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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13245/2022 del 07/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale ha impugnato l'ordinanza che aveva riconosciuto la riparazione per ingiusta detenzione a favore di Benedetto, contestando la violazione dell'art. 314 c.p.p. per mancato accertamento del nesso eziologico tra le condotte del ricorrente (in particolare un 'vorticoso' giro di assegni privo di causale e i suoi rapporti con il cosiddetto Pocorobba e soggetti legati a clan mafioso) e la misura cautelare. Denuncia altresì carenza e manifesta illogicità della motivazione, per avere la Corte di appello fondato la decisione sul tema del dolo di partecipazione mafiosa senza valutare autonomamente se vi sia stata almeno colpa grave o una concausalità tra i comportamenti di Benedetto e l'adozione della custodia cautelare, nonché per avere equiparato la revoca della custodia al ragionamento seguito nella sentenza assolutoria.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale ritenendolo fondato. Ha censurato la motivazione della Corte d'appello per omissione del confronto tra gli elementi fattuali (movimentazioni bancarie 'vorticiose', rapporti con il Pocorobba, conoscenza di quest'ultimo come soggetto dedito all'usura) e i principi che disciplinano l'equa riparazione; ha richiamato l'obbligo del giudice della riparazione di accertare in autonomia il nesso causale e l'eventuale sussistenza di dolo o colpa grave e di motivare adeguatamente la relazione tra le condotte e la misura cautelare. Ha annullato l'ordinanza impugnata e rinviato il giudizio alla Corte d'appello di Catania per nuovo esame conforme ai principi richiamati.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Esclude l'equa riparazione quando l'istante vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave; impone al giudice della riparazione di accertare in modo certo il nesso causale tra le condotte dell'interessato e la misura restrittiva e di motivare autonomamente tale valutazione.

  • art. 43 cod. pen.

    Fornisce il parametro per definire la colpa: comportamenti coscienti e volontari da cui, pur senza volerlo, consegua un effetto prevedibile che possa trarre in errore l'organo giudiziario; la colpa rilevante ai fini dell'art.314 deve essere grave.

Massime di principio

  • La domanda di riparazione per ingiusta detenzione può essere esclusa se emerge che l'interessato ha dato causa alla detenzione con dolo o con colpa grave; il giudice deve accertare il nesso causale tra le condotte e la misura cautelare.
  • Il giudice della riparazione esercita un'attività valutativa autonoma rispetto al giudice penale: può utilizzare gli stessi elementi probatori ma deve procedere con motivazione indipendente e logica sul punto del dolo o della colpa grave.
  • Non è sufficiente l'assoluzione nel merito per affermare automaticamente il diritto all'indennizzo: bisogna verificare se dall'istruttoria emergano comportamenti extraprocessuali o processuali che abbiano concorso alla adozione della custodia cautelare.
  • La prova che può ostare al risarcimento non può basarsi su mere congetture: il giudice della riparazione deve fondare la sua decisione su elementi accertati o non negati.
  • Comportamenti come frequentazioni ambigue, connivenza o partecipazione a meccanismi fittizi di movimentazione di denaro possono integrare colpa grave o concausalità, purché il giudice motivi adeguatamente la loro rilevanza rispetto alla misura cautelare.
  • La valutazione della sussistenza di connivenza o di contiguità percepita dall'esterno richiede la prova, almeno indiziaria ma solida, che tali comportamenti abbiano effettivamente inciso sulla decisione dell'autorità di adottare o non revocare la misura restrittiva.
  • In caso di decisione carente sul punto della causalità o della colpa grave, la Corte di Cassazione può annullare e rinviare per un nuovo esame conforme ai principi indicati.

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