Ordinanza n. 38/2026 - C.g.a.r.s, Sezione 1
per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Quinta, n. 2279/2025, pubblicata in data 16/10/2025, non notificata, con la quale è stato respinto il ricorso n. 44/2024 R.G., proposto per l'annullamento dell'ordinanza n. 170 del 18/10/2023 e della successiva ordinanza di rettifica n. 177 del 25/10/2023, emesse dal Comune di Carini.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Sicilia, Sez. V, n. 2279/2025, di rigetto del ricorso contro l'ordinanza comunale di lottizzazione abusiva e la relativa ordinanza di rettifica, con acquisizione di diritto delle aree al patrimonio comunale
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietari)
Prevale il privato
La controversia
Gli appellanti hanno impugnato la sentenza del TAR che aveva respinto il ricorso proposto contro l'ordinanza comunale n. 170 del 18 ottobre 2023 e la successiva ordinanza di rettifica n. 177 del 25 ottobre 2023. Il testo dell'ordinanza cautelare non riporta analiticamente i singoli motivi d'appello, ma evidenzia che le doglianze appaiono assistite da fumus boni iuris alla luce di precedenti decisioni del CGARS su analoghe tematiche giuridiche. È stato inoltre dedotto il rischio derivante dall'acquisizione di diritto delle aree lottizzate al patrimonio disponibile comunale, prevista dall'ordinanza ai sensi dell'art. 30, comma 8, d.P.R. n. 380/2001, nonché dalla conseguente possibile demolizione delle opere.
La decisione
Il CGARS, nella fase cautelare e sulla base di un esame sommario, ha ritenuto sussistente il fumus boni iuris, richiamando le sentenze del Consiglio n. 692 del 1° settembre 2025 e n. 569 del 15 settembre 2023, pronunciate su tematiche analoghe. Ha ravvisato anche il periculum in mora, poiché l'ordinanza comunale comportava l'acquisizione di diritto delle aree lottizzate al patrimonio disponibile del Comune e il possibile abbattimento delle opere decorso il termine previsto dalla legge. Ha pertanto accolto l'istanza cautelare, sospendendo sia l'esecutività della sentenza di primo grado sia l'efficacia degli atti impugnati fino alla decisione di merito. Il Comune di Carini è stato condannato alle spese della fase cautelare, liquidate in euro 1.000,00, oltre spese generali e accessori di legge.
Norme richiamate
art. 98 c.p.a.
Disciplina la domanda cautelare in appello e ha costituito il fondamento processuale dell'istanza di sospensione della sentenza impugnata.
art. 30, comma 8, d.P.R. n. 380/2001
Trascorsi novanta giorni, ove non intervenga la revoca del provvedimento di cui al comma 7, le aree lottizzate sono acquisite di diritto al patrimonio disponibile del comune il cui dirigente o responsabile del competente ufficio deve provvedere alla demolizione delle opere
La disposizione prevede l'acquisizione di diritto delle aree lottizzate al patrimonio disponibile comunale e la demolizione delle opere, conseguenze ritenute idonee a integrare il periculum in mora.
Massime di principio
- In sede cautelare d'appello, il fumus boni iuris può essere ravvisato quando le censure prospettate appaiano sostenute da precedenti giurisprudenziali del giudice d'appello relativi ad analoghe questioni giuridiche, ferma la natura sommaria della valutazione.
- Sussiste il periculum in mora quando l'atto impugnato comporta, decorso un termine normativamente previsto, l'acquisizione di diritto di beni al patrimonio comunale e la demolizione delle opere, trattandosi di effetti potenzialmente irreversibili o difficilmente reversibili.
- Quando risultino congiuntamente fumus boni iuris e periculum in mora, il giudice d'appello può sospendere sia l'esecutività della sentenza di primo grado sia l'efficacia degli atti amministrativi impugnati, nelle more della decisione di merito.
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