanializzazione tacita: il passaggio a una diversa categoria dominicale richiede un espresso provvedimento amministrativo, nei casi e con le garanzie previste dalla legge.
  • Ogni variazione dell'uso di un bene del demanio idrico e ogni intervento su opere destinate al deflusso o alla regimazione delle acque devono essere sottoposti a un espresso controllo dell'autorità competente, finalizzato prioritariamente alla salvaguardia del buon regime delle acque.
  • Il consorzio di bonifica può rendere il parere tecnico-idraulico richiesto nel procedimento di alienazione o sdemanializzazione di un'opera di bonifica quando la normativa regionale gli attribuisce funzioni di gestione e manutenzione delle opere e di difesa del suolo, anche se il tratto specifico non è attualmente utilizzato per la sua funzione originaria.
  • La disparità di trattamento è configurabile soltanto quando il privato dimostri rigorosamente l'identità sostanziale delle situazioni poste a confronto; non sono comparabili provvedimenti adottati in procedimenti diversi e per finalità tecniche differenti, come la valutazione del rischio idrogeologico e il nulla osta relativo a specifiche opere idrauliche.

Come è indicizzato

MateriePatrimonio e alienazioniAcque e demanio idricoAIA, AUA e autorizzazioni ambientali
RamiDemanio e patrimonio pubblicoAmbienteProcedimento amministrativo
IstitutiEccesso di potereDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDifetto di istruttoriaPrincipio di legalità e tipicità

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