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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25874/2024 del 03/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza che lo aveva condannato, in concorso con il padre (deceduto nel frattempo), per illecita detenzione di sostanze stupefacenti e per porto abusivo di oggetti atti ad offendere. I motivi principali sono: 1) insufficiente prova del contributo concorsuale alla detenzione della droga trovata in diverse parti dell'abitazione e nel garage; 2) contestazione della mancata ricognizione della finalità di uso personale relativamente a uno "spinello" e due infiorescenze rinvenute nella camera e nell'auto in uso al ricorrente; 3) mancata applicazione dell'ipotesi lieve di cui al comma 5 dell'art. 73 d.P.R. n. 309/1990 per le quantità modeste rinvenute; 4) censura sulla mancata applicazione delle pene sostitutive e sulla motivazione ad esse connessa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati il primo motivo e i motivi residui connessi. Ha rilevato che il mero rinvenimento di effetti personali nell'abitazione condivisa con il padre ristretto in detenzione domiciliare e la presenza di droga in garage e altri locali non erano, di per sé, idonei a provare in modo univoco la corresponsabilità del ricorrente nella detenzione dei panetti di hashish e della restante sostanza. Ha altresì ritenuto che le piccole quantità (lo spinello, le infiorescenze nell'auto, 3,2 g di marijuana in camera, 0,29 g di cocaina sul davanzale) avrebbero potuto richiedere una specifica valutazione in termini di uso personale e di applicabilità dell'ipotesi lieve ex art. 73, comma 5. Per tali ragioni la Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente ai capi b), d) ed f) (gli unici dedotti in cassazione) e ha disposto il rinvio alla Corte d'Appello di Palermo per nuovo giudizio. Le altre doglianze relative alle pene sostitutive sono state ritenute assorbite.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5

    La Corte ha richiamato la norma che disciplina l'ipotesi lieve per la detenzione di sostanze stupefacenti per uso personale: ha ritenuto che la Corte territoriale non abbia adeguatamente valutato, per le quantità molto modeste rinvenute, la possibilità di ricondurre il fatto all'ipotesi lieve e/o all'uso personale, omettendo una specifica disamina degli indici di lieve entità

Massime di principio

  • La presenza di oggetti personali in una stanza di un'abitazione condivisa non è, di per sé, prova sufficiente per attribuire a quella persona la responsabilità di sostanze stupefacenti rinvenute in altri locali della stessa abitazione o nel garage; occorrono elementi che colleghino specificamente la droga al singolo imputato
  • Per quantità modeste (es. singolo spinello, poche infiorescenze, poche dosi) il giudice deve valutare con attenzione la riconducibilità all'uso personale e la possibile applicazione dell'ipotesi lieve ex art. 73, comma 5, effettuando una motivazione specifica e distinta per ciascun ritrovamento
  • Quando sostanze sono trovate in abitazioni condivise o in pertinenze comuni, è necessario valutare l'assetto di disponibilità (chi usa/ha accesso ai locali), l'esistenza di prove di partecipazione congiunta all'attività illecita e circostanze oggettive (confezionamento, bilancini, rilevanti quantità) prima di affermare il concorso
  • La valutazione complessiva delle prove non può sostituire la necessità di un esame puntuale e separato dei singoli reperti quando la loro entità e il luogo del rinvenimento possano giustificare, singolarmente, una diversa qualificazione (es. uso personale vs detenzione ai fini di spaccio)
  • Nei casi in cui coabitanti abbiano profili diversi (es. uno è ristretto in detenzione domiciliare), il giudice deve motivare con maggiore dettaglio come si sia giunti ad attribuire la responsabilità in capo all'altro soggetto, e non può limitarsi a inferenze basate sulla convivenza

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